La quinta stagione

La quinta stagione


Peter Brosens, Jessica Woodworth

Drammatico | Belgio, Francia, Olanda
(2012)

L’arte è un processo di improvvisazione e ispirazione, non la si può circoscrivere all’interno di un universo raziocinante. “La Cinquième Saison” è una forma di cinema che pur non abusando dell’avanguardia più sfrontata, comunica mediante emozioni primordiali, a livello epidermico. Sul fronte di un estetismo delle immagini vicino alla forma pittorica, di un dialogo quasi impercettibile e di una costruzione narrativa che sfida la forma canonica perdendo progressivamente aderenza dalla realtà.

Alice e Thomas sono due ragazzini che vivono in un villaggio delle Ardenne, insieme a loro ci sono Pol, coltivatore d’api errante accompagnato da suo figlio in sedia a rotelle e tanti altri contadini dediti al lavoro e alla famiglia. Questo piccolo quadro bucolico viene messo a dura prova da misteriosi e improvvisi fenomeni (sovra)naturali: il legno non brucia più, le mucche non producono più latte e la neve cade d’estate, in una sorta di sviluppo delle tesi empiriste avanzate da David Hume. È l’inizio di un caos silenzioso e cinico che la natura trama ai danni dell’uomo. Diviso in quattro sezioni (una per ogni stagione), “La quinta stagione” è un ritratto grottesco e singolare sulla contraddizione del nostro tempo (la salvaguardia dell’ambiente in antitesi al consumismo), sull’arroganza e la violenza della natura umana (la setta alla ricerca del capro espiatorio – le particolari maschere sono figlie di un dipinto di Goran Djurovic). Lo sguardo minaccioso della natura, avvalorato dai primissimi piani di gufi e struzzi, è dunque solo il pretesto per una disamina antropologica che nel finale, volutamente interpretativo e misterioso, assume i connotati di un bizzarro disaster movie (il sacrificio di Alice, prima fisico e poi metaforico) aperto a flebili segnali di speranza (il finale con Thomas e il bimbo disabile).

Pur realizzando un cinema altamente derivativo (tornano alla mente “I figli degli uomini” di Cuaròn e “The Road” di Hillcoat, tratti dai romanzi di James e McCarthy ma anche l’avanguardia intimista de “Lo specchio” tarkovskijano e le incantevoli immagini documentaristiche di Angelopoulos e Herzog), Peter Brosens e Jessica Woodworth riescono con successo a rapire lo spettatore e a trasportarlo nella dissoluzione dell’atmosfera fiamminga, suscitando le più svariate sensazioni e conservando un inspiegabile fascino. Difficile dire che un’idea sia sfuggita di mano ai registi quando stiamo parlando di un cinema artistico e d’improvvisazione (addirittura sul fronte attoriale) ma sicuramente la prima parte è quella che offre un climax emotivo e uno charme, diciamo, piuttosto inatteso. In ex-aequo con “Spring Breakers” di Korine si potrebbe proclamare il miglior film della 69a Mostra nella prima mezz’ora.

“La Cinquième Saison” va inoltre premiato per aver portato a termine una trilogia coerente e scrupolosa sul rapporto uomo/natura dopo gli invisibili “Khadam” e “Altiplano”, esperienze che dalla Mongolia passano per il Perù per poi approdare all’Occidente del nord Europa. Ancora una volta, la potenza dell’astrazione artistica assume il fulcro di un cinema capace di persuadere e affascinare le proprie emozioni/coscienze, in un disegno che annichilisce la prospettiva cerebrale. Operazione che inevitabilmente è destinata a staccare la critica in due tronconi.

05/09/2012

Cast e credits

Titolo Originale
La Cinquième Saison
Distribuzione
Nomad
Durata
93'
Sceneggiatura
Peter Brosens, Jessica Woodworth
Fotografia
Hans Bruch Jr.
Montaggio
Jessica Woodworth
Musiche
Michel Schöpping
Costumi
Claudine Tychon

Trama

Su un villaggio nel cuore delle Ardenne si abbatte una misteriosa calamità: non arriva la primavera. Il ciclo della natura si è capovolto.
Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi

Il bacio della donna ragno
Il bacio della donna ragno

Bill Condon traspone su schermo il noto musical di Broadway e racconta l'accettazione della diversità attraverso la potente arma dell'immaginazione, intrecciando dramma a canti e danze. Ma la regia è disordinata e il risultato è fiacco e confuso

Le bambine
Le bambine

"Le bambine" osserva l'infanzia senza nostalgia, affidandosi allo sguardo spontaneo delle sue giovani protagoniste e a una messa in scena delicata ma mai edulcorata. Pur con qualche dispersione narrativa, le sorelle Bertani firmano un esordio autentico e sensibile, capace di raccontare la crescita come scoperta delle fragilità del mondo adulto

Disclosure Day
Disclosure Day

Inno umanista e antispecista, Spielberg mette in scena l’ultimo esempio della sua capacità di creare grande cinema, pur con difetti nella sceneggiatura e i limiti insiti in un’operazione di memorabilia cinematografica personale

La cronologia dell’acqua
La cronologia dell’acqua

Dopo oltre un anno dal sua passaggio a Cannes, arriva anche nelle sale italiane l'esordio alla regia di Kristen Stewart. L'omonimo addattamento del memoir di Lidia Yuknavitch, nonostante una messa in scena talvolta caotica, vive di un forza intestinale, viscerale, magnetica

Romería – Il mare dei ricordi
Romería – Il mare dei ricordi

Al suo terzo lungometraggio, la cineasta spagnola Carla Simón ripropone approccio autobiografico, tematiche e stile all'interno di un film estivo nuvoloso e melanconico che si ibrida con una detection esistenziale

L’amore che rimane
L’amore che rimane

Pálmason si fa cantore della semplicità e mette in scena un'elegia del quotidiano in cui il paesaggio, rispettato e custodito dai personaggi, diventa protagonista e spazio emotivo del racconto