Spring Breakers – Una vacanza da sballo

Spring Breakers – Una vacanza da sballo


Harmony Korine

Drammatico | Usa
(2012)

Ostentazione, provocazione, eiaculazione. Sono i tratti fondamentali della partenza metanfetaminica dell’opera numero cinque di Harmony Korine. Il primo montage, dopo i titoli di testa tamarramente floreali, dispiega una carrellata di forme femminili in esposizione: seni e sederi sodi malamente contenuti in succinti bikini, e ombelichi, espressioni ammiccanti, muscoli pompati, birra e superalcolici a fiumi. Un altro giro e le forme turgide e prorompenti esplodono davanti all’occhio della macchina da presa, i fisici sensuali, oliati e bagnati da acqua salmastra si intrattengono in giochi alcolici, a metà tra il tentativo di aumentare gli effetti della sbornia e la pesante provocazione a sfondo sessuale – la birra schizza dalle lattine e le ragazze bevono come se fosse la pantomima di un set porno. Sono solo pochi minuti, ma c’è già tutto il senso di eccesso, la voglia di vivere in un party esclusivo e senza fine.

Questa fiera della carne è l’immagine stereotipata della “festa di primavera” (spring break), dieci giorni di pausa dalle lezioni dove gli studenti universitari possono andare a divertirsi sulle spiagge più ambite, come quelle della Florida. Le quattro protagoniste, compagne di college, sognano da tempo una vacanza del genere per poter staccare la spina e darsi solo ai bagordi che devono nascondere o reprimere: Brit, Candy e Cotty passano da un festino a un altro, bevono e si fanno di crack, mentre Faith cela se stessa dietro una facciata da brava ragazza, associandosi ai gruppi di giovani cattolici.

Le ragazze, pur non avendo risparmiato abbastanza soldi, non si arrendendono all’idea di rimanere un’altra volta a casa e scelgono di alzare la posta, di rischiare per ottenere il massimo: di fare una rapina. La sequenza potrà sembrare tanto inverosimile quanto la realizzazione è eccitante: la rapina al fast-food è girata in un piano-sequenza dove la camera di Korine carrella intorno al locale e, insieme alla ragazza-autista, seguiamo l’escalation delle riot-girl. Se non ci sono, i soldi devono essere ottenuti nella maniera più facile, facile come giocare a un videogame, rapido e indolore come un film di Hollywood. E la festa può cominciare.

La prima sezione di “Spring Breakers” si ricongiunge finalmente all’incipit descritto all’inizio di questa disamina: il modo di operare di Korine si richiama scopertamente a Godard (il cui amore è, a quanto pare, ricambiato) e, non a caso, l’oggetto filmico più vicino visto a Venezia 69 è il malickianoTo The Wonder“. Il montaggio gioca con preterizioni ed ellissi improvvise, è umorale e imprevedibile come le ragazze protagoniste e segue la deriva delle attrazioni eisensteniane. L’antinarrazione imposta dal trentanovenne americano sgretola qualsiasi appiglio per lo spettatore, impreparato a un bombardamento audiovisivo di tale portata, così potente che è costretto a rallentare, a doversi incanalare tra i ranghi del gangster movie.

Che il cineasta californiano non avesse paura di trasgredire i limiti del buon senso e del buon gusto lo si sapeva già dopo le sue prime opere (“Gummo” e il dogmatico “Julien Donkey-boy”), ma con quest’ultima fatica Korine conferma di essere tornato al suo stile corrosivo e graffiante, dopo la semplice malinconia di “Mister Lonely” (2007). Il languore malinconico è il sentimento che permea il film ed è attraverso la nostalgia per quest’effimera ultima estate della giovinezza che Korine fa di “Spring Breakers” una ballata nichilista che si apre in un finale ambiguo e solare. La scrittura arrischiata che procede per scarti imprevedibili si riflette nella fusione di forme e formati differenti: ogni aspetto, sia riguardante gli eventi sia i personaggi, viene amplificato da un dettato visivo in perenne tensione con quello verbale delle voci fuoricampo. La fine dei giochi è predetta da un digitale in bassa definizione che scioglie le forme perfette dei gaudenti “breakers” per poi essere confermato narrativamente dal blitz della polizia che manda in galera tutti i giovani festaioli. Qui esce dall’ombra Alien (un istrionico James Franco, marcissimo, con tanto di denti placcati d’argento), gangsta-rapper che, mentre aspetta di sfondare come cantante, ha provato tutti i lavori illegali: fa il trafficante di stupefacenti e vive il suo sogno. “Look at my sheeet! This is fuckin’ American dream”, esclama saltando sul letto e mostrando alle sue amiche “tutta la sua roba”, cioè vestiario, macchina e villa degne di un grande boss, soldi e armi a non finire. Ecco che l’escapismo della prima parte si trasforma in inquietante metafora sui risvolti di una società malata alla radice, senza morale, la cui ingenuità si è modificata in rapace avidità. Il sogno americano non è nemmeno più il “gangsterismo” visto come nucleo sovversivo rispetto alla società (si pensi a quello della Grande Depressione) o a un apparato anti-Stato come Cosa Nostra, bensì quale spensierato e infinito “spring break”, dove si può ottenere e consumare tutto senza sforzi né patemi: e il mantra delle ragazze capitanate da Alien non può che essere “Spring break, spring break, spring break forever!”.

