Il pescatore di sogni

Il pescatore di sogni


Lasse Hallstrom

Commedia Sentimentale | Gran Bretagna
(2011)

Supponiamo io sia appassionato di commedie, e commedie  sentimentali anche, perché no, ed entri nel cinema dopo essermi informato, non che lo faccia sempre, ma per buona abitudine sì, e perciò sappia che il regista sia lo stesso del ben riuscito  “Buon Compleanno Mr Grape”, o del 2 premi Oscar “Le regole della casa del sidro”, che niente a che vedere col romanzo di Irving ma che non è proprio da buttare, o di “Chocolat” infine, forse troppo centrato sul fascino di Depp, ma insomma c’è di peggio io credo.

Supponiamo che mentre stia finendo le “addormenta-suocere” (noccioline tostate ricoperte di caramello) prima che lo sgranocchio diventi molesto per gli altri spettatori, abbia deciso di rimuovere la restante filmografia di Hallström – da”La mia vita a quattro zampe”, a “Il vento del perdono”, fino a “Hachiko” e “Dear John” – e mi sia concentrato invece su Ewan McGregor, protagonista per dirne un paio, di Trainspotting e dell’ultimo thriller di Polanski. Un attore che gode insomma di tutta la mia stima e del merito del suo successo.

Supposto tutto questo, che è più o meno quanto accaduto, che dire?

Che un film non va mai criticato senza prima, prima vederlo (Rino Gaetano, “Mio fratello è figlio unico”), ma dopo, dopo sì.

Il titolo per cominciare: bisogna far attenzione col titolo. “Salmon fishing in the Yemen” è tutta un’altra cosa. Curioso, leggero, stimolante.  “Il pescatore di sogni” invece è un’iperbole che fa pensare all’effige della Dreamworks, a “La leggenda del re pescatore” di Gilliam, a “L’arte del sogno” capolavoro di Gondry, o a un altro capolavoro “Big Fish” di Tim Burton, protagonista per l’appunto Ewan McGregor. Con queste evocazioni a far da aspettative, la strada è già in salita.

Poi dopo il titolo, viene il seguito. E non può essere sempre lo stesso. C’è sì un’idea titanica e stupefacente, ma tutto quel che ci gravita intorno è prevedibile e accomodato. Chi ricorda la pubblicità dell’imbianchino in bicicletta che porta a tracolla un enorme pennellone? Il succo è lo stesso: non servono idee grandi, ma grandi idee. E “Il pescatore di sogni” non ne ha.

Lo sceicco illuminato che sogna di portare prosperità nel deserto dello Yemen, non si limita a costruire un’immensa diga “eco-insostenibile” che permetta di sfruttare l’acqua di certe falde sotterranee, ma s’inventa di investire il suo denaro nel progetto di portare la pesca ai salmoni atlantici nel deserto yemenita. L’onnipotenza dell’arabo è ridimensionata prima dagli ambientalisti inglesi, che lo costringono a ripiegare su salmoni da allevamento anziché di fiume, e poi – non potevano mancare – dai fondamentalisti del suo paese che boicottano il progetto il giorno dell’inaugurazione.

Non c’è alcun senso se non quello di far combaciare le risalite tipiche dei salmoni con le idee controcorrente del fascinoso sceicco, che finiranno per entusiasmare anche lo scettico scienziato inglese.

Il film può idealmente suddividersi in due parti: l’una di interni girata negli uffici dei ministeri inglesi, l’altra di esterni, nelle campagne scozzesi e nello Yemen. La prima presenta i personaggi, il rapporto rigidamente “british” fra Alfred Jones (Ewan McGregor) e sua moglie Mary (Racheal Stirling), che pare più un rapporto madre-figlio che coniugale, e l’amore nascente fra la signorina Chetwode-Talbot (Emily Blunt) e il capitano Robert Mayers (Tom Mison), di lì a poco in partenza per l’Afghanistan. E’ la parte più divertente, in cui emerge la vena satirica del film, affidata quasi esclusivamente alle battute di Kristin Scott Thomas, nelle vesti di capo ufficio stampa del primo ministro inglese, che usa e getta a piacimento tutto quanto possa esserle utile a salvare le apparenze.    

Dopo l’ennesimo attentato in Afghanistan, c’è bisogno di buone notizie per distrarre l’opinione pubblica. Capita a fagiolo il progetto faraonico dello sceicco Muhammed (Amr Waked), che il governo inglese s’impegna a sostenere attraverso le competenze del dottor Jones.

Dapprima sbigottito, poi scettico, infine entusiasta.

La repentina trasformazione del dottore non è tanto dovuta all’irresistibile transfer dello sceicco – riverito continuamente “Sua Eccellenza” più per le doti finanziarie, che non per quelle mistiche  – quanto piuttosto alla sbandata che lo scienziato si prende per l’assistente Chetwode-Talbot.

Siamo alla linea di demarcazione fra segna la fine della prima parte del film. Il dottor Jones inverte il passo e cammina in direzione contraria rispetto al resto della folla. Deciso una volta per tutte a sposare il progetto dell’arabo e a seguire la sua vocazione (l’assistente? o il “salmon fishing export”?). La scena passa prima nelle tenute scozzesi dello sceicco e poi nello Yemen. Il film s’incammina verso il precipizio.

La camera si allarga sugli immensi paesaggi scozzesi o s’immerge a pelo d’acqua fornendo un punto di vista ittico sul dottore e lo sceicco che pescano come vecchi amici in mezzo al fiume. Poi è il turno dei grandi spazi desertici dello Yemen, dell’enorme bacino d’acqua in mezzo al nulla. Ma all’ampiezza delle riprese e alla suggestione della fotografia, si accompagna un patetico sviluppo degli eventi. Alfred salva la vita allo sceicco con un lancio prodigioso a metà tra Sampei e il bullet time di Matrix, colpisce al viso l’attentatore e gli fa sbagliare mira. La storia d’amore fra il dottore e l’assistente si compie, nonostante l’inaspettato ritorno del disperso capitano Mayers. I salmoni d’allevamento, malgrado generazioni di cattività, risalgono d’istinto la corrente. Le musichette extradiegetiche del pisano Dario Marianelli (già compositore delle colonne sonore di “V Per Vendetta”, “Orgoglio e pregiudizio” e “Espiazione“) anticipano gli sviluppi più ovvii, togliendo gusto anche alla prevedibilità.

Ritorna quel senso di estraneità dal tempo e dallo spazio – soprattutto la scenografia allestita nel letto del fiume –  comune alla maggior parte dei film del regista svedese. Una specie di disorientamento che potrebbe essere utile a raccontare una storia come questa.

Manca invece la poesia, non ci sono sogni, solo tante belle facce e luoghi comuni. Un film di alti – quali? – e bassi, alcuni abissali, con in mezzo un tentativo troppo piatto e banale per chiamarsi favola.

20/05/2012

Cast e credits

Titolo Originale
Salmon Fishing In The Yemen
Distribuzione
M2 Pictures
Durata
107'
Produzione
BBC Films, Davis Films, Lionsgate, UK Film Council. Kudos Film and Television
Sceneggiatura
Simon Beaufoy, Paul Torday
Fotografia
Terry Stacey
Scenografie
Michael Carlin
Montaggio
Lisa Gunning
Musiche
Dario Marianelli
Costumi
Julian Day

Trama

Per ordine del governo inglese, il dottor Jones e la sua assistente Chetwode-Talbot aiuteranno lo sceicco Muhammed nell'impresa di portare la pesca al salmone nello Yemen. Riusciranno i nostri eroi a rendere possibile l'impensabile?
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