Wall Street: il denaro non dorme mai

Wall Street: il denaro non dorme mai


Oliver Stone

Drammatico | Usa
(2010)

“Il denaro è una puttana. Ti sta a fianco nel letto, ti guarda sempre, anche di notte. Il denaro non dorme mai”.

Con questo quote ad effetto Oliver Stone fa tornare prepotentemente alla ribalta cinematografica uno dei personaggi più riusciti della sua filmografia, ovvero il finanziere d’assalto Gordon Gekko, tremendo analista della società americana e al contempo suo ineffabile approfittatore, calcolatore e capitalista quanto basta per potersi permettere soldi e successo senza rovinarsi, sostenitore del motto “l’avidità è un bene” ma anche al tempo stesso lucido e spietato occhio metaforico del regista stesso verso un mondo che è da sempre stato parte di lui (il padre è stato un famoso agente di borsa).

Stiamo parlando di “Wall Street”, film del 1987 che portò alla ribalta non solo il marcio e lo sporco dell’-allora- rampante mondo degli yuppies finanziari, ma anche alla gloria dello star-system hollywoodiano quel Michael Douglas mai finora così cinico, subdolo e completamente calato nella parte (difatti ci guadagnò un’Oscar, fama mondiale, nomea da stronzo di prima classe).

Da allora quasi 15 anni sono passati, l’America è cambiata, sia Gekko che il suo delfino di allora, lo spavaldo Bud Fox (un Charlie Sheen che nel film doveva tener testa anche al suo vero padre) sono finiti in prigione, un tipo di mondo è tramontato e passato di moda. Vero? Non proprio.

Il motivo per il quale Stone decide di tornare alla fine sulla via finanziaria più famosa del mondo è difatti presto detto: il grande tonfo del 2008, la crisi bancaria che non risparmiò nessuno e che ebbe effetti devastanti sull’economia mondiale, non è in realtà altro che un conseguente effetto (di nuovo) della politica spregiudicata e illegale di molti sedicenti affaristi, così come negli anni 80. Possono cambiare le tecnologie, gli apparecchi, i mezzi, ma alla fine che si tratti di un rampante banchiere (James Brolin) o di un anziano businessman (Frank Langella) ognuno ha i suoi scheletri nell’armadio, né più né meno che il Gekko di tanti anni fa; e prima o poi finirà col scontarli.

Stupisce, invece, di come, concentrandosi sui personaggi primari, quel Jake Moore (un disinvolto Shia LeBeouf) che dovrebbe essere diretto figlio di Bud Fox, e quel Gekko odierno che invece (causa anche le note vicende sanitarie personali dell’attore) risulta quasi il nonno di quello passato, Oliver Stone vada a descriverli con un occhio insolitamente indulgente: così, per quanto possa ambire a una carriera fulminante nel mondo della finanza, Moore ha comunque un progetto di finanziamento di un laboratorio ecoenergetico a salvargli ideali e anima; e allo stesso modo, per quanto Gekko sembri alla fine tornare a vestire i completi gessati del falco finanziario, non rinuncerà a salvare figlia e genero, invece di approfittarsi di loro.

La chiave, volendo, sta tutta in quel beffardo e fulmineo cameo di Charlie Sheen a metà film: ovvero quanto Gekko e Fox si rincontrano casualmente ad un pranzo di gala: uno imbucato solo per poter parlare di nascosto con la figlia, l’altro (che avevamo lasciato redento e carcerato) invece tornato a essere dissoluto viveur e playboy da quattro soldi. L’anima degli anni 80 che torna sotto i suoi due contraddittori aspetti, insomma.

Stilisticamente, invece, Stone rimane nostalgico di quello che fu uno dei suoi film comunque più riusciti e non rinuncia a “citarlo” sotto vari aspetti: carrellate prese pari pari dal famoso incipit originale, i Talking Heads stavolta sotto forma di David Byrne solista, Stone stesso nel cameo, gossip e battibecchi in perfetto gergo finanziario che diventano però tramite efficaci split-screen scene di riuscita resa drammatica. Manca comunque, va detto, quel formidabile “in più” che, sotto forma di Douglas/Gekko (qui purtroppo di molto ammorbidito), trasfigurava il film e lo rendeva ferocissimo, frenetico, affascinante; proprio come lui.