Insieme al montaggio, l’altra potente arma nella composizione audiovisiva è il sonoro e la soundtrack che costruiscono un film dallo spiccato ritmo musicale, coi sui refrain e le sue sospensioni. Sulla prima pista si stagliano le voci fuori campo delle protagoniste che si raccontano, annunciano azioni, denunciano sensazioni personali e mistificano se stesse[1]. La colonna sonora costruita dal dj Skrillex e da Cliff Martinez (per chi non la ricordasse, riascoltatevi la OST di “Drive“) ha una vetta di totale compenetrazione nella scena in cui Alien suona al piano “Everytime” di Britney Spears, sullo sfondo di un tramonto da cartolina in riva all’oceano; un videoclip vero e proprio che rovescia i cliché di quella che per Korine è la Britney Spearsgeneration,[2] perché le patinate immagini montate analogicamente col brano cantato non hanno niente di stucchevole o di mieloso, sono rapine ai danni di altri giovani in vacanza, dove le ragazze in bikini coprono il proprio volto con un passamontagna rosa shocking. Il costumino da Barbie è un uniforme, uno status esattamente come l’automobile da corsa, le pistole, i panetti di cocaina: feticci dell’America oggi.

Arrivato alla Mostra del cinema di Venezia dopo alcune clip che facevano capire che la maggiore attrazione di “Spring Breakers” fosse l’esposizione delle curve dell’interessante cast femminile (e anche a causa dell’orario preserale è stata la proiezione dove il numero dei rimasti fuori è stato considerevole, tra cui il sottoscritto), ha causato una varietà di reazioni che possiamo riassumere nella forbice “cagata pazzesca” e “capolavoro”. A un film così complesso ed estremo si fa la fila per resistergli e rigettarlo. Al contrario, per noi resta una delle visioni più viscerali ed esplosive di questo festival: un assalto frontale all’immaginario buonista dei giovani americani che vogliono costruirsi un futuro nella società contemporanea[3]. Tra colori fluo, luci inacidite dal neon e tramonti degni di “Miami Vice“, l’epopea di una gioventù che vuole vivere senza limiti è la fiera dell’eccesso e del kitsch, perché è il solo linguaggio espressivo capace di rendere un’idea tanto borderline e difficile da catturare senza che la grevità oscuri la levità di questo modo di pensare il cinema. Onore a Korine per aver scelto una strada così impervia.

 

[1] Più volte le ragazze sono riprese mentre parlano al telefono con i genitori e il montaggio smaschera sempre le loro parole, tenere e affettuose, mostrando i party sfrenati in cui si divertono e le gesta criminali alle quali partecipano.

[2] Korine: Britney’s like a cultural touchstone for the film. Thematically she runs through it. She’s like the beginning of this generation. Estratto da un’intervista del NY Times.

[3] Dissacrante l’uso di Vanessa Hudgens e Selena Gomez, attrici-bambine che hanno costruito la propria immagine sul candore degli show di casa Disney.

20/08/2012

Cast e credits

Titolo Originale
Spring Breakers
Distribuzione
Bim
Durata
92'
Produzione
Muse Entertainment Division Films
Sceneggiatura
Harmony Korine
Fotografia
Benoit Debie
Montaggio
Douglas Crise
Musiche
Cliff Martinez, Skrillex
Costumi
Heidi Bivens

Trama

Quattro studentesse sexy pensano di trovare i soldi per le loro vacanze di primavera rapinando un fast food. Ma questo è solo l'inizio. In una notte di pazzie, vengono arrestate a un posto di blocco per detenzione di droga. Ubriache e con addosso solo il bikini, le ragazze sono portate dal giudice, ma vengono rilasciate grazie alla cauzione pagata da Alien, un criminale del posto dal cuore tenero che le prende sotto la sua protezione e fa vivere loro una indimenticabile vacanza di primavera.
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