La talpa

La talpa


Tomas Alfredson

Drammatico, Spionaggio, Thriller | Francia, Germania, Gran Bretagna
(2011)

Presentato in concorso alla 68.ma Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia esce ora nelle sale italiane col titolo “La talpa” l’atteso nuovo lavoro cinematografico di Tomas Alfredson, già autore nel 2008 di una delle più interessanti pellicole horror del decennio passato: il delicato “Lasciami entrare“. Alfredson prende in mano questa volta il thriller adattando per il grande schermo la spy story di John leCarré “Tinker Tailor Soldier Spy” ambientata nel mondo dei servizi segreti britannici dei primi anni 70. Lo sguardo del regista si posa delicato in ogni inquadratura con lenti movimenti di camera che fendono lo spazio e riportano il filone spionistico al più classico whodunit basato su parola e discorso, sull’intreccio e l’indagine. Dimenticatevi di feste sfarzose in lussuose ambasciate e lunghi inseguimenti e adrenaliniche sparatorie all’ultimo caricatore, non pensate di trovare spettacolari esplosioni adornate da un frenetico montaggio perché “La talpa” riconduce il genere alle sue componenti elementari dirigendosi nel più classico ed elegante dei sentieri riportando in vita i brividi regalati da grandi pellicole come “Intrigo internazionale”, “La conversazione“, “Va’ e uccidi”, “I 3 giorni del condor”.

La sceneggiatura, firmata da Bridget O’Connor e Peter Straughan (aiutati dallo stesso leCarré nel tentativo di donare anche a questa pellicola le tinte scure con cui era dipinto il romanzo) è un gioiellino di architettura drammatica – una storia che si costruisce nell’annodarsi di molte storie – che riesce a snocciolare l’intricatissima trama dell’intrigo internazionale attraversando differenti registri narrativi, un ginepraio che muove le vicende del film senza perdere di vista, anzi donando una squisita profondità alla ricerca degli angoli più neri dei personaggi: anime tormentate tutte e incapaci di provare un’autentica gioia.

Il labirinto del Circus dell’intelligence britannica è tanto il contorto percorso che il protagonista George Smiley (Gary Oldman in una eccellente interpretazione) deve compiere per portare a termine il suo compito, scovare la talpa sovietica infiltrata nei massimi livelli dei servizi segreti, ma è anche un labirinto delle emozioni tra le cui maglie è facile perdersi in un mondo dove la parola “fiducia” ha perso qualsiasi significato. Assume, quindi, un tono universale questa novella nel momento in cui diviene una danza di dolori individuali, nel momento in cui tra l’impossibilità di fidarsi di qualcuno e la costante paura del tradimento ciascun personaggio si trova imprigionato nel cuore di tenebra della propria solitudine.

Continue citazioni hitchcockiane si succedono nel corso della pellicola incasellando nell’immaginario classico le spie malinconiche di Alfredson: come la cinepresa si fa largo tra gli spazi così il regista penetra nel cuore della solitudine dei suoi personaggi, uomini dannati dalle scelte che hanno compiuto, incapaci e e senza possibilità di avere relazioni autentiche, persone cui non è permesso di fidarsi dell’altro. Sospetto, angoscia, un vuoto isolamento interiore è tutto ciò che resta nel grigio Circus dei servizi segreti britannici. O magari forse il ricordo di un tempo, che sembra lontano e già perduto, quando tutto era più semplice. La complessità dei suoi personaggi diviene allora il punto di forza de “La talpa” che ci restituisce il pesante, opprimente clima in cui si muovono.

Con un raffinato tocco estetizzante il regista svedese riversa nella pellicola non solo la sua lettura del conflitto freddo, ma anche dell’atmosfera di quegli anni senza mai cedere alla più semplice e stereotipata soluzione ricerca, scava e infine trova quel mood perfetto in cui si amalgamano tutte le parti: le musiche sottolineano, ma non dominano; i dialoghi indicano, ma non svelano; le scenografie mostrano, ma non ostentano. In un raffinato gioco d’equilibrismo Alfredson la spunta nuovamente e riesce a prendere in mano e rileggere sin dalle fondamenta un genere cinematografico oltremodo diffuso filtrandolo attraverso la sua peculiare sensibilità, che per natura lo porta a indagare tra le pieghe dell’animo umano in situazioni limite. Nuovamente Alfredson vince la scommessa riuscendo ad essere fedele alla sua linea anche nella prima grande produzione che si è trovato a gestire – con un cast di primedonne che rappresenta sempre un azzardo – e nel realizzare con “La talpa” un film intelligente nella stratificazione a più livelli delle possibili letture che consente allo spettatore di poterlo affrontare in maniere differenti a seconda delle sue competenze e dei suoi interessi.

Film non solo consigliato, ma addirittura necessario tanto per gli amanti del genere spionistico che per i cinefili tutti: Alfredson è magistrale nel montare e dipanare il complesso viluppo della storia da un lato, mentre dall’altro con un tono sommesso di sincero umanismo svela e empatizza per la solitudine e le debolezze delle sue spie; una piccola perla che illumina questo inizio d’anno cinematografico.

Per saperne di più: “La talpa” – Incontro con Gary Oldman.

11/01/2012

Cast e credits

Titolo Originale
Tinker Tailor Soldier Spy
Durata
127'
Produzione
Eric Fellner, Robyn Slovo, Tim Bevan
Sceneggiatura
Peter Straughan, Bridget O’Connor, John le Carré
Fotografia
Hoyte Van Hoytema
Scenografie
Maria Djurkovic
Montaggio
Dino Jonsäter
Musiche
Alberto Iglesias
Costumi
Jacqueline Durran

Trama

Guerra fredda. Una spia sovietica è infiltrata ai massimi livelli dell'inteligence britannica. L'ex agente George Smiley è chiamato a risolvere l'enigma che si rivelerà essere un sottile e intricato rompicapo
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