grottesco, pastiche | Romania (2025)
Il capitale è lavoro morto,
che si ravviva, come un vampiro,
soltanto succhiando lavoro vivo
e più vive quanto più ne succhia.
(K.M. & F.E)
Il vampiro e l’intelligenza artificiale, come abbiamo fatto a non pensarci prima. Un algoritmo che vivo non è, ma che lo sembra grazie al fatto che si ciba a ciclo continuo della creatività degli esseri umani, finendo per uccidere quanti gli hanno fornito la vita (a partire dai programmatori, la categoria che maggiormente ha contribuito al suo sviluppo e la prima che finirà disoccupata).
Radu Jude combina vampirismo e intelligenza artificiale (d’ora in poi IA) in un “Dracula” così patchwork che – lo dice anche lo sceneggiatore che fa da cornice e da voce narrante – poteva intitolarsi "Frankenstein". Un film a episodi, di durata variabilissima, e logica e ordinamento incerti (numeri che si ripetono, ecc...), ma in cui l’intelligenza artificiale compare sempre come grafica (rigorosamente, volutamente, nella versione più slop) ma anche come supporto allo sceneggiatore. Illuminante sulla prospettiva politica ed estetica dell’opera l’episodio in cui lo sceneggiatore chiede all’IA: “Ri-genera la scena del Dracula di Coppola in cui parlano in rumeno”. "Non è possibile", s'indigna la voce sintetica, "non hai i diritti sulle immagini". Chiaro, il folklore romeno è lì per essere sfruttato periodicamente da Hollywood, l’IA può appropriarsi di tutto ciò che trova e rivenderlo deformato, ma sia mai che ci sia un cedere della proprietà nell’altra direzione. E allora? “Generami qualcosa di simile, ma con molto più sesso, perché il sesso nei film di vampiri piace al pubblico” dice (più o meno) lo sceneggiatore. Ed ecco una lunga sequenza di oscene, disgustose immagini distorte a tema vampirico-sessuale, che superano quanto si possa descrivere in un sito rispettabile come Ondacinema.
Dai tempi del bel “Sesso sfortunato e follie porno”, Radu Jude ha definito un suo peculiare stile fescennino, in cui l’esibizione del sesso in generale, ma in particolare del fallo, ha un carattere dissacrante e liberatorio, assolutamente avulso dall’erotismo – e il soggetto di questo film gli offre di elaborare notevolmente sul tema. Oltre all'episodio memorabile del campo dove invece del grano crescono i falli (che vengono poi rivenduti al mercato), l’unica storia che viene ripresa più volte nel corso del film vede come protagonisti due attori che mettono in scena uno squallido pornospettacolo in cui interpretano Dracula e Mina, soprattutto al fine di prostituirsi (e infine essere inseguiti per le strade di Bucarest da turisti americani, russi e giapponesi armati di paletti acuminati).
È importante però notare come il film non sia nichilista, come la sua dissacrazione parta da un profondo riconoscersi nell’umanità. Alcuni episodi del film, tra cui non a caso l’ultimo, sono struggenti nel porsi testardamente dalla parte dei marginali come faceva il bellissimo “Non aspettarti troppo dalla fine del mondo”. Non è un caso che l’effetto IA slop sia particolarmente efficace nel generare i demoni evocati da Dracula (nell’episodio in cui riveste esplicitamente il ruolo di un capitalista) per sopprimere uno sciopero contemporaneo che, nell’usuale dialogo con il passato dei film di Jude, rievoca una strage di scioperanti realmente avvenuta in Romania nel 1933.
In un film così ricco di spunti morali e formali, gode di un respiro particolarmente ampio la messa in scena di “Vampirul” il primo romanzo rumeno sui vampiri. Lo straniamento brechtiano viene qui portato al suo apice, con una trattoria che diventa un set teatrale, ma anche comparse sostituite da sagome di cartone e sangue fatto con la salsa. Troviamo anche un pizzico di Godard, in uno scontro finale in finto ralenti che ricorda un po’ "Alphaville", e nell’amore per la riprese esplicitamente rubate in strada in mezzo ai passanti. Ma alle raffinatezze registiche si affiancano comunque la fissa di Jude per l’osceno e gag irresistibili come quella dello sputo.
È comprensibile che un film come "Dracula" - nonostante lo si definisca provocatoriamente un film commerciale - sia respingente, per le sue immagini, per i suoi temi, per la sua apparente sconnessione. Ma in realtà è soltanto per la sua prospettiva completamente diversa dagli sguardi convenzionali, una prospettiva ormai diventata un punto di riferimento per tutto il cinema europeo.
cast:
Șerban Pavlu, Oana Mardare, Gabriel Spahiu, Adonis Tanța
regia:
Radu Jude
titolo originale:
Dracula
distribuzione:
I wonder pictures
durata:
170'
produzione:
Saga Film, Nabis Filmgroup
sceneggiatura:
Radu Jude
fotografia:
Marius Panduru
scenografie:
Andreea Popa
montaggio:
Cătălin Cristuțiu
costumi:
Ciresica Cuciuc
musiche:
Hervé Birolini, Wolfgang Frisch, Matei Teodorescu