The Bourne Legacy

The Bourne Legacy


Tony Gilroy

Azione | Usa
(2012)

La rivolta di Bourne contro la CIA sta attirando troppa attenzione: l’alto papavero Byer (Norton) decide di chiudere tutte le operazioni connesse allo sviluppo di superagenti, e di eliminare i superagenti stessi. L’agente Cross (Renner) riesce a scappare ma ha bisogno di medicine e rapisce quindi la dottoressa Snyder (Weisz), salvandola dalla CIA stessa, perchè gliela procuri.

Il quarto episodio della serie non è il quarto episodio della serie, ma una storia ambientata nello stesso mondo dei film precedenti, grosso modo in parallelo al terzo episodio. Per sopperire alla mancanza dell’amato protagonista, e per giustificare il titolo, i riferimenti a Bourne nelle conversazioni sono pressochè costanti, al limite dell’eccessivo, e si mantiene inalterata la struttura dei film precedenti (fuga solitaria del ribelle vs macchina onniveggente del controllo). Vi sono poi altre citazioni più o meno esplicite, come la prima inquadratura che rimanda ovviamente all’ultima dell’episodio precedente.

Non è chiaro infatti quanto interesse sia in grado di suscitare “The Bourne Legacy” se prescindiamo dalla famiglia di origine. Ci sono personaggi (la prima e l’ultima spia con cui si confronta Cross) privi di alcuno spessore e sequenze (il modo semplice semplice con cui la CIA si disfa di tutti gli altri agenti a parte Cross) che lasciano perplessi. Ci sono anche vezzi registici un po’ pretenziosi da parte di Tony Gilroy (sceneggiatore dei Bourne precedenti ma anche regista del valido “Michael Clayton“), come alcune carrellate circolari senza scopo e una colonna sonora eccessivamente epica, con musica ad alta tensione anche mentre Cross si siede al tavolo a falsificare con tutta calma un passaporto. D’altro canto sia Renner che la Weisz hanno delle belle facce e danno una buona prova di recitazione (più parcheggiato Norton). La maggior parte delle sequenze d’azione sono ben dirette, dalla interessante sfida uomo vs drone, all’inseguimento in moto, molto realistico, i varil tentativi di uccidere la Weisz, decisamente ad alta tensione. Come ci si poteva aspettare da un regista-sceneggiatore, la storia è decisamente ben congegnata, i pezzi si incastrano, il ritmo regge, i dialoghi sono efficaci.

Siamo insomma di fronte a un discreto prodotto di genere, ma manca l’innovatività del primo Bourne e soprattutto il guizzo che rendeva speciali gli ultimi due. A partire dalla regia, dove dalla macchina a mano, al rumore di fondo, alla grafica dei flashback Greengrass osava (e azzeccava) molto di più, fino all’analisi del contesto sociale: qui abbiamo alcune discussioni non banali sul ruolo della scienza e alcuni elementi di contemporaneità (i droni, l’esternalizzazione della produzione), ma niente a che vedere con la critica affilata dell’era Bush presente nei film precedenti.

Quello che manca infine è il disegno del personaggio: non solo ci si affeziona di più a un protagonista che deve le proprie capacità alle doti e all’allenamento che a qualcuno che è stato biologicamente modificato, ma soprattutto Bourne affrontava un percorso di espiazione dei propri peccati prima e portava un attacco al cuore del sistema poi, mentre Cross sostanzialmente passa il tempo in cerca dei farmaci da cui dipende a causa dei trattamenti medici a cui è stato sottoposto. Solo verso la fine ci viene promesso, in modo un po’ irritante, che sapremo di più su Cross negli inevitabili prossimi episodi.

05/09/2012

Cast e credits

Titolo Originale
The Bourne Legacy
Distribuzione
Universal Picture
Durata
135'
Produzione
Relativity Media
Sceneggiatura
Tony Gilroy
Fotografia
Robert Elswit
Scenografie
Kevin Thompson
Montaggio
John Gilroy
Musiche
James Newton Howard

Trama

La rivolta di Bourne contro la CIA sta attirando troppa attenzione: l'alto papavero Byer (Norton) decide di chiudere tutte le operazione connesse allo sviluppo di superagenti, e di eliminare i superagenti stessi. Cross (Renner) riesce a scappare ma ha bisogno di medicine e rapisce quindi la dottoressa Snyder (Weisz), salvandola dalla CIA stessa, perchè gliela procuri.

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