C’est la vie – Prendila come viene

C’est la vie – Prendila come viene


Olivier Nakache, Éric Toledano

Commedia | Francia
(2017)
“Nella vita ci son fatti che ci fanno uscire matti. Altri ancora fan di tutto perché al fin tu sia distrutto. Ma chi affoga nella merda la pazienza mai non perda! Schiocca le dita sù! È la vita!” Tradotto: C’est la vie!

Chi ancora sorride al ricordo delle ultime battute, pronunciate in un Golgota blasfemo ma altrettanto esilarante, che chiudevano “Brian di Nazareth” dei Monty Python, non potrà che apprezzare l’ultimo lavoro del duo francese Toledano-Nakache, che riprende e fa suo quello sguardo sulla vita proprio della grande tradizione comica, da Monicelli a Landis, da Brooks fino appunto ai Monty Python e di cui quella canzonetta fischiettata da un Eric Indle crucifisso per l’occasione poteva rappresentare l’inno: “Se la vita ti sembra una schifezza c’è qualcosa che stai dimenticando: ovvero di ridere, sorridere, ballare e cantare”. Gli autori del fortunato “Quasi amici“, dopo il passo falso di “Samba“, tornano infatti a far divertire, ballare e cantare, ma soprattutto a far ridere, e di gusto, grazie a una pochade molto riuscita, a una commedia brillante e luminosa, che non rinuncia neppure a una (neanche troppo) sottile satira nei confronti del presente.

Il film racconta di Max: un wedding planner meticoloso e diligente, costretto a tenere le redini, per garantire la riuscita dei festeggiamenti, di una brigata casinista e confusionaria fatta di personalità eterogenee e stridenti. Ognuno pensa ai propri problemi e a se stesso e solo Max sembra aver chiara la visione d’insieme. Sta dunque a lui l’arduo compito di trarre da quell’orchestra scordata il miglior suono possibile e di far sì che ogni parte proceda in accordo con le altre. Ovviamente, nel pieno spirito della farsa, il tutto degenererà in una serie di situazioni assurde e spassose, ma senza impedire all’opera di mantenere una propria struttura ed evitando di farla naufragare in un brodaglia di battute fini a sé stesse.

Il duo francese, che oltre a dirigere il film ne ha anche concepito la sceneggiatura, dimostra invece un’ottima capacità di scrittura (qui di più ancora rispetto a “Quasi amici“), riuscendo in primis a tratteggiare un nutrito numero di personaggi ognuno secondo una personalità ben definita e una precisa caratterizzazione: dall’ex-professore di lettere costretto a lavorare come cameriere a seguito di una crisi depressiva, ma ancora fissato con la grammatica e con la letteratura francese, al cantante-animatore megalomane ostinato nel cantare hit spagnole senza conoscere la lingua, fino ad arrivare al fotografo costretto ad assistere al declino della proprio professione in seguito all’avvento degli smartphone. Ma l’abilità di Toledano e Nakache sta soprattutto nel far incontrare questi caratteri e nel registrarne il risultato, nel farli muovere sulla stessa scacchiera e nel prevedere l’esito (disastroso) della partita. La conseguenza è un climax di imprevisti e di incomprensioni nel quale il ritmo comico è mantenuto alla perfezione fino al gran finale, con tanto di fuochi artificiali.

