Raw – Una cruda verità

Raw – Una cruda verità


Julia Ducournau

Horror | Belgio, Francia
(2016)

La giovane regista francese Julia Ducournau mette in scena con “Raw – Una cruda verità” un interessante e straniante horror coming-of-age, descrivendo la scoperta di segreti interiori della giovane protagonista Justine (Garance Marillier) e del suo rapporto conflittuale con la sorella maggiore Alexia (Ella Rumpf). Justine inizia a frequentare il primo anno della facoltà di veterinaria all’Università di Liegi. Come già i suoi genitori in precedenza, così come la sorella che è già una studentessa della stessa scuola, appare la scelta di curare gli animali una tradizione familiare che viene rafforzata dall’essere una vegetariana.

Il tema immediato ed esplicito della repulsione-attrazione verso la carne è fin dall’inizio rappresentato dalla regista. Viene mostrata subito la repulsione di Justine quando nel piatto di purè che mangia in un autogrill trova un pezzo di carne, mentre si fermano durante il viaggio con i genitori dalla Francia verso Liegi. Così come la resistenza a mangiare un fegato crudo di coniglio durante la settimana di iniziazione a cui sono sottoposte le matricole da parte degli studenti anziani. Justine sarà costretta a deglutire carne proprio da Alexia, che ha già abdicato.

Ma “Raw” non parla di conflitti ideologici sul rispetto degli animali. I corpi degli animali sono solo un tramite, un transito visivo simbolico, per l’attrazione verso la carne umana che colpisce Justine e che Alexia già pratica. Dopo la costrizione a ingoiare il fegato di coniglio, Justine ha una reazione cutanea violenta. In un primo momento appare come un’intossicazione alimentare, ma l’eritema non è altro che il sintomo del risveglio della sua fame di carne. Lentamente, per scene successive, durante la settimana di iniziazione, fatta di sballi, feste, pressioni psicologiche e soprusi fisici, è mostrata la fame di carne cruda, prima animale e poi umana. La scena clou avviene quando per un incidente Justine provoca l’amputazione del dito di una mano di Alexia. Presa dal panico, mentre la sorella è svenuta e dopo aver chiamato i soccorsi, recupera il dito. Ma invece di custodirlo è attratta dall’odore della carne e del sangue e alla fine lo mangia in modo bestiale.

Il tema della fame è quello più profondo di “Raw”. Una fame che si abbina non solo al sesso – l’attrazione fisica per il compagno gay di stanza di Justine, Adrien (Rabah Naït Oufella) – ma un profondo ed estremo senso di amore che sfocia nel possesso dell’altro. Il cibarsi del dito della sorella è anche un atto di completo possesso del soggetto, un introiettare la carne dell’amato (sia esso quella della sorella o di Adrien, oppure il rapporto svelato nel bellissimo finale tra i genitori) all’interno del proprio corpo. L’atto cannibalico diventa così la conseguenza estrema di una latenza tribale interiore. Se pensiamo che in molte civiltà primitive le tribù guerriere si cibavano dei corpi dei nemici uccisi in battaglia per acquisire la forza del nemico, così la fame di Justine non è altro che la soddisfazione di una pulsione atavica al possesso dell’oggetto amato.

Ma se la Fame per Justine può essere interpretata sotto questa luce, al contrario quella di Alexia è di una Cacciatrice. La sorella appare come una fiera che arriva a uccidere pur di cibarsi, non più come pulsione sessuale, ma come appartenente a un gruppo di esseri mutanti che sono all’inizio di una catena alimentare dove le prede sono altri esseri umani. Così, se nella sua trasformazione di ragazza timida a divoratrice di carne umana, Justine tenta sempre di controllarsi, di combattere il suo istinto, la sorella al contrario abbraccia completamente in modo cinico e spietato la sua natura ferina. Il confronto-scontro tra le due sorelle viene mostrato dalla Ducournau nella scena emblematica nella lite pubblica tra le due ragazze che si mordono a sangue.

Un altro spunto d’interesse sviluppato in “Raw” è il potere femminino che si estrinseca nello scontro per il possesso del maschio. Oggetto del contendere tra le due sorelle è proprio il corpo di Adrien. Justine perde la sua verginità con Adrien e nel rapporto sessuale troverà piacere nell’estasi della carne, ma arriva a mordere il suo braccio per non ferire l’amante. Alexia, per gelosia, arriva a possedere in modo totale Adrien sottraendolo alla sorella.

La simbologia tra sessualità e sangue, tra corpo e pulsione della fame, è reiterato per tutto “Raw”. Le matricole sono inondate da sangue animale e costrette a stare bagnate per un’intera giornata; Justine ha più volte la bocca e il mento bagnato di sangue, così come la perdita di sangue dal naso è la metafora delle mestruazioni, del mistero insito della vita e della morte prodotta dal femminino e affermazione del potere sul mascolino.

