Obsession

Obsession


Curry Barker

Horror | Usa
(2025)

Secondo la definizione del vocabolario online Treccani, il sostantivo “ossessione” deriva dal latino obsessio -onis che significa “assedio, occupazione”, a sua volta dal verbo obsidere cioè “assediare”. Ha tre significati principali: comunemente per definire “lo stato o la condizione di chi è indemoniato”; in “psichiatria è il fenomeno patologico che si manifesta con la presenza, persistente o periodica, di una rappresentazione mentale, un impulso, un affetto, che la volontà non riesce a eliminare, e che risulta accompagnata da un sentimento sgradevole di ansia, paragonabile a quello di una minaccia incombente”; infine, anche come “idea persistente, incubo, preoccupazione assillante, molestia grave e continua”.

In “Obsession” di Curry Barker sono esplicitati in maniera parossistica tutti i significati del concetto in questione attraverso la narrazione di un’ossessione da parte del giovane Baron (Michael Johnston) per la collega Nikki (Inde Navarrette). L’incapacità di dichiarare il proprio amore lo porta a trovare la scorciatoia di realizzare il desiderio che la ragazza lo ami spezzando il bastoncino del “salice dei desideri”, sorta di gioco magico che però trasformerà il rapporto in tragedia. In effetti, più che in cerca di amore, Baron risulta essere un maschio irrisolto, insicuro, che proietta l’incapacità di gestire le relazioni nel vagheggiamento di essere amato dalla ragazza idealizzata fino dalla più tenera età (lei compagna di scuola, l’unica che lo aiutava e lo ascoltava).

Il sortilegio (o maledizione, dipende dai punti di vista) lanciato dall’uomo, trasforma Nikki in una posseduta, ossessionata da Baron, alla costante ricerca esclusiva delle sue attenzioni. Ma l’ossessione di Nikki è una derivata dalla volontà di possesso di Baron, dalla sua mancanza di maturità emotiva. Tanto più che lui non si accorge che Nikki lo considera un “fratellino” e ha un rapporto con il suo migliore amico Ian (Cooper Tomlinson) e che l’altra collega Sarah (Megan Lawless) è a sua volta innamorata di lui, tutto a insaputa di Baron visto che le sue attenzioni sono solo per Nikki.

La relazione tossica appare come il tema dominante e immediatamente registrabile, ma Barker è bravo a rendere il tutto molto ambiguo e complesso, così che l’ossessione/possessione passa da un personaggio all’altro del quartetto di amici in cui Baron funge da elemento scatenante della tragedia finale: Baron vuole l’amore di Nikki; Ian manipola Baron e ha una relazione con Nikki; Sarah vorrebbe le attenzioni di Baron; Nikki appare come la migliore amica di Baron, sminuendolo a parole, in modo indiretto, con Sarah e Ian. Alla fine, la tossicità dei rapporti tra i personaggi è un sistema perverso di relazione dove Baron e Nikki sono sineddoche della malattia del nostro tempo, cioè di una mancanza di educazione emotiva che si traduce in un’incomprensione nella gestione dei rapporti tra i sessi.

Curry Barker è un giovane regista americano che con “Obsession” compie il salto dalle autoproduzioni di cortometraggi che pubblica sul suo canale YouTube “That’s A Bad Idea”, insieme al suo sodale Cooper Tomlinson (qui nella veste di interprete), al mondo professionale sotto l’egida di Jason Blum e della sua Blumhouse, che ha creduto nelle capacità del giovane. Lo stile e il nucleo orrorifico di “Obsession” si possono già notare nel cortometraggio “The Chair” (2023), ma soprattutto nel suo primo lungometraggio “Milk & Serial” (2024) in cui una certa caustica ironia s’innesta in situazioni horror, dove l’organizzazione di un macabro scherzo per una festa di compleanno è in realtà l’esperimento di un serial killer.

Se nel suo primo lungometraggio Barker utilizza il found footage, innestando questa sua perfida ironia all’interno di una messa in scena debitrice di tutto il cinema di genere, a iniziare da “The Blair Witch Project” in poi, in “Obsession” riesce a utilizzare stilemi horror degli ultimi anni sia del J-horror sia di quello americano, componendo differenti elementi cinematografici con una certa originalità. Ad esempio, nel primo caso riprende le inquadrature in totale di Nikki, sempre in ombra e nell’appartamento di Baron, di notte in camera da letto mentre lo osserva dormire, oppure quando ha sorrisi fissi che ne deformano il volto; nel secondo caso, l’utilizzo dell’elemento demoniaco vintage ricorda molti film tratti dai racconti e romanzi di Stephen King e non ultimo “The Monkey” di Perkins.

Ma, detto ciò, Barker agisce su tutti gli elementi filmici. A iniziare dallo spazio, che si traduce sostanzialmente in interni – il bar, il ristorante, il negozio di strumenti musicali dove lavorano i quattro giovani, la casa di Ian, quella di Baron e la sua auto – che delimitano un perimetro chiuso, concentrazionario, dove sono prigionieri un po’ tutti, ma soprattutto i due protagonisti. La fotografia, dai colori desaturati,  converte la luce in ombre, immergendo i personaggi nell’oscurità e mutandoli in sagome inquietanti, in particolare Nikki che si muove come un fantasma.

In questo senso, il primo piano, fin dall’incipit, è l’inquadratura maggiormente utilizzata come elemento di una grammatica visiva valorizzante la claustrofobia e l’angoscia interpretate dai personaggi. Non ultima, la direzione degli attori evidenzia una recitazione composta da dialoghi in cui le parole sono intramezzate da pause, da ripetizioni, rallentamenti e improvvisi avvitamenti, con scoppi di urla improvvisi, violenza fisica e verbale, emozioni incontrollate.

Barker mostra dettagli macabri – come i resti della gatta morta o quelli di Sarah – ma in altri momenti sceglie soluzioni più immediate o appena accennate, tenendo teso il filo della suspense continuamente scrollato da episodi di violenta surprise, la cui combinazione produce la forte angoscia di Baron (e degli spettatori). Con “Obsession” Barker è stato capace di assemblare tutti questi elementi nella scrittura, nella direzione e nel montaggio del film, creando un piccolo gioiello dell’orrore che racconta temi contemporanei con uno stile originale innestato all’interno di stilemi consolidati del genere horror. Un giovane regista da tenere d’occhio e che ha già in programma il prossimo lavoro finanziato di nuovo dalla Blumhouse, visto che a fronte di un budget di poco meno di un milione ha fatto incassare ai produttori più di ventiquattro milioni di dollari (al momento). Anche in questo ripercorrendo la strada di maestri dell’orrore del passato recente e remoto.

18/05/2026

Cast e credits

Titolo Originale
Obsession
Distribuzione
Universal Pictures
Durata
109'
Produzione
Blumhouse Productions, Capstone Pictures, Tea Shop Productions
Sceneggiatura
Curry Barker
Fotografia
Taylor Clemons
Scenografie
Vivian Gray
Montaggio
Curry Barker
Musiche
Rock Burwell
Costumi
Blair James

Trama

Baron “bear” Bailey è un giovane insicuro che lavora in un negozio di musica. È innamorato da anni di Nikki, sua collega e amica fin dall’infanzia, ma non riesce in alcun modo a dichiararsi. Una sera entra in uno strano negozio e acquista “Il salice dei desideri”, un bastoncino che spezzandolo realizza il tuo sogno. Baron lo usa per far innamorare Nikki, ma i desideri a volte possono essere pericolosi...
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