Captive

Captive


Brillante Mendoza

Drammatico | Filippine, Francia, Germania, Inghilterra
(2012)

Un film da vedere e un peccato poterlo vedere soltanto un anno dopo la sua uscita e con tutte le difficoltà di una distribuzione a dir poco scarsa. Ispirato a un fatto di cronaca risalente al 2001, anno in cui si registrarono molti episodi simili. In una località turistica sull’isola di Palawan, nelle Filippine, un gruppo di venti persone, tra cui filippini e alcuni americani, viene sequestrato da Abu Sayyaf, un gruppo separatista islamico imparentato alla lontana con Al Quaeda.

Via le bibbie e dentro il corano. Se è vero che c’è un solo dio, le interpretazioni che se ne danno in terra sono a dir poco variopinte. Mitra puntati contro le vittime sono condotte nella giungla.

Ed è qui che anche Mendoza ci vuol condurre.

In un luogo non luogo in cui le condizioni di vita precedenti sono annullate. Un inferno che però ha i tratti del paradiso, di una bellezza abbagliante e insondabile. La selva non è oscura, ma invasa dalla luce. In contrapposizione e soprattutto indifferente alla tragicità degli eventi, la luce filtra e riprende gli uomini alle prese coi loro giochi mortali.

La giungla è protagonista. E’ la “grande madre”, sinonimo di vita e simbolo ancestrale che precede l’umanità e l’accoglie nel suo ventre. E al tempo stesso è un universo autosufficiente, composto da microcosmi altrettanto autosufficienti, in cui piccole creature svolgono i loro riti quotidiani.

Per i rapitori la giungla è un rifugio in cui far perdere le tracce. Per le vittime l’esacerbata cornice della loro nuova condizione: la lotta per la sopravvivenza.  Per la giungla è solo un passaggio, uomini in marcia che combattono confusi tra fede e denaro,  uomini che uccideranno e moriranno per niente.

Ma più che le sorti dei personaggi, a Mendoza interessa la complessità  del rapporto che s’instaura fra le due parti, ognuna vittima del proprio inganno: credere che una “guerra” abbia le sue ragioni o far finta che la guerra non esista.

E adesso sono di fronte gli uni agli altri, oppressi e oppressori, queste vittime che siamo anche noi, al sicuro nei nostri giardinetti.

E il giovane Ahmed (Timothy Mabalot) cede all’umanità – intesa come anima o meraviglia chimica che ci distingue per esempio dai serpenti, dai ragni, ma anche dai cerbiatti – incontrandosi per un attimo profondamente con Therese (Isabelle Huppert), ma poi di nuovo i due si separano e tornano nei loro ruoli. 

Alcuni si salvano, altri soccombono agli stenti, alla violenza, o alle incursioni affrettate del governo filippino. E’ l’odio a uscire vincitore, tutto sommato. La scena del matrimonio ha un impatto feroce sulla libertà che siamo abituati a immaginare. Ma l’odio fa parte di noi, ed è negandolo che si comincia a ingannarsi.

26/02/2013

Cast e credits

Titolo Originale
Captive
Distribuzione
Nomad Film, Star Cinema Productions
Durata
120'
Produzione
Swift Productions
Sceneggiatura
Brillante Mendoza, Patrick Bancarel, Boots Agbayani Pastor, Arlyn dela Cruz
Fotografia
Odyssey Flores
Musiche
Teresa Barrozo
Costumi
Deans Habal

Trama

Isola di Palawan, seicento chilometri a sudovest di Manila, nelle Filippine. Un gruppo di venti persone, filippini e americani, viene rapito da Abu Sayyaf, gruppo separatista islamico, al fine di autofinanziarsi col riscatto dei rispettivi governi. Attraverso la giungla, i rapitori conducono i prigionieri cercando di negoziare per il loro rilascio e al contempo sfuggire alle ricerche del governo filippino.
Noi, un po’ meglio
Noi, un po’ meglio

Nel raccontare la genitorialità dei nostri tempi alle prese con nuove filosofie di famiglia e con le possibilità fornite dalla ricerca medica Luchetti non perde mai il contatto con il cuore dei personaggi, facendo di questi il barometro di una grande storia d’amore con gli eccellenti Elio Germano, Maria Chiara Giannetta e Anna Bonaiuto

Wildwood – I segreti del bosco proibito
Wildwood – I segreti del bosco proibito

Il ritorno di Laika dopo sette anni non poteva essere più ambizioso: "Wildwood" di Travis Knight è una maestosa cavalcata attraverso l'immaginario coming of age fantasy contemporaneo, titanica dimostrazione delle capacità della stop motion e dichiarazione d'amore all'animazione tutta

Fatherland
Fatherland

Pawlikowski continua la sua ricerca formale improntata al rigore, con un distacco che stavolta ha anche rilevanza tematica ma sempre al limite con il vuoto esercizio stilistico. Un breve racconto di fantasmi che contiene il conflitto il più possibile, solo per sgonfiarsi ma riuscendo in ultima istanza a darsi un senso nel finale, rinunciando al suo gioco cervellotico

Zustissia
Zustissia

Il convincente esordio di Francesco Piras allarga gli orizzonti del cinema sardo ponendo al centro un tema di rilevanza nazionale. Lo stile sobrio e asciutto, la messa in scena immune dai clichè e l'efficace direzione degli attori denotano la matura consapevolezza del mezzo cinematografico

The Social – Il prezzo della verità
The Social – Il prezzo della verità

L'Aaron Sorkin regista non si dimostra allo stesso livello dello sceneggiatore, per un'opera che funziona e intrattiene ma che non riesce a incidere fino in fondo, come il tema trattato invece richiederebbe

L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale