Madre

Madre


Bong Joon-Ho

Drammatico, Thriller | Corea del Sud
(2009)

Vincitore degli Asian Film Awards 2010 (portando così la Corea del Sud a vincere tre edizioni su quattro), il film del quarantenne Bong Joon-ho, che con titoli come “Barking Dogs Never Bite” e “Memories Of Murder” si era già guadagnato la fedeltà di svariati cinefili, mentre col precedente “The Host” (nel 2007 primo trionfatore del premio panasiatico) ha ottenuto l’invidiabile record di maggiore incasso di sempre in patria, è stato ritenuto (forse) troppo cupo per il botteghino (anche se nel suo paese spopolerà), ma ha giustamente mandato in visibilio la critica.

Va detto che il cinema di questo regista non è mai stato particolarmente solare, la forza delle sue storie e dei suoi personaggi è, però, tale da non lasciare mai indifferenti e da giustificare in pieno l’interesse di cui gode. Non è difficile collegare questa ultima opera ai precedenti lavori: per esempio il blockbuster “The Host”, pur essendo un film di mostri, aveva un elemento cardine nella famiglia di ristoratori che tentava disperatamente di salvare la propria bambina rapita da una creatura misteriosa venuta dagli abissi; nell’universo familiare, con i suoi amori, le sue dinamiche, le sue amarezze, si poteva riconoscere il cuore pulsante di quel film e le cose non cambiano con “Madre”, come ci fa intuire lo stesso titolo. La pellicola, infatti, racconta delle peripezie di una donna, appunto una madre, che, sola al mondo, si prende cura del suo unico figlio, un giovane problematico, senza lavoro e non del tutto autosufficiente, che passa gran parte del tempo a bighellonare con un suo amico, altro scansafatiche, e a mettersi nei guai… guai puntualmente rimediati dalla mamma.

La vita grama della protagonista peggiora ulteriormente quando il ragazzo viene accusato dell’omicidio di una giovane e finisce in prigione. Da quel momento l’unico scopo della donna sarà di dimostrare l’innocenza del figlio (cosa della quale prevedibilmente non ha alcun dubbio), compito che la porterà a spendere i pochi risparmi per trovare un buon avvocato, ma anche a improvvisarsi investigatrice, così come a ricattare e commettere atti anche peggiori; il tutto senza ottenere dal figlio né gran collaborazione (il ragazzo non ricorda la notte del delitto e non sa fornire un vero alibi) né troppa riconoscenza per i suoi sforzi.

La mamma/mother/madeo è il motore del film, però come woman picture quello di Bong risulta alquanto desolante: per quanto alla protagonista sia dedicato addirittura il titolo e il film si apra e si chiuda (con alcune varianti) con lei ripresa mentre danza, rari gesti liberatori in un’esistenza quanto mai asservita, tutto nella vicenda suggerisce come questa donna sia un soggetto sottomesso, mai libero o autonomo, sacrificata com’è a quell’unico vincolo di sangue che rappresenta sia il suo solo affetto sia la sua ragione di vita, per non parlare della sua identità (non a caso della donna si ignorano nome e cognome).

Il regista è abilissimo nel tratteggiare questo ritratto di signora, descrivendo in modo felice la caparbietà con cui la donna cerca di ottenere a qualunque costo la liberazione del figlio, però senza per questo rinnegare la sensibilità del personaggio (vedasi quello struggente pianto cui la madre si lascia andare dopo avere sentito la confessione di un improbabile colpevole, dalla quale potrebbe dipendere la salvezza del figlio). 

È facile immaginare come per la riuscita di un film del genere sia fondamentale l’apporto della protagonista, quindi onore al merito di Kim Hye-ja che presta volto ed emozioni a questa moderna (?) e disperata madre coraggio e che si è vista aggiudicare svariati riconoscimenti in patria e all’estero; confesso che non conoscevo quest’attrice (nel suo curriculum molta televisione coreana), ma difficilmente la dimenticherò dopo averla ammirata in questa prova. Al suo fianco, nell’ingrato ruolo del figlio, troviamo l’astro nascente Won Bin, piuttosto efficace in un personaggio ben diverso da quelli che gli hanno regalato la notorietà sia al cinema sia in tv.

Per quanto la componente thrilling a poco a poco si faccia preponderante, “Madre” resta un’opera cupa e amara che dimostra una forza e un’intensità vere, oltre a confermare le notevoli doti di Bong Joon-ho.

08/06/2010

Cast e credits

Titolo Originale
Madeo
Distribuzione
PFA Films
Durata
128'
Produzione
Magnolia Pictures
Sceneggiatura
Bong Joon-Ho, ParkEun-kyo, Park Wun-kyo
Fotografia
Hong Kyung-Pyo
Scenografie
Ryu Seong-hie
Montaggio
Sae-kyoung Moon
Musiche
Lee Byeong-woo
Costumi
Choi Se-yeon

Trama

Una donna sola vive totalmente in funzione del figlio, un ventottenne irresponsabile e non pienamente autosufficiente. Un giorno il giovane viene accusato del brutale omicidio di una ragazza e per la madre inizia una lotta per riuscire a scagionarlo.
Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi

Il bacio della donna ragno
Il bacio della donna ragno

Bill Condon traspone su schermo il noto musical di Broadway e racconta l'accettazione della diversità attraverso la potente arma dell'immaginazione, intrecciando dramma a canti e danze. Ma la regia è disordinata e il risultato è fiacco e confuso

Le bambine
Le bambine

"Le bambine" osserva l'infanzia senza nostalgia, affidandosi allo sguardo spontaneo delle sue giovani protagoniste e a una messa in scena delicata ma mai edulcorata. Pur con qualche dispersione narrativa, le sorelle Bertani firmano un esordio autentico e sensibile, capace di raccontare la crescita come scoperta delle fragilità del mondo adulto

Disclosure Day
Disclosure Day

Inno umanista e antispecista, Spielberg mette in scena l’ultimo esempio della sua capacità di creare grande cinema, pur con difetti nella sceneggiatura e i limiti insiti in un’operazione di memorabilia cinematografica personale

La cronologia dell’acqua
La cronologia dell’acqua

Dopo oltre un anno dal sua passaggio a Cannes, arriva anche nelle sale italiane l'esordio alla regia di Kristen Stewart. L'omonimo addattamento del memoir di Lidia Yuknavitch, nonostante una messa in scena talvolta caotica, vive di un forza intestinale, viscerale, magnetica

Romería – Il mare dei ricordi
Romería – Il mare dei ricordi

Al suo terzo lungometraggio, la cineasta spagnola Carla Simón ripropone approccio autobiografico, tematiche e stile all'interno di un film estivo nuvoloso e melanconico che si ibrida con una detection esistenziale

L’amore che rimane
L’amore che rimane

Pálmason si fa cantore della semplicità e mette in scena un'elegia del quotidiano in cui il paesaggio, rispettato e custodito dai personaggi, diventa protagonista e spazio emotivo del racconto