The First Slam Dunk

The First Slam Dunk


Takehiko Inoue

Sportivo | Giappone
(2022)

È il 1990 quando “Slam Dunk” di Takehiko Inoue debutta sulla rivista Weekly Shonen Jump affollata al tempo sia da opere nate nella decade precedente che avrebbero lasciato un segno nelle produzioni a venire (“Dragon Ball”, “Le Bizzarre Avventure di JoJo”, “Saint Seiya”), sia da nuove leve che da quel momento in poi avrebbero raccolto l’eredità lasciata dalla golden age della rivista. “Slam Dunk” veniva serializzato in un panorama editoriale fiorente, divenendo nel tempo un culto non soltanto all’interno delle pubblicazioni manga, ma in generale nel fumetto mondiale. Conclusosi nel 1996 (276 capitoli, 31 volumi), Inoue aveva appena 29 anni, eppure gli era riuscita un’opera capace di sopravvivere al tempo, in grado di eludere la barriera storica e di genere. E difatti è proprio nel 2022, 26 anni dopo la sua conclusione, che l’autore riprende in mano la sua storia non tanto per ravvivarne le braci ma per farla bruciare ancora una volta, con uno sguardo completamente diverso.

Punti di vista e coralità

Inoue si può definire autore multiforme ma non per quantità produttiva: concluso “Slam Dunk”, tra il ‘98 e il ‘99 inizia a raccontare due opere, relativamente lunghe e complesse, che ancora oggi non hanno una vera conclusione. “Vagabond” e “Real” condividono con “Slam Dunk” la varietà dei punti di vista all’interno del narrato. Nei manga qui citati, spesso il presunto protagonista lascia spazio a lunghe parentesi dedicate ad altri personaggi che condividono il contesto e che non servono per scopi meramente narrativi, quanto piuttosto per allargare i confini di senso che una stessa tematica può offrire. Lo stesso approccio che Inoue adotta per “The First Slam Dunk”, di cui firma la regia, scegliendo un riferimento preferenziale nuovissimo rispetto al fumetto per narrare l’ultima porzione del manga, la partita di basket più difficile. Ryota Miyagi, l’elemento dello Shohoku meno caratterizzato del quintetto di Kanagawa, è il perno della narrazione da cui il film inizia a tessere un lungo flashback per poi arrivare a quelli di tutti i componenti della squadra.

 

Panel da sinistra a destra: “Vagabond”, “Buzzer Beater”, “Real”

“The First Slam Dunk” si muove dunque tra due microcosmi: gli snodi di un duplice dramma familiare e la gara tra gli underdogs dello Shohoku che affrontano la squadra più forte del torneo liceale. Il film di Inoue sottolinea gli elementi sia sportivi che privati della sfida affrontata attraverso la capacità di resistere alle avversità. Non è un caso se tanto nel passato del giovane Ryota quanto nelle concitate scene del match vengano sottolineate le mancanze dei protagonisti rispetto a ciò che affrontano.

Inoue decide dunque di inscenare l’ultimo atto sportivo della squadra in un crescendo di emotivo e fisico che coinvolge tutti i componenti del team: la squadra migliora durante la partita, apprende e fa fronte a quella che all’apparenza è una sfida incommensurabile, pur non essendo una finale. L’aspetto della crescita, così come la componente realistica e plastica dell’atto sportivo, fedelmente riproposta nelle coreografie che riprendono “frame by frame” quelle delle pagine, è intervallato da una storia che ricorda i testi più recenti di Inoue, in particolare “Real” in cui si utilizza il basket in carrozzina come veicolo per narrare l’intima tensione di ritrovarsi disabili. Come avviene in “Real” attraverso la condizione di disabilità, anche nel passato di Ryota si sottolinea una mancanza, oltre che l’avvenimento del lutto, e il crescente senso di colpa per non riuscire a giustificare un vuoto sia familiare che personale (Ryota non è mai all’altezza dei suoi avversari). La scrittura mette al centro la figura umana in un percorso di conoscenza di sé che supera la mancanza (emotiva, famigliare) attraverso la coralità.

Ancora una storia

In un cinema che è sempre più luogo di incontro di universi condivisi, testi che sono già altro rispetto al formato filmico, il rischio era di produrre “The First Slam Dunk” come un’eco ridondante rispetto al medium di partenza. Si pensi a successi basati su brand multimediali come “Super Mario Bros.”  o “Barbie“, due produzioni antitetiche per risultato ma il cui veicolo di forza sta nell’oggetto rappresentato in quanto porta al pubblico universi già condivisi, schematizzati. Un’incognita che poteva far pensare che il formato seriale potesse essere più adatto a sciorinare il racconto nella sua interezza, e qui si guardi a una produzione animata molto vicina temporalmente a “The First Slam Dunk”, cioè alla serie “Pluto” (2023) di Naoki Urasawa che, pur visivamente virtuosa e concettualmente fedele al medium di partenza, perde la chirurgica precisione del formato a capitoli del testo fumettistico, risultando forzato in una struttura da lungometraggio (otto episodi da un’ora).

 

Frame del film e panel del fumetto a confronto

Il rischio era dunque restituire “The First Slam Dunk” come un film fan service, contratto nel formato cinematografico, impossibilitato a esprimere un testo lungo come un manga seriale. Invece Inoue riesce a narrare una seconda volta la stessa storia declinandola in altro, pur conservandone le fondamenta. Lo sguardo è quello di un autore diverso rispetto a quando disegnò il manga e che attraverso l’espediente dei piani temporali si muove tra i personaggi per comunicarne tutta la fragilità, pur con velocissime e semplici parentesi disseminate nel corso della partita.

La stessa estetica partecipa di questa trasformazione che non vuole essere calco: la tecnica artistica miscela animazione 2D dai colori pastello coi modelli 3D delle scene sportive. Il risultato, in entrambi i casi, è un cel shading pur poco audace rispetto alla pienezza  delle tavole del manga (si perdono volutamente dettagli come il sudore e le linee cinetiche) ma che si addice, nel comparto tridimensionale, alla velocità dell’incontro sul campo, permettendo alla camera digitale di correre attorno ai soggetti con precisione chirurgica. La commistione artistica suggerisce come tra il campo e la vita quotidiana, il presente e il passato passi una linea di confine impercettibile, un al di là solamente ipotetico che viene attraversato a ogni scelta compiuta (l’onirica scena in cui Ryota con la blusa sportiva si sostituisce al fratello scomparso si fa metafora di questo processo atemporale).

“The First Slam Dunk” dunque è un ritorno a casa per il suo autore, un lascito ulteriore di un’opera che cambia in funzione del suo demiurgo, capace di adattarsi al mezzo film senza perdere l’essenza che caratterizza il fumetto.

23/03/2024

Cast e credits

Titolo Originale
The First Slam Dunk
Distribuzione
Anime Factory
Durata
124'
Produzione
Dandelion Animation Studio, Toei Animation
Sceneggiatura
Takehiko Inoue
Montaggio
Ryuichi Takita
Musiche
Satoshi Takebe, Takuma Mitamura

Trama

La partita più difficile di sempre per il liceo dello Shohoku, affrontare la squadra più forte del torneo liceale in un dentro o fuori che segnerà la loro vita.
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