The Salvation

The Salvation


Kristian Levring

Western | Danimarca, Regno Unito, Sudafrica
(2014)

I fratelli Jon (Madds Mikkelsen) e Peter (Mikael Persbrandt) sono in attesa in una stazione ferroviaria dell’arrivo della famiglia del primo. Jon ha attraversato l’oceano sei anni prima arrivando dalla Danimarca, nel 1865, per trovare nuove opportunità nelle terre promesse delle grandi pianure americane. Finalmente, dopo anni di duro lavoro insieme al fratello, hanno un piccolo appezzamento di terreno coltivabile e Jon riesce a ricongiungersi con moglie e figlio. Ma la felicità dura poco perché nella corriera che li trasporta verso casa insieme a loro viaggiano due uomini. Attirati dalla bellezza della donna, gettano Jon fuori dalla diligenza e uccidono il figlio e la donna dopo averla stuprata.

Kristian Levring, regista e sceneggiatore, è tra i fondatori del movimento cinematografico Dogma 95 insieme a Lars von Trier e Thomas Vinterberg. Autore nel 2000 di “Il re è vivo” secondo le regole del movimento, terminata quell’esperienza, dopo quindici anni con questo film siamo dalla parte opposta del cinema professato all’epoca da von Trier (tra l’altro è la sua Zentropa a produrre il film).

“The Salvation” è un film western, dove c’è un’accurata messa in scena e un consapevole utilizzo della macchina cinema: dalla ricostruzione ambientale con i piccoli villaggi sperduti nella vastità della prateria (il film è girato in Sud Africa e viene utilizzata anche la CG per rendere verosimile la scenografia); all’utilizzo dei movimenti della macchina da presa e alle inquadrature classiche del genere che passano dai campi lunghi e lunghissimi ai primi piani dei volti dei protagonisti; dalla fotografia emotiva e un utilizzo impressionistico della luce. Un film antinaturalistico che volutamente omaggia il genere.

Il regista confessa nelle note del pressbook che ha sempre amato i western fin da bambino e in particolare il cinema di John Ford e Sergio Leone. E si vedono in modo palese le citazioni a questi due autori: l’arioso utilizzo del dolly con riprese verso l’alto, i primi piani stretti e continui, l’ambientazione essenziale che richiama la “Trilogia del dollaro” di Sergio Leone e tutta la tematica delle vendetta e del possesso del denaro; le inquadrature nella stazione ferroviaria, dove Jon e il fratello vengono ripresi più volte attraverso l’entrata, incorniciati in un quadro con la pianura infinita davanti, come nel famoso finale di “Sentieri Selvaggi“.

“The Salvation” è comunque non solo un semplice omaggio, ma una riuscita opera in sé che utilizza il genere in modo intelligente con risultati di un certo fascino estetico e cinematografico.

La prima parte del film, ad esempio, ha due sequenze dove forma e contenuto raggiungono i risultati migliori della pellicola. La prima è proprio l’incipit, dove la macchina da presa si muove all’interno della stazione ferroviaria incrociando le persone in un continuo movimento dei corpi e dello sguardo all’interno di uno spazio delimitato e senza una messa a fuoco, dove tutto è indefinito, fino all’inquadratura dell’arrivo del treno e all’incontro tra Jon e la moglie e il figlio. Elegia della felicità e delle speranza che prende forma, di una nuova vita raggiunta. La seconda sequenza è girata in notturna, quando Jon raggiunge a piedi lungo il sentiero la diligenza ferma nei pressi di una radura. Il corpo del figlio è a terra e lui lo abbraccia con un’inquadratura dal basso in un cielo bluastro e illuminato dalla luna piena sullo sfondo. Jon prende il fucile di uno dei due conduttori della diligenza, anche loro cadaveri, e si vendica uccidendo i due uomini. Il buio calato nell’animo del protagonista che reclama giustizia per il torto subito in uno scenario che ricorda la pittura simbolista nordica.

Uno dei due uomini che Jon uccide è il fratello del colonnello Delarue (Jeffrey Dean Morgan), a capo di una banda che taccheggia il villaggio di Black Creek. Delarue esige anch’egli vendetta e uccide in modo indiscriminato tre persone perché gli venga consegnato l’assassino del fratello. Il villaggio è composto da immigrati, che pur di sopravvivere sono disposti a tradire, dove viltà e mancanza di solidarietà sono radicati nella struttura sociale. E qui abbiamo il tema forte e portante di “The Salvation”. Siamo in un mondo senza regole dove vige la legge della violenza e del più forte. Delarue vive in un villaggio semibruciato all’interno di una banca, metafora del potere dei soldi e del capitale che distrugge tutto pur di accumulare denaro senza soluzione di continuità. Del resto lo scontro tra Jon e Delarue è una continuazione di una guerra su altri fronti: il primo è un reduce della seconda guerra dello Schleswig nel 1864 che vide contrapposta la Danimarca all’esercito prussiano e austriaco. Jon emigra in America proprio per fuggire dalle macerie del suo paese natio. Delarue è un ex soldato nordista (e molti suoi uomini indossano ancora indumenti della divisa) e il suo unico obiettivo è l’arricchimento sfruttando le risorse finanziarie degli agricoltori e degli allevatori costretti a indebitarsi o a concedere i beni in loro possesso. Delarue non si fa scrupolo di “possedere” anche la cognata Madeleine rimasta vedova, una muta Eva Green, brava a recitare con lo sguardo nel ruolo forse più difficile e complesso dell’intero film. Jon attraversa la storia subendo l’ostilità dei suoi concittadini, il loro tradimento, le torture da parte di Delarue, la fuga, la perdita dell’amato fratello che lo aiuta, lo scontro finale con Delarue e i suoi uomini che lo vede effimero vincitore, in un mondo fatto di violenza continua.

Levring utilizza una messa in scena concettuale e introduce anche un uso delle inquadrature a livello del terreno, inquadrando spesso stivali, gambe di uomini e cavalli, uomini distesi che sparano o morti, in un abbassamento dello sguardo per indicare anche il livello sociale in cui si muovono i personaggi. Nell’ultima sequenza, quando Jon e Madeleine, in una provvisoria alleanza, vanno verso l’Ovest alla ricerca di una nuova possibile vita, la macchina da presa si muove all’indietro verso l’alto e allargando lo sguardo inquadra le torri di pozzi petroliferi: il “black creek”, il fiume nero del petrolio e la continuazione dello sfruttamento e dell’accumulo dell’oro sotto diversa forma. Come dire tutto cambia per non cambiare nulla. Senza alcuna salvezza.

14/06/2015

Cast e credits

Distribuzione
Academy2
Durata
90'
Produzione
Zentropa Entertainments
Sceneggiatura
Anders Thomas Jensen, Kristian Levring
Fotografia
Jens Schlosser
Scenografie
Chantel Carter
Montaggio
Pernille Bech Christensen
Musiche
Kasper Winding
Costumi
Diana Cilliers

Trama

Nel 1871, Jon è un immigrato danese negli Stati Uniti che attende sua moglie e il figlio di dieci anni. Ma la felicità della riunione della famiglia dura poco perché entrambi sono vittime di un crimine orribile da parte di due sbandati. Jon riesce a uccidere il responsabile del duplice omicidio, ma l’uomo è il fratello dello spietato colonnello Delarue, un bandito che terrorizza il villaggio di Black Creek e disposto a tutto pur di vendicare la morte del fratello.

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