Sentito l’omaggio all’ottuagenario Wallach e alla sua immortale musichetta, simpatico il confronto fra i supertecnologici palmari di adesso e gli ingombranti Olivetti di ieri, goffi e quasi inutili alcuni tecnicismi (iridi, inserti di computer grafica) fatti un po’ per l’anima del niente. Ci resta, comunque, l’immagine eloquente di una “caduta” dall’ultimo piano del grattacielo il giorno del crollo della borsa, e forse altra metafora, di questi tempi, non poteva servire meglio.

28/10/2010

Cast e credits

Titolo Originale
Wall Street: Money Never Sleeps
Distribuzione
20th Century Fox
Durata
136'
Sceneggiatura
Oliver Stone, Allan Loeb, Stanley Weiser, Stephen Schiff
Fotografia
Rodrigo Prieto
Scenografie
Kristi Zea
Montaggio
Julie Monroe, David Brenner
Musiche
Craig Armstrong
Costumi
Ellen Mirojnick

Trama

Il giovane Jake Moore è un broker di successo che lavora sotto l’ala protettiva del mentore Louis Zabel, padrone di una importante banca di New York. Il fallimento di quest’ultima, agevolato dal rivale Bretton James e proprio a ridosso del gigantesco crack finanziario del 2008, spingerà Zabel al suicidio. Animato da una voglia di rivalsa e verità, Moore decide di “collaborare” con Gordon Gekko, grande squalo della finanza ora caduto in disgrazia, nonché padre della sua fidanzata che non vede da anni
Digger
Digger

Un'opera dalla regia rigorosa e viscerale, che conferma la densità stilistica di Iñárritu. Pur con qualche ridondanza strutturale che ne frena la tensione drammatica, il film offre un'efficace e lucida decostruzione psicologica dei personaggi

Her Private Hell
Her Private Hell

Nicolas Winding Refn torna al lungometraggio con un’opera visivamente magnetica che interroga la paternità tra protezione, controllo e possesso. Ma nel tentativo di decostruire la figura del padre, Her Private Hell rischia di trasformare quella della figlia nell’ennesimo oggetto del proprio sguardo

Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio
Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio

"Heart of the Beast" di David Ayer è l'ultimo di una serie di film che raccontano la wilderness americana rispolverando il mito della frontiera. Ne risulta un film di sopravvivenza in cui lo spazio dell'azione è affiancato da una contemplazione rispettosa del creato in ogni sua forma, retto sull'interpretazione tutta fisica di Brad Pitt

Una storia
Una storia

"Una storia" di Anna Foglietta ha ottime premesse e può contare sulla bravura dei due protagonisti, ma non convince del tutto: la scelta di raccontare questo dramma familiare attraverso una regia estremamente statica, inquadrature fisse e lunghi silenzi finisce per appesantire il ritmo

Possible Love
Possible Love

VENEZIA 83 - Otto anni dopo "Burning", Lee Chang-dong torna con un altro dramma in cui affronta questioni che sono al contempo di bruciante attualità e universali: la disparità di classe e la verità dei sentimenti. Un'opera densa e stratificata che può vantare anche uno straordinario quartetto di attori, premiata con il Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria

Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio
Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio

Palestina, 1936, durante il protettorato britannico. Un villaggio di palestinesi cristiani vede le proprie terre sottratte per far posto a una colonia ebraica. Il film racconta con efficacia la rivolta che segue, pur in maniera a volte didascalica

Resident Evil
Resident Evil

Con un reboot radicale, Zach Cregger tradisce la lore del videogioco per abbracciarne la geometria formale. Tra luci espressioniste, spazi claustrofobici e montaggio sincopato, i tropi del survival horror diventano stile. Pur prevedibile nella scrittura, il film è un horror solido e grottesco.

Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli