About Elly

About Elly


Asghar Farhadi

Drammatico | Iran
(2009)

Quattro coppie di amici e tre bambini, middle-class iraniana, in una casa sulla spiaggia del mar Caspio. Due coppie sono marito e moglie, una coppia fratello e sorella, e la quarta è quella che dovrebbe formarsi al termine del weekend. Perché Sepideh (Golshifteh Farahani) porta con sé la giovane maestra dei propri figli, Elly (Taraneh Alidoosti), per presentarla all’amico Ahmad (Shahab Hosseini). Elly, la misteriosa Elly, l’estranea, timida, introversa Elly che deve guadagnarsi l’approvazione generale. Tutti gli altri infatti si frequentano dai tempi dell’università, mentre Elly conosce soltanto Sepideh, ed è lì per incontrare Ahmad, un giovane che vive in Germania e ha da poco divorziato. Tra i due sembrano esserci buoni presupposti, ma improvvisamente, la calma e la tranquillità del fine settimana vengono interrotti dalla scomparsa della stessa Elly.

Nonostante un inizio poco convincente, dove i toni sembrano quelli di una declinazione per nulla promettente e mal riuscita de “Il grande freddo”, o almeno di una rilettura di film corale con vecchi amici che si ritrovano, la storia perviene improvvisamente ad un turning point (la scomparsa di una ragazza, simile peraltro al presupposto narrativo de “L’avventura“), che trasforma l’intero film in un dramma potente, controllato, incisivo, pervaso da una forza drammaturgica quasi pinteriana. L’impostazione del film è infatti prevalentemente teatrale: gli interni della villa spoglia e leggermente fatiscente, la riva del mare, e poco altro. Un terzo del film, quindi, quell’inizio che fa storcere il naso, con colori chiari, atmosfere ludiche, chiacchiere vuote, giochi di gruppo, e cene allegre, che lascia spazio ai grigi e ai colori freddi della seconda angosciosa parte, dove Asghar Farhadi, autore anche della sceneggiatura, cala finalmente l’asso che evidentemente nascondeva nella manica e dà inizio al vero svolgimento drammatico dell’opera.

La forza del film è inevitabilmente nei personaggi e soprattutto nella verosimiglianza con cui l’intero evento viene sviluppato. Dai preparativi e le pulizie della casa, i dialoghi e l’umorismo conviviale, fino alle reazioni della seconda parte del film, le discussioni, le tensioni, il dramma. Farhadi evita di cadere nella facile tentazione di caratterizzare qualche personaggio in modo peculiare o di farlo prevalere sugli altri. Certo, c’è Elly con la sua introversione che sembra nascondere qualcosa, c’è Sepideh che tiene unita la compagnia, c’è Ahmad che viene preso in giro dagli amici, ma nessuno mette in ombra nessun altro, e l’impressione è quella di trovarsi davanti a persone in carne e ossa.

La regia è perfetta nel caricare la tensione (camera a mano, inquadrature concitate) quando serve, cambiare atmosfera e registro, e nello spezzare i momenti dei dialoghi, coordinando un cast di attori perfetti e credibili dal primo all’ultimo, dove ogni gesto, tono di voce e sguardo sfiorano implacabilmente un realismo palpabile. La sceneggiatura è attentamente costruita con piccoli colpi di scena quasi silenziosi, discreti, e che compongono l’intero quadro di una vicenda tutto sommato semplice, a conti fatti quasi banale, decisamente tragica. Nessun strepitoso coup de théâtre, dunque, ma la rivelazione della verità per piccoli tratti, in un ansioso crescendo drammatico di fatti innocui, e l’accumularsi della tensione tra i diversi protagonisti. La biasimata prima parte costituisce allora, alla luce del resto, le fondamenta essenziali allo svilupparsi della vicenda, e l’apparente mancanza di caratterizzazione dei personaggi trova la sua ragione d’essere nella reazione del gruppo intero, mai omogeneo, sempre in contrasto. Tutto ruota attorno ad Elly, a supposizioni, illazioni, speculazioni, giudizi e verdetti su di lei e la sua scomparsa: tutto ruota a attorno ad un personaggio che non c’è.

