Habemus Papam

Habemus Papam


Nanni Moretti

Drammatico | Italia
(2011)

Strano a dirsi, non sono poi molti i film italiani ambientati nei palazzi del Vaticano. Se i complottisti alla Dan Brown trovano in quelle sale arcaiche e misteriose il teatro ideale per i loro intrighi internazionali, i cinematografari della penisola fanno fatica a oltrepassarne la soglia. Non è quindi solo per la presenza comune di Michel Piccoli che il pensiero ricorre a un capolavoro di Marco Ferreri già vecchio di qualche anno: ne “L’udienza” un giovane uomo tentava appunto di penetrare l’inespugnabile residenza papale per parlare con il Pontefice (“anche nel suo interesse”) e rimaneva incastrato in un kafkiano labirinto di poteri.

Là Piccoli vestiva i panni di Padre Amerin, uno dei tanti cani da guardia incaricati di tenere l’ostinato intruso fuori dalle sacre mura; qui invece presta un volto segnato dai quasi novant’anni al mansueto cardinale Melville, inaspettatamente eletto dal conclave come il nuovo erede di Pietro. Il problema che mette in moto “Habemus Papam” è in un certo senso speculare a quello che proponeva Ferreri: schivare le burocrazie del potere per trovare, anzi, ritrovare l’uomo che sta dietro al Papa. E il primo a voler ritrovare se stesso è proprio Melville, che prima ancora che il suo nome venga annunciato ai fedeli scappa urlando: “Non ce la faccio! Non ce la faccio!”.

Il labirinto kafkiano, scopriremo allora, vale anche per chi ai palazzi ci sta dentro: per tutti i giorni successivi al conclave i porporati rimangono reclusi in penosa attesa. Chi viene chiamato dentro per rimediare alla gravità della situazione, poi resta, come un ostaggio: così succede al dottor Brezzi, lo psicologo interpretato da Nanni Moretti, che è anche costretto ad abbozzare un tentativo di seduta con il pontefice in mezzo a tutti i cardinali riuniti, districandosi tra i severi divieti che la particolare posizione del suo paziente impone. Niente ricordi d’infanzia, niente particolari troppo privati, niente domande sui sogni…nemmeno il nome di battesimo è concesso chiedere. Chiaro che, a queste condizioni, arrivare all'”uomo” è impresa davvero difficile. Il neopontefice, questo, lo capisce subito, e approfitta di una prima, eccezionale libera uscita – sempre a scopi psicanalitici – per darsela a gambe. La sua è la solitudine tipica di chi non riesce a starsene un po’ di tempo da solo, mentre quella del Papa, come imparerà, è anche una professione mondana. Ci sono le pressioni di una stampa testona e un po’ ottusa e c’è un “pubblico” di fedeli che aspetta con impazienza. E’ un po’ come fare l’attore, il suo vecchio sogno rimasto irrealizzato perché, confessa, “non ero abbastanza bravo”. E allora, mentre il responsabile delle comunicazioni dello Stato Pontificio deve letteralmente “mettere in scena” la sua presenza per non allarmare il conclave, sua Santità approfitta della scappatella per ritrovare l’amato teatro e rivedere una piece di Cechov. Da semplice spettatore.

Tra le diverse sorprese da quest’ultima visione morettiana la prima è proprio il basso tasso di morettismo rilevato. L’attore regista capitolino torna a recitare in un suo film dopo essere stato fermo per un (facciamo mezzo) giro, riuscendo però per la prima volta a non far girare la pellicola attorno a sé. I suoi leit motiv (l’interno in automobile, la scena della danza, la figura dello psicologo…) ci sono, ma vengono mitigati da un nuovo equilibrio che sa bilanciare commedia lieve e puro visionarismo d’autore.

Allo stesso tempo la firma del regista si fa sentire nei messaggi lanciati dal film: con le poche inquadrature riservategli, per di più lungo una trama secondaria, il personaggio di Moretti è funzionale a identificare lo spirito severamente laico che ispira la sua opera. Quella terribile verità darwiniana secondo la quale, come dice al segretario di Stato, “la vita non ha un senso”.

Come già “La Stanza del figlio”, o “La Messa è finita” (andava citato, prima o tardi) “Habemus Papam” è un’altra riflessione sulla solitudine. Davanti alle grandi responsabilità, come ai fallimenti – ci viene detto – ogni uomo è destinato a soffrire solo. Senza fede o vocazione che tenga.

16/04/2011

Cast e credits

Titolo Originale
Habemus Papam
Distribuzione
01 Distribution
Durata
104'
Produzione
Fandango, in associazione con Le Pacte, Sacher Film
Sceneggiatura
Nanni Moretti, Francesco Piccolo, Federica Pontremoli
Fotografia
Alessandro Pesci
Scenografie
Paola Bizzarri
Montaggio
Esmeralda Calabria
Musiche
Franco Piersanti
Costumi
Lina Nerli Taviani

Trama

Il Conclave lo ha appena eletto, ma il nuovo Papa è preda dei dubbi e teme di non essere in grado di assolvere il suo compito. Il Vaticano chiama allora uno psicanalista perché lo aiuti a superare le difficoltà...
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