“Raw” può essere anche letto come una rappresentazione del viaggio verso la maturità di Justine, di passaggio dall’adolescenza all’età adulta, alla sua trasformazione in donna che esercita il suo potere nei confronti degli uomini. Mai, come in questo film, gli uomini appaiono soggetti passivi, trasformati in oggetti da possedere, usati per il proprio piacere, i cui corpi diventano carne di cui cibarsi.

Il sangue, onnipresente, è il simbolo di vita e di morte, di crescita e possesso, di materializzazione visiva della forza vitale di cui solo le donne sono le sacerdotesse. Il sangue come tessuto organico diventa la veste della sorellanza che disegna la linea genetica che collega Justine con la sorella e la madre.

L’incipit di “Raw” è significativo del punto di vista della Ducournau, In un campo lungo è ripreso un incidente d’auto causato da una ragazza lungo una strada isolata e alberata. Le figure umane sono distanti, l’ambientazione è astratta e priva di altri elementi. Anche l’Università è ripresa in esterno in campi lunghi, con edifici spogli, decadenti, freddi e sporchi. La contrapposizione formale tra esterni ed interni, ripresi con totali e primi piani dei tre protagonisti – così come il vuoto degli esterni e il pieno (di persone, animali e oggetti) degli interni – pone la pulsione scopica sul corpo dei protagonisti e rappresentano la mutazione della psicologia delle due sorelle che sono entrate in uno spazio alterato del loro vissuto.

La luce plumbea e il colore grigiastro e indifferenziato della fotografia d’ambiente mettono in risalto il colore rosso del sangue, come a evidenziare un mondo di zombie, di potenziali prede, che viene illuminato dalla duplice azione di vita/morte. Il sangue nel suo scorrere è sia (de)privazione della vita che affermazione della stessa nella medesima inquadratura, nel suo farsi atto e rendersi visibile allo sguardo dello spettatore.

Da questo punto di vista la Ducournau con “Raw” fa propria la lezione dei suoi colleghi del new horror francese come Pascal Laugier, Alexandre Aja, Alexandre Bustillo e Julien Maury, Xavier Gens, Fabrice Du Welz, in particolare nella messa in scena claustrofobica e in un profilmico ridotto all’essenziale, ma con uno sguardo tutto al femminile originale e sincretico.

“Raw” è un’opera allo stesso tempo carnale ed epifanica che riesce a penetrare senza remore interstizi di tempo e di spazio, dove l’umano è trasfigurato fino all’estrema conoscenza della sessualità e dei corpi in una realtà sovrapposta al quotidiano.

15/05/2020

Cast e credits

Titolo Originale
Grave
Distribuzione
Universal Pictures
Durata
95'
Produzione
Frakas Productions, Petit Film, Rouge International
Sceneggiatura
Julia Ducournau
Fotografia
Ruben Impens
Scenografie
Laurie Colson
Montaggio
Jean-Christophe Bouzy
Musiche
Jim Williams
Costumi
Elise Ancion

Trama

La giovane Justine (Garance Marillier) è accompagnata dai genitori presso l’Università di Liegi dove frequenterà la facoltà di veterinaria, come i suoi genitori prima di lei e come la sorella che è già una studentessa. Inizia per lei un percorso doloroso di crescita e scoperta di un segreto, quello di essere attratta dalla carne umana.
Hokum
Hokum

Terza pellicola dello specialista dell'horror irlandese Damian McCarthy la suggestiva "Hokum" cerca di espandere i confini volutamente angusti del suo cinema ad altri immaginari e sottogeneri, mostrando la versatilità del suo regista al netto di alcuni limiti di scrittura

Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte
Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte

"Camp Miasma" di Jane Schoenbrun è un meta-slasher queer, così concettuale che se vi interessano tre su tre di questi concetti non potete perderlo, e se ve ne interessano uno o due potrebbe piacervi perché è girato molto bene

Il Cileno
Il Cileno

LOCARNO 79 - Fra i più attesi film della kermesse svizzera "Il Cileno" di Sergio Castro-San Martín è un film storico che gioca coi canoni del thriller, interessante sulla carta ma irrealizzato nella forma

La fine di Oak Street
La fine di Oak Street

Ritorno di David Robert Mitchell dopo una lunga pausa e suo approdo al cinema ad alto budget "La fine di Oak Street" è un dramma suburbano che si evolve in un survival film coi dinosauri, tanto curato nella forma quanto irresoluto nello sviluppo, al netto dei molti spunti di riflessione

Congo Boy
Congo Boy

LOCARNO 79 - Esordio registico molto promettente in bilico fra romanzo di formazione autobiografico e film musicale d'evasione

Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.