La verità, allora, quella verità su Elly che Sepideh (la bravissima Golshifteh Farahani) pare conoscere e non voler rivelare nonostante la pressione degli amici. Il peso della verità e quello delle convenzioni della società iraniana, dei rapporti tra marito e moglie, uomo e donna, il senso del tarouf, una politeness persiana tutta da interpretare e generatrice di piccoli equivoci, colpe da spartirsi, detto e non detto, onore e vergogna, il decidere la cosa giusta da fare: sono questi i temi che ritroviamo nell’affresco della moderna classe media iraniana di Farhadi. Film che merita di essere visto non tanto per curiosità sociologica, quanto per la forza espressiva e drammatica, e il realismo di un racconto sul senso della verità e del giusto peso delle cose, che in ultima analisi assume un respiro di carattere universale.

03/08/2009

Cast e credits

Titolo Originale
Darbareye Elly
Distribuzione
Mediaplex Italia
Durata
119'
Sceneggiatura
Asghar Farhadi, Azad Jafarian
Fotografia
Hossein Djafarian
Scenografie
Asghar Farhadi
Montaggio
Haydeh Safi-Yari
Musiche
Andrea Bauer
Costumi
Asghar Farhadi

Trama

Un gruppo di amici si riunisce in una villa sulla spiaggia per il weekend. Improvvisamente la giovane Elly scompare lasciando l'intera compagnia nel panico e nel dubbio
Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi

Il bacio della donna ragno
Il bacio della donna ragno

Bill Condon traspone su schermo il noto musical di Broadway e racconta l'accettazione della diversità attraverso la potente arma dell'immaginazione, intrecciando dramma a canti e danze. Ma la regia è disordinata e il risultato è fiacco e confuso

Le bambine
Le bambine

"Le bambine" osserva l'infanzia senza nostalgia, affidandosi allo sguardo spontaneo delle sue giovani protagoniste e a una messa in scena delicata ma mai edulcorata. Pur con qualche dispersione narrativa, le sorelle Bertani firmano un esordio autentico e sensibile, capace di raccontare la crescita come scoperta delle fragilità del mondo adulto

Disclosure Day
Disclosure Day

Inno umanista e antispecista, Spielberg mette in scena l’ultimo esempio della sua capacità di creare grande cinema, pur con difetti nella sceneggiatura e i limiti insiti in un’operazione di memorabilia cinematografica personale

La cronologia dell’acqua
La cronologia dell’acqua

Dopo oltre un anno dal sua passaggio a Cannes, arriva anche nelle sale italiane l'esordio alla regia di Kristen Stewart. L'omonimo addattamento del memoir di Lidia Yuknavitch, nonostante una messa in scena talvolta caotica, vive di un forza intestinale, viscerale, magnetica

Romería – Il mare dei ricordi
Romería – Il mare dei ricordi

Al suo terzo lungometraggio, la cineasta spagnola Carla Simón ripropone approccio autobiografico, tematiche e stile all'interno di un film estivo nuvoloso e melanconico che si ibrida con una detection esistenziale

L’amore che rimane
L’amore che rimane

Pálmason si fa cantore della semplicità e mette in scena un'elegia del quotidiano in cui il paesaggio, rispettato e custodito dai personaggi, diventa protagonista e spazio emotivo del racconto

The Sea
The Sea

Premiato ai locali Ophir Awards, il candidato israeliano al Premio Oscar per il miglior film internazionale "The Sea" di Shai Carmeli-Pollak narra il viaggio clandestino di un giovane palestinese attraverso Israele secondo i canoni del road movie e del coming of age più classici, che si condivide più di quanto si apprezzi