Supercondriaco – Ridere fa bene alla salute

Supercondriaco – Ridere fa bene alla salute


Dany Boon

Commedia | Francia
(2014)

Coppia vincente non si cambia. Ed invece dopo il botto di “Benvenuti al Nord” capace di issarsi ai vertici degli incassi del box office transalpino, Danny Boon e Kad Merad, artefici di quel successo si erano persi completamente di vista. Boon a dire il vero non aveva mai smesso di divertire, imperversando sui nostri schermi con la comicità proletaria e sghemba che c’è l’aveva fatto conoscere. Da questo punto di vista “Supercondriaco” rappresenta solo in parte un ritorno all’antico perchè, se da un lato il film diretto da Dany Boon ripresenta ai nastri di partenza la mitica coppia, dall’altra fa registrare una consistente variazione del registro comico che, senza perdere lo smalto originale, viene contaminato da forme cinematografiche ora drammatiche, ora avventurose, che appartengono al nuovo corso del regista francese, deciso a rinnovare la proposta del suo cinema.

Un cambiamento che la trama del film affida ad uno degli escamotage più classici, immaginando uno scambio di persona tra Romain Faubert, single ossessionato dalla paura di ammalarsi, ed Anton Miroslav un rivoluzionario in fuga dal Tcherkistan, fantomatico paese dell’ex blocco sovietico. Prima della svolta che segnerà un accelerazione degli eventi in chiave drammatica, con il nostro coinvolto in una romantica liason, e successivamente impegnato in una rocambolesca evasione dal carcere dove nel frattempo è stato imprigionato, “Supercondriaco” aveva fatto sorridere con il problematico rapporto tra Romain ed il suo medico curante, il dottor Dimitri Zvenka (Merad) , perseguitato dalle richieste d’attenzione del nevrotico paziente.

Demenziale e parodistico per la messa alla berlina di situazioni e luoghi del cinema a cui il film di Boon fa riferimento – esilarante l’infatuazione di Anna (una sorprendente Alice Pool) borghese annoiata da un menage matrimoniale fallimentare e per questo pronta a cascare tra le braccia di Romain che approfitta della sua nuova identità per conquistare la donna – “Supercondriaco” vive soprattutto sulle improvvisazione del regista attore, trasformato in un Tiramolla iperattivo, con capitomboli alla Buster Keaton ed improvvisazioni linguistiche che nella storpiatura dell’idioma, e nello slang caricaturale necessario ad interpretare il fantomatico bad guy danno modo al regista di sfoderare una delle specialità della casa, già presente in “Giù al nord” così come in “Niente da dichiarare?”. Debitore di un film come “Tutte le manie di Bob” (What’s About Bob) film del 1991 interpretato da Bill Murray e Richard Dreyfuss che proponeva con lo stesso climax umoristico e surreale la dipendenza morbosa e patologica di un paziente nei confronti del proprio psicologo, “Supercondriaco” ha il suo punto di forza nella descrizione delle fobie del protagonista, con Boon efficace nel non concedere pause allo spettatore, con una progressione di nevrosi tra il probabile e l’assurdo che, a confronto, farebbero apparire normale l’Harry Sanborn di “Qualcosa è cambiato”. Detto questo però, l’intera vicenda manca di quell’originalità che aveva fatto la fortuna del film capostipite. In questo caso infatti la seconda parte, quella più movimentata non riserva sorprese a meno che non ci si accontenti di vedere Boon gettarsi all’arrembaggio su un camion in fuga, inseguito dai proiettili dei soldati che tentano di riacciuffarlo. Se la confezione, soprattutto per quanto riguarda l’attenzione ai personaggi di contorno è superiore alla media, come nel caso della moglie del dottore interpretato da Judith El Zein che ci riserva un umorismo sottile e pungente, con battute che prefigurano una latente omosessualità nel rapporto che il marito instaura con il molesto paziente; come pure è degna di nota la ricostruzione ambientale di un est europeo plumbeo ed uggioso quanto basta da far rimpiangere il conformismo della società parigina, “Supercondriaco” non si discosta da un tipo di pantomima che ricorda quelle dei caratteri interpretati a suo tempo da Boldi e De Sica. La sensazione alla fine è quella di un’autoreferenzialità a cui è devoluto il compito di supplire ad una sostanziale mancanza d’idee.

16/03/2014

Cast e credits

Distribuzione
Les Productions du Ch'Timi, Pathé Production, TF1 Films Production
Durata
107'
Produzione
Eagles Pictures
Sceneggiatura
Dany Boon
Fotografia
Romain Winding
Montaggio
Monica Coleman
Musiche
Klaus Badelt

Trama

Ossessionato dalle malattie finirà per diventare un rivoluzionario ricercato dalla polizia internazionale
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