Dogville

Dogville


Lars Von Trier

Drammatico | Danimarca, Francia, Norvegia, Svezia
(2003)

La notizia del ritorno di Lars von Trier cattura, inevitabilmente, l’attenzione di stampa e cinefili. Dispiace tanto per la riduzione che la Medusa ha appioppato a “Dogville”, con approvazione dello stesso danese. Siamo dunque costretti a subire una versione di 138′, invece degli originali 178′. I tagli disturbano anche i detrattori dello stesso Trier.

La prima stonatura di “Dogville” è percepibile già dopo pochi minuti e riguarda la voce narrante. Fattore ridondante, tedioso, che non lascia scampo: il grande regista non ha bisogno di spiegare azioni e stati d’animo. L’emozione dovrebbe scaturire esclusivamente in immagini, e non essere manifestata con insistenza da voci esterne.

Bella l’idea di ambientare l’intera pellicola in un villaggio delineato con il gesso su uno strato piano. Ecco dunque che von Trier mette in immagini la sua lezioncina brechtiana vista e rivista altrove. Qui però non ci sono casette, alberi e strade: è tutto disegnato col gesso. Udiamo i rumori, ma non vediamo nulla. A che scopo? Immaginare – prego – l’identica storia fatta di elementi cinematografici classici, con tanto di vecchie case ed erbaccia. Cosa cambierebbe? Niente, perché la storia dello straniero sospettato e ricercato, che si reca in un’altra città, e non viene visto di buon occhio dagli abitanti del luogo l’abbiamo vista e rivista in migliaia di altri film (quanti western, quanti noir…).

L’originalità dovrebbe dunque risiedere nella messa in scena. Peccato che dopo 15 minuti il giochetto stanca: stesso discorso fatto per la voce off (le ambizioni scenografiche son comunque ben più gravi e senza attenunanti; aggravanti al pari delle foto finali che accompagnano i titoli di coda sulle note di “Young American” di David Bowie).

Qualcuno ha detto che il metodo servirebbe a far cadere la concentrazione sui personaggi in maniera definitiva. Al di la’ del fatto di un’affermazione dubbia, in quanto subdola e provocatoria l’idea stessa, bisogna tragicamente ammettere che i personaggi non hanno alcun spessore psicologico (in questo von Trier fa un ulteriore passo indietro) , i dialoghi sono banali e senza profondità alcuna, i rapporti e le interazioni tra gli abitanti di Dogville restano in superfice, parecchie situazioni francamente inspiegabili. Addirittura la strana storia d’amore che vive Grace fatica a trovare un proprio senso, eccetto per il pretesto che lega la ragazza appesa ad un filo sulla cittadina.

Si è detto e ridetto che quello di Trier vorrebbe essere un sarcastico atto d’accusa agli Stati Uniti. Ma chi può mai prendere sul serio una storia del genere ambientata in una cittadina senza capo né coda e affidata a personaggi stereotipi e ricca di luoghi comuni? Dov’è il cinismo d’autore?

Cosa resta allora a questo “Dogville”? E’ pur vero che gli eccessi del buon Lars si sono affievoliti (ci sono “solo” stupri, un acceso scatto d’ira da parte della signora che rompe le statuine di porcellana e un ridicolo collare che Grace sarà costretto a indossare senza precisi e convincenti motivi), ma rimane intatta la costruzione di base del progetto: fredda, studiata a tavolino nei minimi dettagli e falsa come un diamante acquistato su una bancarella. E – ahinoi – anche la sorpresa finale è in realtà prevedibilissima.

Operazione fastidiosamente in stile Greenaway, ma per fortuna le provocazioni del britannico sono già fuori moda: quelle del danese riescono ancora ad incantare masse di spettatori.

Il Dogma è lontanissimo, ma il succo non cambia. Tra un gruppo di attori non sempre puntuali ed attendibili è possibile ammirare una misurata Nicole Kidman, senza dubbio in una delle sue migliori performance. L’unica ad uscire a testa alta da questo progetto.

Von Trier continuerà dal canto suo a realizzare film e a dividere gli spettatori. Questo è un merito che a suo modo sa renderlo “utile”.

12/06/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Dogville
Distribuzione
Medusa Distribuzione
Durata
127'
Produzione
Peter Aalbæk Jensen, Vibeke Windeløv, Zentropa
Sceneggiatura
Lars Von Trier
Fotografia
Anthony Dod Mantle

Trama

Inizio anni Trenta. Grace, braccata da alcuni gangster, trova rifugio a Dogville, dove lavorerà in cambio di rifugio. Dopo un primo periodo sereno, si susseguiranno le incomprensioni, fino a una sorpresa finale.
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