In tutto ciò assistiamo alla corsa affannosa di Max nel tentativo di risolvere ogni contrattempo e di far in qualche modo quadrare il cerchio. Ma quel circolo vizioso di situazioni disperate e di risoluzioni precarie, di corse contro il tempo e di angosce sospese, in fondo, c’est la vie! (e per una volta il titolo italiano sembra più azzeccato dell’originale: “Le Sens de la Fête”). Non è altro, dunque, che una piccola metafora della vita stessa, di un gioco affannoso e concitato a cui tutti siamo invitati, in cui ognuno è chiamato a impiegare le proprie energie, a sforzarsi di andare d’accordo con il prossimo, a dare il proprio meglio per far tornare i conti, a sudare e a correre in lungo e in largo senza tregua. Ma soprattutto è quello stesso gioco nel quale un sorriso fa fare il doppio di strada di un brontolio; è lo stesso gioco nel quale la commedia, da lungo tempo, cerca di guardare al lato luminoso delle cose, nella convinzione che anche nella peggiore delle situazioni si nasconda una parte di ilarità e che sia conveniente fischiettarci sopra allegramente, farsi due risate e passare al prossimo sketch, fedele in questo al suo inno: “Always look on the bright side of life!”.

02/02/2018

Cast e credits

Titolo Originale
Le Sens de la fête
Distribuzione
Videa
Durata
100'
Produzione
Gaumont, Quad Productions
Sceneggiatura
Olivier Nakache, Éric Toledano
Fotografia
David Chizallet
Montaggio
Dorian Rigal-Ansous
Musiche
Avishai Cohen

Trama

Max è un wedding planner alle prese con l'organizzazione della cena nuziale di una giovane coppia di sposi. Alle sue dipendenze lavora un'eterogenea combriccola di personalità diversissime: dal cameriere depresso con alle spalle una carriera da letterato, all'animatore megalomane; dal fotografo che non trova il suo ruolo in una società in cui chiunque possieda un cellulare può facilmente sostituirlo, all'ultimo arrivato ignorante in fatto di cucina. A Max spetta il duro compito di tenere le redini di un evento che sembra pieno di imprevisti e destinato a naufragare e che non è altro che una piccola metafora di quella che è la vita stessa di ognuno di noi.
Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi

Il bacio della donna ragno
Il bacio della donna ragno

Bill Condon traspone su schermo il noto musical di Broadway e racconta l'accettazione della diversità attraverso la potente arma dell'immaginazione, intrecciando dramma a canti e danze. Ma la regia è disordinata e il risultato è fiacco e confuso

Le bambine
Le bambine

"Le bambine" osserva l'infanzia senza nostalgia, affidandosi allo sguardo spontaneo delle sue giovani protagoniste e a una messa in scena delicata ma mai edulcorata. Pur con qualche dispersione narrativa, le sorelle Bertani firmano un esordio autentico e sensibile, capace di raccontare la crescita come scoperta delle fragilità del mondo adulto

Disclosure Day
Disclosure Day

Inno umanista e antispecista, Spielberg mette in scena l’ultimo esempio della sua capacità di creare grande cinema, pur con difetti nella sceneggiatura e i limiti insiti in un’operazione di memorabilia cinematografica personale

La cronologia dell’acqua
La cronologia dell’acqua

Dopo oltre un anno dal sua passaggio a Cannes, arriva anche nelle sale italiane l'esordio alla regia di Kristen Stewart. L'omonimo addattamento del memoir di Lidia Yuknavitch, nonostante una messa in scena talvolta caotica, vive di un forza intestinale, viscerale, magnetica

Romería – Il mare dei ricordi
Romería – Il mare dei ricordi

Al suo terzo lungometraggio, la cineasta spagnola Carla Simón ripropone approccio autobiografico, tematiche e stile all'interno di un film estivo nuvoloso e melanconico che si ibrida con una detection esistenziale

L’amore che rimane
L’amore che rimane

Pálmason si fa cantore della semplicità e mette in scena un'elegia del quotidiano in cui il paesaggio, rispettato e custodito dai personaggi, diventa protagonista e spazio emotivo del racconto

The Sea
The Sea

Premiato ai locali Ophir Awards, il candidato israeliano al Premio Oscar per il miglior film internazionale "The Sea" di Shai Carmeli-Pollak narra il viaggio clandestino di un giovane palestinese attraverso Israele secondo i canoni del road movie e del coming of age più classici, che si condivide più di quanto si apprezzi