Il richiamo

Il richiamo


Stefano Pasetto

Drammatico | Argentina, Italia
(2011)

Anime destinate ad incontrarsi sulla base di un reciproco dolore. Isole di un universo sconosciuto eppure vicinissimo entrano in collisione in maniera casuale ma inevitabile. L’impatto sarà rumoroso e cambierà lo stato delle cose. Sicuramente darà vita a nuove possibilità. È con la consapevolezza di un nuovo inizio che si conclude l’ultimo film di Stefano Pasetto, regista da un po’ di tempo sulla breccia ma per motivi legati alle logiche della distribuzione italiana ancora al palo con il suo secondo film, pronto già da un anno e solo ora in uscita nonostante il plauso ottenuto oltre confine nei festival dov’è stato presentato. A questa constatazione di rinnovamento che abbraccia il significato ultimo della storia appena raccontata se ne aggiunge un altro che riguarda da vicino i personaggi di Lucia e Lea, le due donne che in modo meno eclatante ma sicuramente molto simile a quella di “Thelma e Louise” (1999) danno vita ad una ribellione nei confronti della loro esistenza incompleta, e delle persone che ne fanno parte, ad incominciare dagli uomini, incapaci di capire le loro inquietudini e qui esclusi da una complicità che dopo l’amplesso consumato più come reazione ad un malessere reciproco che ad un attrazione sessuale, e successivamente nel viaggio attraverso la Patagonia argentina, si trasforma forse in qualcosa di più.

Ma dicevamo dei personaggi ancora una volta come già accadeva in “Tartarughe sul dorso”(2005) colti in un mutamento che gli farà cambiare pelle. E se nel film d’esordio le figure centrali interpretate da Fabrizio Rongione e Barbora Bobulova restavano in qualche modo in sospeso, bloccate nel loro percorso dalle conseguenze del gesto violento – lui finiva in prigione per aver voluto vendicare con il sangue le molestie di cui lei è stata vittima – che gli aveva permesso di prendere atto del nuovo corso, nel caso de “Il richiamo” questo tragitto si compie non solo attraverso variazioni che segnano in senso fisico il corpo, risanandolo, ma che arrivano fino in fondo attraverso uno strappo interiore e personale, quello che porterà Lucia e Lea a separarsi una volta per tutte dal fardello (per Lucia la mancata gravidanza per Lea l’assenza della figura paterna) che ne condiziona in negativo l’esistenza.

Ultimo arrivato in termini distributivi ma in realtà apripista (il film è stato prodotto nel 2011) di un cinema italiano che prova a liberarsi dal provincialismo a cominciare dai luoghi in cui viene girato – era già successo con i film di Volo, Sorrentino e Faenza ambientati in america ma anche nella rarefazione del paesaggio urbano dell’Italia filmata da Marina Spada nella sua ultima opera – “Il richiamo” ha il suo punto di forza nella capacità di far crescere i personaggi senza la fretta che contraddistingue molto cinema contemporaneo, nel modo con cui utilizza l’ambiente, mettendolo in corrispondenza con gli stati d’animo dei protagonisti, Buenos Aires pulsante ed affollata quando nella prima parte deve fare da specchio al crescendo interiore che mette in discussione certezze che non sono più tali, la Patagonia spoglia e scarsamente frequentata a rappresentare una presa di coscienza netta ed inappuntabile in quella finale.

Ma queste qualità, a cui si aggiunge la scelta di filmare con una semplicità che certamente si addice alla volontà di riprodurre una quotidianità essenziale e priva di orpelli, sono costrette a fare i conti con una certa prevedibilità nella rappresentazione dell’universo femminile, per molti versi uguale nella suo percorso di guarigione esistenziale a quello di certe produzioni nostrane – “Le acrobate” di Silvio Soldini (1997) potrebbe essere un modello – e che trova nella performance distante ed implosa di Sandra Ceccarelli un prototipo riuscito ma fortemente praticato, ed in quella di Francesca Inaudi una proposizione sin troppo caricata anche per un personaggio come quello di Lea, agli antipodi per leggerezza ed esuberanza rispetto a quello introverso e malinconico di Lucia. E poi con una certa difficoltà nella chiusura, più volte rimandata con inserti come quella dall’anziana signora a cui Sandra decide di dare lezioni di pianoforte che non aggiunge nulla ma sembra messo apposta dal regista per piazzare qualche frase ad effetto sulle verità dell’esistenza. Ancora sul versante distributivo si registra la penalizzazione di un doppiaggio che per ragioni di opportunità commerciale ci ha privato della versione originale, girata in lingua spagnola. Davvero un peccato ma anche un segno dei nostri tempi.

14/05/2012

Cast e credits

Distribuzione
IterFilm
Durata
93'
Produzione
Docksur Producciones in collaborazione con Rai Cinema, IterFilm
Sceneggiatura
Stefano Pasetto, Veronica Cascelli
Fotografia
Guillermo Nieto
Montaggio
Alessio Doglione
Musiche
Andrea Farri

Trama

Lucia e Lea sono due donne molto diverse: una è introversa e malinconica, l'altra è  leggera e scanzonata. In realtà dietro quelle apparenze così lontane si nasconde la radice di un dolore comune. Un viaggio che assomiglia ad una fuga le costringera a prenderne atto. Le conseguenze porteranno con sè un cambiamento radicale.
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