Tropa De Elite – Gli squadroni della morte

Tropa De Elite – Gli squadroni della morte


José Padilha

Azione | Argentina, Brasile
(2007)

Violento, macabro, disperato. Il cuore nero della società brasiliana messo a nudo e mostrato agli occhi del mondo. “Tropa de Elite”, vincitore della 58esima edizione del festival di Berlino, traduce sullo schermo una realtà di sconfortante abbandono e degrado.

Ambientato nelle favelas della Rio de Janeiro degli anni Novanta, nei dedali fatiscenti e poverissimi del Turano, di Vidigal, della Ronciha, il film mette in scena la guerra tra il Bope (Battaglione operazioni poliziesche speciali), uno squadrone della morte, impermeabile alla corruzione, e i narcotrafficanti. Ogni notte questo gruppo addestrato, assolutamente autonomo rispetto al resto della forza pubblica, penetra nella giungla di catapecchie e compie autentiche stragi.

Quasi fosse una rivisitazione in chiave metropolitana dei conflitti del Vietnam o dell’Iraq, lo scontro è un continuo susseguirsi di agguati, torture e atroci omicidi. Naturalmente come in battaglia nessuna valenza viene data alla vita umana e le favelas diventano il luogo deputato allo sfogo di pulsioni inconsce di morte e distruzione. La pace in questi luoghi è garantita dall’esile equilibrio tra le armi dei capizona e quelle del nucleo speciale. Sullo sfondo, la restante parte della polizia è inebetita dalla corruzione e vive a stretto contatto quando non gestisce il malaffare. Il ritratto che ne viene fuori è un andazzo inestricabile di disfacimento sociale, un “sistema” che tende a stritolare qualunque forma di comportamento virtuoso.

In questo contesto si muovono i protagonisti della vicenda: il capitano Nascimento, sempre più in preda alla angoscia e alla sofferenza psicologica e due giovani e idealisti poliziotti, costretti a confrontarsi da un lato con il malaffare e dall’altro con l’opinione pubblica rispetto ai metodi delle forze di sicurezza.

José Padilha, alla sua opera prima, confeziona un film a metà tra un action-movie e il thriller, con un taglio fortemente documentaristico: fotografia scarna e camera a spalla. Sostiene l’impianto visivo con un largo uso di musica metal e techno, tanto da generare nello spettatore un senso di spiazzante disturbo. Costruisce le inquadrature, sempre a precedere o a seguire, con continui cambi di angolatura e cerca con i movimenti degli attori di dare la sensazione di trovarsi in un videogioco. Sfrutta l’impatto visivo frenetico per dare dinamicità e ritmo alla cronaca degli eventi. L’effetto stordente da “Shoot’ em up”, però, produce un esito decontestualizzante: le favelas, infatti, non vengono percepite come una realtà di profonda povertà, ma come un tessuto in putrefazione. Di conseguenza, la popolazione che vive al loro interno non subisce in stragrande maggioranza la delinquenza, ma concorre anch’essa a far parte di questo territorio nemico.

Stupisce poi la mancata presa di distanza dai metodi fascistoidi e fanatici con cui vengono preparati i soldati del Bope. Scelta che contribuisce non poco a dare al lungometraggio una morale piuttosto ambigua. Padilha, infatti, quasi non decidesse da che parte stare, lascia aperto anche il finale. Descrive un contesto in uno stato perenne di guerra, incapace di redimersi, incapace di proporre un’alternativa allo stato di cose. Scenario che sembra avvolgere lo stesso sguardo del regista.

14/06/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Tropa De Elite
Distribuzione
Mikado
Durata
115'
Sceneggiatura
José Padilha, Bráulio Mantovani, Rodrigo Pimentel
Fotografia
Lula Carvalho

Trama

Nel Brasile delle favelas, la dura lotta all'ultimo sangue tra le truppe speciali e senza scrupoli della polizia e gli spietati narcotrafficanti
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