Restiamo amici

Restiamo amici


Antonello Grimaldi

Commedia | Italia
(2019)

Dopo undici anni da “Caos calmo” e dopo una lunga immersione nel mondo della serialità televisiva, Antonello Grimaldi torna ora al grande schermo con una produzione della quale è difficile cogliere l’intenzione e l’identità: “Restiamo amici” è una commedia nella quale si ride pochissimo e si storce parecchio il naso e che, nonostante gli indizi di un timido ascendente monicelliano, manca totalmente della componente tragica, di uno sguardo ironico e critico nei confronti della realtà, nei cui cliché sembra al contrario adagiarsi con una certa compiaciuta comodità[1].

Prodotto più adatto al piccolo schermo che alla sala cinematografica, il film racconta le avventure di tre amici, quarantenni mai cresciuti, ognuno dei quali sta a impersonare una precisa maschera umana: il bel vedovo affascinante e moralmente ineccepibile, il radical chic iellato e in crisi matrimoniale e l’avventuriero imprevedibile, cinico e senza regole, che trascinerà gli altri due nella sua ennesima bravata: per poter ereditare i tre milioni lasciati dal defunto padre, Gigi (un Alessandro Roja che è certamente il migliore del trio) ha bisogno di un erede, ma non avendo mai avuto figli ed essendo ora in punto di morte, chiede la collaborazione dei compari Alessandro e Leo (Michele Riondino e Libero De Rienzo) per escogitare una truffa che gli permetta di impadronirsi finalmente del capitale paterno.

Il risultato è un’opera che rimane imperniata in una comicità smunta, con poche battute e inefficaci. La causa di ciò può essere rinvenuta in due fattori: la prima è la debolezza della sceneggiatura, che richiede al pubblico una sospensione dell’incredulità difficilmente mantenibile per l’intera durata del film, caricata di colpi di scena affatto prevedibili e di situazioni poco probabili, che dopo un po’ finiscono per stancare lo spettatore e per denunciare una scarsa accuratezza in fase di scrittura. Il secondo problema è la difficoltà ad andare oltre il livello superficiale nell’analisi di personaggi e situazioni: una superficialità che, anziché assumere i vizi e le bassezze dei protagonisti come bersaglio comico-critico, come leva su cui esercitare l’ironia, li fa propri, condividendo i cliché e gli stereotipi dei propri eroi, primo tra tutti una certa misoginia difficilmente ignorabile, che tende a caratterizzare tutti i personaggi femminili come menzogneri, individualisti e inaffidabili, come ostacoli che inficiano il piano criminale di Gigi.

Anche la componente tecnico-stilistica non colpisce, appiattita com’è in una logica di tipo televisivo, con una innaturale precisione nella disposizione delle scenografie (il curatissimo arredamento delle case di uomini descritti però come negletti e trasandati), delle luci, nell’utilizzo del trucco (i volti e le acconciature sempre perfette, anche dopo un ricovero ospedaliero) e dell’accompagnamento musicale, a cui si aggiunge l’incapacità di sfruttare i magnifici panorami della location alpina, che rimane concentrata su vicoli urbani e interni, rinunciando ad allargare il piano dell’inquadratura alle montagne e ai paesaggi circostanti.

Pare insomma esserci gran poco di salvabile in questo “Restiamo amici”, che nel tentativo di celebrare le virtù dell’amicizia senza tempo, fatica invece a riconoscere i propri sbagli.

[1] (Attenzione: la nota contiene anticipazioni sulla trama) Si comparino, ad esempio, la morte del Perozzi in “Amici miei” con la morte di Gigi nel film in questione: comparazione giustificata da una serie di rimandi e somiglianze. Se nel capolavoro monicelliano la morte irrompeva nella commedia come un elemento destabilizzante che poneva in qualche modo un muro insormontabile alle “zingarate” a all’ingenuità dei protagonisti, portando a galla un substrato drammatico che neanche la beffa poteva rimuovere; qui la morte diventa essa stessa buffoneria, scherzo, presa in giro. Tale rimozione della barriera della realtà, del muro del dramma, finisce per rendere il tutto eccessivamente cartoonesco e inibisce la capacità riflessiva dell’opera.

07/07/2019

Cast e credits

Distribuzione
01 Distribution
Durata
87'
Produzione
Minerva Pictures, Rai Cinema
Sceneggiatura
Marco Martani, Raffaello Fusaro, Walter Lupo
Fotografia
Maura Morales Bergmann
Scenografie
Walter Caprara
Montaggio
Angelo Nicolini
Musiche
Pivio e Aldo De Scalzi
Costumi
Roberto Conforti

Trama

Quando Alessandro Colonna riceve una telefonata dal Brasile che gli annuncia la grave malattia dell'amico Gigi, si reca subito dall'altra parte del mondo. Giunto a destinazione Gigi, moribondo, gli rivela il motivo della chiamata: per ereditare i tre milioni che suo padre ha lasciato è necessario che questi vengano intestati al primo nipote del defunto, ma non avendo Gigi alcun figlio ha messo a punto un piano per far credere agli avvocati che il figlio di Alessandro sia in realtà il suo.
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