Le ricette della signora Toku

Le ricette della signora Toku


Naomi Kawase

Drammatico | Francia, Germania, Giappone
(2015)
Naomi Kawase negli ultimi anni si è imposta come una delle regista della scena giapponese più apprezzate nel circuito festivaliero. Presenza quasi fissa in quel di Cannes, dove nel 2007 ha sfiorato la vittoria con “The Mourning Forest”, Kawase si è costruita la fama di autrice seria ma elitaria dalla quale questo suo ultimo lavoro, in uscita in Italia (ed è la prima volta che un suo lavoro viene distribuito nelle nostre sale e di questo dobbiamo ringraziare la CINEMA di Valerio De Paolis che in pochi mesi si sta affermando come una delle realtà distributive più importanti del nostro paese) col titolo di “Le ricette della signora Toku”, tenta di allontanarsi. Ricavato da un libro di Durian Sukegawa, in effetti si tratta di un film, nel suo minimalismo, piuttosto accessibile. In verità durante lo scorso festival di Cannes, dove all’opera era stata affidata l’inaugurazione della “Un certain regard” (il concorso deve essere stato ritenuto una collocazione inadatta per un’opera così leggera) molti recensori hanno simpatizzato poco coi toni più leggeri per i quali la regista ha optato, riservando al nuovo lavoro aggettivi non propriamente garbati quali “insipido”, “banale”, “sentimentale”. Kawase è abituata a suscitare reazioni forti ma evidentemente non si aspettava un’accoglienza così severa in questa occasione e a mezzo stampa non ha nascosto la sua amarezza.
In effetti il film, se pur non originalissimo nell’assunto, risulta amabile nella descrizione di un umanesimo che gli amanti del cinema nipponico ben conoscono, e gli entusiasti lo hanno definito il lavoro più giapponese che l’autrice abbia mai realizzato, a rimarcare un allontanamento dalle opere che l’avevano resa una regista nota ma anche decisamente fuori dal coro. Molto giapponese ad esempio è il motivo dei dorayaki, le tipiche frittelle farcite con la marmellata di fagioli rossi (detta anko e”An” è difatti il titolo originale della pellicola) che sono al centro della storia. A cucinarli è Sentaro (Masatoshi Nagase, attore caro a Yoji Yamada, Sion Sono ma anche a Jim Jarmusch), gestore di un piccolo locale, meta prediletta di studentesse liceali. Un giorno al si presenta la signora Toku (interpretata dalla veterana Kirin Kiki, davvero incantevole), interessata al posto di aiutante. Sentaro sulle prime si dimostra scettico, anche considerata l’età della donna, ma poi incuriosito dai suoi commenti sul gusto dei dorayaki divenuto troppo industriale e conquistato dalla bontà dell’anko che lei le porta in dono accetta di assumerla. E fa bene perché non solo gli affari ne guadagnano ma Sentaro trova anche una nuova amica, pronta a dispensare molto più delle le ricette cui fa riferimento il titolo italiano. Ai due si aggiunge idealmente Wakana (Kyara Uchida, nella vita nipote della Kiki), una timida ragazza, cliente abituale del negozio. Questi personaggi formano un’ideale famiglia alternativa e ben presto si capisce che ad unirli non è solo la passione per i dolcetti. Sentaro ha alle spalle un passato duro col quale è difficile riconciliarsi, Wakana ha una situazione familiare difficile e anche Toku, donna di infinita saggezza oltre che dolcezza, ha conosciuto l’isolamento che la società riserva alle persone malate di lebbra. Quando la proprietaria del locale verrà a sapere che Toku vive tuttora in un lebbrosario, la donna dovrà lasciare il lavoro. Ma questo non spezzerà il legame profondo che si è creato nel frattempo con gli altri due.
Kawase, ben assistita dal direttore della fotografia Shigeki Akiyama, dimostra grande maestria e sensibilità nello scrutare i volti dei suoi interpreti attraverso lo scorrere delle stagioni. Anche se gli spettatori saranno probabilmente più conquistati dalle lunghe sequenze di preparazione dei prelibati manicaretti, per la regista la ricerca del bello consiste anche nel riprendere alberi in fiore o scorci di periferia al tramonto. Un cinema dell’essenzialità che si basa su suggestioni, probabilmente godibile anche senza la presenza di dialoghi. Essendo però, come si diceva prima, un’operazione meno radicale rispetto ai precedenti lavori “Le ricette della signora Toku” nello sviluppo segue linee più convenzionali e in effetti gli interventi progressivamente più insistiti della colonna sonora, curata da David Hadjadj, aggiunti a quelli delle voci over dei protagonisti che tendono a spiegare ciò che le immagini in effetti già da sole suggerivano egregiamente, rischiano di rendere il risultato più ordinario, prestando così il fianco ai suoi detrattori. Però sicuramente gli spettatori cui il film si rivolge, nella stragrande maggioranza dei casi, non sentiranno troppo la mancanza dei precedenti e più ostici lavori della regista e saranno pronti a farsi conquistare dall’incanto della signora Toku, l’ultimo sublime esempio di grande cuoca di celluloide e al tempo stesso prosecutrice di quella galleria di vegliarde che ha contribuito non poco a rendere amato il cinema proveniente dal paese del Sol Levante.

12/12/2015

Cast e credits

Titolo Originale
An
Distribuzione
CINEMA
Durata
113'
Produzione
Comme des Cinemas
Sceneggiatura
Naomi Kawase
Fotografia
Shigeki Akiyama
Scenografie
Kyoko Heya
Montaggio
Tina Baz
Musiche
David Hadjadj

Trama

Il gestore di un locale specializzato in dorayaki si imbatte in un'anziana ma entusiasta signora che vorrebbe essere assunta come assistente. Conquistato dalla marmellata di fagioli rossi preparata dalla donna, il gestore decide di assumerla. Sarà l'inizio di un'amicizia che non si esaurirà nel comune interesse verso le frittelle
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