Drag Me to Hell

Drag Me to Hell


Sam Raimi

Horror | Usa
(2009)

Una piacevole vacanza all’inferno, dopo lo stressante gigantismo produttivo della trilogia di “Spider Man“. Sostanzialmente è questo “Drag Me to Hell”, sospirato ritorno all’horror di Sam Raimi. Eppure quelli che hanno visto nell’ultimo lavoro del regista de “La casa” “solo” un omaggio-riproposizione del suo cinema degli esordi sono parzialmente nel torto. “Drag Me to Hell” è sì una pellicola horror che onora tutti i topoi del genere (streghe, sedute spiritiche, sangue a fiotti, porte che sbattono), ma è anche filtrato attraverso la consapevolezza classica del Raimi post-“Soldi sporchi”. Il viaggio all’inferno della giovane e sprovveduta Christine Brown è soprattutto una macabra parabola morale, ambientata in un mondo (gli Usa) cinico, avido e dedito ai miti del successo e dell’apparenza.

 

Le banche si portano via le case dei poveracci (Raimi ha realizzato il primo horror sulla crisi economica?) come succedeva in “Spider Man 2” (basti confrontare la dolce Zia May che non riesce a pagare il mutuo con l’orripilante zingara Ganush), la gente è disposta a tutto pur di far carriera sul posto di lavoro (Christine, per dimostrarsi tenace e ottenere una promozione, nega la proroga alla zingara, Stu tenta di affabulare il capo), la protagonista rinnega il proprio passato proletario (l’infanzia in una fattoria, l’alcolismo della madre) per affascinare i genitori snob del proprio fidanzato. Se l’Ash di “Evil Dead II” e “L’armata delle tenebre” incarnava soprattutto i valori più ingenui e innocui della cultura yankee, risultando in definitiva un simpatico “idiota”, Christine è un degno mostro dell’epoca contemporanea. Ed è in questo frangente che il film convince, e diverte, di più, quando mostra le piccolezze e la disperazione della malcapitata protagonista (ben personificata dalla solare e rassicurante Alison Lohman) disposta a scendere davvero in basso pur di salvarsi la pelle (si veda l’esilarante sequenza del gattino, oppure quella della caffetteria, dove Christine vorrebbe “passare” la propria maledizione a uno sfortunato vecchietto). Altrettanto significativo il beffardo finale, che pare negare quella redenzione che il pubblico auspicava sin dall’incipit.

La pellicola di Raimi funziona meno quando vuole suonare a tutti i costi autocitazionista e parodica. E’ palese che una sequenza da cartone animato come quella dell’incudine che finisce in testa alla strega facendole saltare i bulbi oculari, voglia fare il verso a quella praticamente identica della soggettiva dell’occhio che schizza per aria de “La casa 2”, e senza dubbio i fan del primo Raimi andranno in delirio, ma all’interno dell’impianto narrativo del film, francamente, pare gratuita. Lo iato tra la saga di “Evil Dead” e “Drag Me to Hell” è evidente anche nella “maturazione” della messa in scena del regista (il classicismo di “Soldi sporchi” e “Gioco d’amore” non è passato invano), meno artigianale e nervosa (qualche zoom e carellata giusto nei momenti di maggior tensione, mentre, per fortuna, gli effetti digitali sono utilizzati al minimo), più controllata e tradizionale.

Il budget è ridotto, ma Raimi ora gioca in serie A e può permettersi collaboratori di altissimo livello, dal direttore della fotografia Peter Deming (spesso al lavoro con Lynch), al compositore Christopher Young, che realizza una colonna sonora spettacolare e avvolgente, piena di cori e organi, in pieno stile Hammer.

Pur rimanendo confinato entro i limiti dell’opera “minore”, “Drag Me to Hell” è un horror sanamente divertente e scacciapensieri, all’antitesi di pellicole fintamente estreme e trasgressive (da “Saw” a “Hostel“) che tanto vanno di moda oggi.

10/09/2009

Cast e credits

Titolo Originale
Drag Me To Hell
Distribuzione
Key Films
Durata
99'
Sceneggiatura
Sam Raimi, Ivan Raimi
Fotografia
Peter Deming
Scenografie
Steve Saklad
Montaggio
Bob Murawski
Musiche
Christopher Young
Costumi
Isis Mussenden

Trama

Mai mettersi contro gli interessi di una vecchia strega. A pagarne le spese, in questo caso, è la giovane Christine Brown, che si trova vittima di un atroce malocchio. E in tre giorni gliene capiteranno di tutti i colori
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