The Bourne Ultimatum

The Bourne Ultimatum


Paul Greengrass

Azione | Usa
(2007)

Un giornalista del Guardian investiga su Bourne. Nel tentativo di proteggerlo Bourne si trova coinvolto nell’indagine sul progetto Blackbriars della CIA, di cui è stato il primo soggetto.

Più che essere il seguito di “The Bourne Supremacy”, si tratta di un film che si intreccia ad esso, iniziando in medias res con una sorta di scena mancante del film precedente, quindi re-interpretandone in maniera suggestiva il finale grazie a un nuovo montaggio della stessa conversazione. Da una parte questo mostra l’ambizione di creare qualcosa di più interessante di un mero episodio di una serie: si tratta infatti quasi di una rielaborazione completa dei due episodi precedenti che ricorda come esperimento “L’amore fugge” di Truffaut (con Bourne al posto di Doinel). E’ bello ad esempio il ripetersi con variante della scena del taglio dei capelli a cui è costretta Marie (Franka Potente), in “The Bourne Identity” e Nicky (Julia Stiles) in questo. D’altra parte il legame è così stretto che inevitabilmente sottolinea la forte continuità garantita dalla regia di Greengrass. Lo stile in cui è girato il film è infatti proprio lo stesso del secondo episodio, con la medesima combinazione di camera shaky e montaggio dinamico (che vince un Oscar) sostenuto dalla medesima serrata colonna sonora e la medesima accurata ricostruzione di ambienti con un ottimo supporto dell’editing sonoro (che vince i due Oscar per la categoria). L’unico miglioramento stilistico significativo è che Greengrass trova a questo giro una chiave migliore per rappresentare i sogni/ricordi virandoli fortemente al bianco, quasi fossero sovraesposti. Le scene d’azione sono avvincenti, ma alla fine si tratta di versioni deluxe di quanto già visto nei due episodi precedenti, arti marziali con oggetti quotidiani e corse nel traffico urbano, con l’aggiunta di un pizzico di parkour nella sequenza di Tangeri. Spicca però il pezzo di bravura nella Waterloo station di Londra (possibile riferimento alla morte di Charles de Menezes). Nell’era post-9/11 il controllo è totale, vediamo la CIA intercettare tutti i telefoni, e controllare tutte le telecamere di sicurezza, (nonchè narcotizzare e uccidere civili su suolo inglese). Ma se si è abili si può sfuggire. Bourne riesce sempre a parlare sull’unico canale non ascoltato, vede gli angoli ciechi delle telecamere e guarda non guardato i suoi ex colleghi che guardano non guardati la loro preda, in un frenetico incrocio di voci e di sguardi.

La missione di Bourne è sostanzialmente la stessa del precedente episodio, una ricerca di verità personale che diventa inevitabilmente indagine sui crimini compiuti dalla CIA (waterboarding, extraordinary renditions, esecuzioni extraterritoriali). Alla fine scopriremo insieme a lui il peccato originale di Bourne, ma il discorso anzi il percorso è così identico a quello del film precedente da risultare ripetitivo. Certo, nel caso, repetita iuvant, ma si poteva variare maggiormente sul tema. Se vediamo un po’ fermo come evoluzione Bourne, il personaggio dell’agente Landy (Joay Allen) passa da sfaccettato a contraddittorio, aiutando con una mano la CIA e con l’altra Bourne per mostrare che in fondo i servizi segreti hanno una coscienza. Due rimproveri finali. Uno per il product placement: ma davvero ne ha bisogno un film che incassa quasi mezzo miliardi di dollari? L’altro per il finale forse troppo aperto per l’impianto (e il titolo) del film e forse troppo ottimista per il tono della serie, con tutti i cattivi puniti e i buoni premiati. Dove è finito il leggendario “sei sicuro che lo stampano?” de ”I Tre giorni del Condor”?

Intendiamoci: come spettacolo, tecnica e trama questo è un ottimo film, solamente troppo addomesticato. “The Bourne Supremacy” rimane il termine di riferimento.

23/11/2011

Cast e credits

Titolo Originale
The Bourne Ultimatum
Distribuzione
Universal Pictures
Durata
116'
Produzione
Universal Pictures
Sceneggiatura
Tony Gilroy
Fotografia
Oliver Wood
Montaggio
Christoper Rouse
Musiche
John Powell

Trama

Un giornalista del Guardian investiga su Bourne. Nel tentativo di proteggerlo Bourne si trova coinvolto nell'indagine sul progetto Blackbriars della CIA, di cui lui è stato il primo soggetto.
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