Louise-Michel

Louise-Michel


Gustave de Kervern, Benoît Delépine

Commedia | Francia
(2008)

“Sono quindi anarchica perché solo l’anarchia può rendere felici gli uomini e perché è l’idea più alta che l’intelligenza umana possa concepire, finché un apogeo non sorgerà all’orizzonte” (Louise Michel)

Innanzitutto: la chiave sta nel nome. Louise Michel è il nome di una famosa anarchica francese vissuta nella metà dell’Ottocento, accanita sostenitrice dell’uguaglianza sessuale e sociale. Louise e Michel si chiamano anche i due protagonisti di questo strambo, grottesco, iper-caustico film francese rivelazione l’anno scorso sia in patria che all’estero (migliore sceneggiatura originale al Sundance Festival). 

La chiave di lettura, quell’anarchia intesa appunto nell’accezione più totale possibile (cioè come sovvertimento di qualsiasi tipo di categoria, anche cinematografica) è senza dubbio ciò che ci permette di guardare a questa anomala e divertentissima black comedy nel modo più coerente possibile con lo spirito cinico ed insurrezionalista dei registi Delépine e Kervern. 

Già come prima considerazione, valga il modo in cui sono caratterizzati i protagonisti: Louise è un donnone mastodontico dalla chioma stopposa e le braccia pelose, che si muove come un orco e bofonchia mozziconi di parole a malavoglia. Difatti subito dopo poco scopriamo che in precedenza era un uomo, e il suo trans-gendering è stato fatto solamente per farsi assumere nello stabilimento tessile. Allo stesso modo, Michel, il “killer per sbaglio” che affida le sue missioni omicide a relitti umani in fin di vita (così, per liberarsi la coscienza!) possiede una parlantina e (in fondo in fondo) una sensibilità quasi femminile. Difatti prima era una donna, il cui bombardamento di ormoni fatto in età puberale per poter primeggiare nel lancio del giavellotto ha reso un baffuto panzone.

Insomma, anche solo in questo pasticcio di identità sessuali si ritrova perfettamente l'”azzeramento sociale” teorizzato dall’anarchica francese di cui sopra. Se poi prendiamo in considerazione la storia in sé e per sé (una sorta di “caccia al padrone” ossessiva e catastrofica da parte della classe operaia sfruttata, simbolo di un tentativo di vendetta di classe che però non ha mai fine, e che prosegue persino dopo i titoli di coda) ecco che “Louise-Michel” diventa ai giorni d’oggi quello che un Petri o un Germi avrebbero potuto realizzare se solo avessero sforato (e di brutto) nel surreale e nel grottesco. 

Sì perché il tono del film deraglia totalmente dalla realtà per procedere su binari tanto assurdi quanto simbolici, il cui humor nero al vetriolo nient’altro è che il modo più efficace di rappresentare le contraddizioni e le storture della società capitalista moderna (gli “ultimi della classe” sono forse gli operai, o piuttosto i malati di cancro e i vecchietti usati come maldestri bounty killers?). La regia, che disegni freddi tableaux vivants il cui effetto comico è tutto giocato sulla profondità di campo (la scena del trattore, con Kassovitz a fare da guest star), o che ci sorprenda con bizzarrie improvvisate (la camera-car che cade dopo una frenata), è comunque tutta votata al servizio di un situazionismo comico ovviamente figlio (degenere) di Buñuel e cugin(astr)o dei fratelli Coen.

E la cosa bella è che, fregandosene altamente di politically correct e nocive seriosità da pamphlet di denuncia, Delépine e Kervern ci fanno ridere, di quel riso cattivo, liberatorio e un po’ perverso che subito dopo ci viene quasi da vergognarcene.

16/04/2009

Cast e credits

Titolo Originale
Louise-Michel
Distribuzione
Fandango
Durata
90'
Produzione
  MNP Entreprise,   No Money Productions, arte France Cinéma
Sceneggiatura
Gustave de Kervern, Benoît Delépine
Fotografia
Hugues Poulain
Scenografie
Paul Chapelle
Costumi
Cécile Roullier

Trama

Louise lavora in una fabbrica nella profonda provincia francese. Il giorno in cui sia lei che tutte le sue colleghe vengono improvvisamente licenziate e lo stesso stabilimento smantellato senza un apparente motivo, un'idea repentina le sovviene: mettere insieme i soldi della liquidazione e con questi pagarsi un killer per far fuori direttamente il padrone della fabbrica. La cosa avrà esiti tanto catastrofici quanto esilaranti
Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi

Il bacio della donna ragno
Il bacio della donna ragno

Bill Condon traspone su schermo il noto musical di Broadway e racconta l'accettazione della diversità attraverso la potente arma dell'immaginazione, intrecciando dramma a canti e danze. Ma la regia è disordinata e il risultato è fiacco e confuso

Le bambine
Le bambine

"Le bambine" osserva l'infanzia senza nostalgia, affidandosi allo sguardo spontaneo delle sue giovani protagoniste e a una messa in scena delicata ma mai edulcorata. Pur con qualche dispersione narrativa, le sorelle Bertani firmano un esordio autentico e sensibile, capace di raccontare la crescita come scoperta delle fragilità del mondo adulto

Disclosure Day
Disclosure Day

Inno umanista e antispecista, Spielberg mette in scena l’ultimo esempio della sua capacità di creare grande cinema, pur con difetti nella sceneggiatura e i limiti insiti in un’operazione di memorabilia cinematografica personale

La cronologia dell’acqua
La cronologia dell’acqua

Dopo oltre un anno dal sua passaggio a Cannes, arriva anche nelle sale italiane l'esordio alla regia di Kristen Stewart. L'omonimo addattamento del memoir di Lidia Yuknavitch, nonostante una messa in scena talvolta caotica, vive di un forza intestinale, viscerale, magnetica

Romería – Il mare dei ricordi
Romería – Il mare dei ricordi

Al suo terzo lungometraggio, la cineasta spagnola Carla Simón ripropone approccio autobiografico, tematiche e stile all'interno di un film estivo nuvoloso e melanconico che si ibrida con una detection esistenziale