Civiltà perduta | Film | Recensione | Ondacinema

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recensione di Mirko Salvini
7.5/10

James Gray, classe 1969, sin da quando ricevette il Leone d'Argento a Venezia '94 con la sua opera prima "Little Odessa", si è proposto come una delle voci più interessanti del nuovo cinema americano. Autore poco prolifico e, generalmente, più stimato nella Vecchia Europa che in patria, Gray si è guadagnato tanta attenzione diventando addirittura autore di culto coi suoi tre primi film, dolenti neo-noir che raccontavano vicende familiari tendenzialmente tragiche ambientate nel mondo della medio-piccola malavita statunitense. Ma le opere successive ("Two Lovers", "C'era una volta a New York" e "Civiltà perduta") si sono discostate dall'impianto da "crime movie", rivelando che al regista newyorkese interessano soprattutto le dinamiche fra personaggi, in particolare declinate all'interno dell'ambiente familiare. In genere, infatti, i protagonisti dei suoi lavori sono figure che in qualche modo hanno un sogno o un obiettivo da raggiungere, la cui realizzazione viene ostacolata, se non resa impossibile, proprio proprio a causa dei rapporti col nucleo originario, che ha la funzione di antagonista o rappresenta una semplice zavorra, da rimuovere o con la quale venire a patti (non a caso, spesso i suoi lavori si concludono con una ricostituzione del quadro familiare, spesso non senza rinunce o sacrifici).

"Civiltà perduta" in questo è un'opera molto vicina alla poetica di Gray, sebbene apparentemente potrebbe sembrarne distante. Il film infatti racconta, partendo da un libro di David Grann, la vicenda realmente accaduta del colonnello Percy Fawcett, ufficiale dell'esercito di Sua Maestà, nonché esploratore per la Royal Geographical Society, che a seguito di una serie di viaggi nella giungla amazzonica e una serie di ritrovamenti, si convinse che nel Mato Grosso fosse esistita una civiltà sconosciuta. Lo scopo della sua vita divenne il raggiungimento di una misteriosa città, Z, conservata nel cuore della foresta sudamericana, che avrebbe dimostrato la validità delle sue teorie. Né gli impegni militari durante la grande guerra, né le riserve degli accademici britannici del tempo, tantomeno (appunto) le resistenze della sua famiglia riusciranno a distoglierlo dal suo intento, anche se da quella giungla cui aveva dedicato tanta passione sarà destinato a non fare più ritorno. Una storia, quella di Fawcett, che sembra perfetta per il cinema di Werner Herzog e che invece la Plan B di Brad Pitt (che in un primo momento avrebbe dovuto anche essere il protagonista) ha lodevolmente finanziato (del budget di trenta milioni messo a disposizione sfortunatamente finora solo poco più della metà è rientrato) per Gray che effettivamente finora non aveva mai realizzato un film biografico o di avventura.
La critica ha comunque generalmente apprezzato questa sua evasione da terreni già, diciamo così, battuti (e teoricamente dovrebbe apprezzare il fatto che il suo prossimo impegno sarà un film di fantascienza, quindi ancora una volta qualcosa di nuovo), scomodando paragoni impegnativi come David Lean o Francis Ford Coppola (con Fawcett visto come una variante positivista del colonnello Kurtz) e sicuramente il regista, aiutato anche dalla lussureggiante fotografia di Darius Khondji, col quale già aveva collaborato per il precedente film, si dimostra molto a suo agio con la materia. Anche perché, come si diceva prima, "Civiltà perduta" è un'opera che è ben inserita nel percorso del regista. Il cuore del film non è tanto il sogno di gloria (o di riabilitazione del proprio nome) del protagonista, ma quanto tale realizzazione possa pesare sul rapporto con la moglie e i figli, i quali hanno dovuto fare i conti con un marito e un padre che li ha spesso abbandonati per le sue esplorazioni (in particolare, la moglie Nina e il figlio maggiore Jack esternano il loro dissenso, la moglie pur non facendo venir mai meno il suo appoggio, il giovanotto esprimendo così anche la sua opposizione a questo padre al tempo stesso impegnativo e sfuggente).

Ancora una volta la figura centrale nel cinema di Gray è divisa fra gli affetti e le proprie ambizioni, e se nelle precedenti pellicole erano queste ultime spesso a doverne fare le spese, stavolta forse c'è una variazione positiva, visto che la famiglia Fawcett comprende quanto importanti siano i viaggi e le ricerche per il proprio caro e si comporta di conseguenza; nei film di Gray i protagonisti normalmente scelgono di optare per la risoluzione dei contrasti, però stavolta il tutto avviene senza che il personaggio principale debba rinunciare ai propri obiettivi (rinuncia, sì, alla felicità domestica, ma ovviamente questa per lui sarebbe stata comunque una scelta sacrificata, come si capisce dalla scena in cui un mesto Fawcett dichiara a un giornalista americano di apprezzare la vita domestica). In questo, la decisione di Jack di unirsi al padre nel suo ultimo viaggio, lo struggente ma asciutto addio fra Percy e il secondogenito Brian e il bellissimo finale, fra sogno e realtà, in cui Nina idealmente raggiunge i propri cari nella giungla (mi è stato fatto notare come in effetti il bravo Gray diventi grande nel concludere i propri film) sono i tre momenti-chiave di "Civiltà perduta", dai quali si può capire come, nonostante il triste destino dei protagonisti, l'opera sia meno negativa dei precedenti film del regista (perché neanche la risoluzione dolce-amara di "Two Lovers" faceva eccezione fino in fondo).

Il trentaseienne Charlie Hunnam si conferma un attore capace, però gli interpreti che erano stati considerati precedentemente per Fawcett, il già citato Brad Pitt e Benedict Cumberbatch, avrebbero forse potuto aggiungere al personaggio qualcosa, rispettivamente in termini di star quality e vis dramatica. Robert Pattinson (il compagno di avventure), Sienna Miller (la moglie) e il nuovo uomo ragno Tom Holland (il figlio) si confermano delle spalle affidabili.


23/06/2017

Cast e credits

cast:
Charlie Hunnam, Robert Pattinson, Sienna Miller, Tom Holland, Angus Macfadyen, Franco Nero, Ian McDiarmid, Elena Solovey, Harry Melling, John Sackville, Daniel Huttlestone


regia:
James Gray


titolo originale:
The Lost City of Z


distribuzione:
Eagle Pictures


durata:
140'


produzione:
Plan B


sceneggiatura:
James Gray


fotografia:
Darius Khondji


scenografie:
Jean-Vincent Puzos


montaggio:
John Axelrad, Lee Haugen


costumi:
Sonia Grande


musiche:
Christopher Spelman


Trama
La storia del colonnello Percy Fawcett, un esploratore inglese che dedicò la sua vita alla ricerca nella giungla amazzonica della misteriosa città di Z 
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