Ondacinema

recensione di Davide Spinelli
5.0/10

Charlie (Brendan Fraser) è un insegnante solitario, affetto da una grave forma di obesità. Non esce mai di casa, tiene un corso online di scrittura accademica. Quando sua figlia Ellie (Sadie Sink) aveva solo otto anni, l’ha abbandonata assieme alla madre, si è innamorato di un suo studente, Alan, morto poi suicida.

Somateca

Per Paul B. Preciado il corpo è una somateca[1], cioè un archivio politico vivente. Fa al caso di “The Whale” di Darren Aronofsky, l’adattamento dell’opera teatrale omonima di Samuel D. Hunter. È il messaggio portante: il corpo è il luogo della battaglia politica ed emotiva, è un ritaglio arbitrario, anche un correlato inscindibile, almeno per Charlie, che non vorrebbe ci fosse un Aldilà, meglio che Alan non veda come si è ridotto; non lo vedono gli studenti del corso online, non lo vede chi vive oltre le mura della sua casa, il fattorino che ogni sera lascia le pizze sulla panca davanti l’uscio. Sullo schermo - un po’ depotenziata - la riflessione (teatrale) sul corpo del testo di Hunter alla fine tiene: il corpo non può essere solo un insieme fenotipicamente valido, la sua esistenza è “carbonica”. L’ossessione del primo piano, del dettaglio, è claustrofobica, a livello spaziale e temporale. Ricorda un film italiano, “Le sorelle Macaluso”, ambientato interamente tra le mura di un appartamento all’ultimo piano a Palermo. Se Charlie è prigioniero di sé stesso o del suo corpo è lo stesso. In quale senso siamo altro, se la morte è un evento corporeo, se a chi resta manca la percezione sensoriale della nostra esistenza? L’obesità disturba, altera, mette alla prova. Il cinema di Aronofsky ci prova dai tempi de “Il cigno nero”; in apertura, la scena della masturbazione lo dichiara.
Lo studio del corpo regge, ma ad Aronofsky non basta e “The Whale” imballa la verve comica dell’opera teatrale, il dramma prende il sopravvento, il trauma dev’essere onnipresente, omnicomprensivo, rinchiude una narrazione già di per sé claustrofobica; Charlie non ci crede che ci sia chi non ha cuore, e ci sta, ma la somatizzazione ha sfumature infinite, eppure Aronofsky è preoccupatissimo che il carico emotivo (per arrivare, arriva!) del film aumenti. Un’impronta meno invasiva avrebbe - forse - restituito la leggerezza della commedia; la morte non è più il rimosso, la scelta di lasciarsi andare non rappresenta uno spazio retorico, ma una scelta, i confini di un dramma, quello che Charlie ha accettato (?), “non vuole essere salvato”.

Randy “The ram”

Randy e Stephanie, Charlie ed Ellie, Aronofsky ripropone il duetto padre-figlia di “The Wrestler”. Funziona meno, forzato, implode, ma Brendan Fraser e Sadie Sink sono due interpreti favolosi e si intendono a meraviglia; il sonoro allodiegetico non sbaglia un colpo, preoccupa e assolve.
Randy e Charlie sono più simili di quanto sembri; se uno combatte, l’altro ha combattuto, se Charlie ha perso il controllo del corpo, Randy lo perderà progressivamente. Quando Randy lotta anche se i medici hanno negato il consenso, Charlie si abbuffa, rifiuta le cure mediche. A entrambi basterebbe una possibilità – la figlia – per riscattare la loro vita, ed entrambi, negata, si buttano dall’angolo del ring. “Aggrappiamoci all’amore” ha detto Aronofsky in conferenza stampa, perché nella testa del regista “The Whale” è una favola – ecco "Moby Dick" -, che però si ferma a metà strada. Peccato, perché il grido d’aiuto di Charlie, “scrivete qualcosa di onesto, cazzo”, era la risposta a “cos’è importante?”. Aronofsky ci riprova, ma la magia di "The Wrestler" è lontana. 

 

[1] Sono un mostro che vi parla (Fandango, 2021)


06/09/2022

Cast e credits

cast:
Samantha Morton, Hong Chau, Sadie Sink, Brendan Fraser


regia:
Darren Aronofsky


distribuzione:
I Wonder Pictures


durata:
117'


produzione:
A24, Protozoa Pictures


sceneggiatura:
Samuel D. Hunter


fotografia:
Matthew Libatique


scenografie:
Mark Friedberg, Robert Pyzocha


montaggio:
Andrew Weisblum


costumi:
Danny Glicker


musiche:
Rob Simonsen


Trama

Charlie è un insegnante solitario, affetto da una grave forma di obesità. Negli ultimi giorni di vita che gli restano prova a riallicciare i rapporti con la famiglia che ha abbandonato.