Two Lovers

Two Lovers


James Gray

Drammatico | Usa
(2009)

Una domanda è d’obbligo: il regista quarantenne James Gray è più bravo alle prese con il noir o con il melodramma? La questione è rilevante perché l’autore di “Two Lovers”, al suo quarto lungometraggio, cambia completamente genere e, dopo un’appassionata filmografia all’interno degli ambienti criminali di New York, sposta la sua attenzione su un dramma sentimentale di proporzioni gigantesche.

Sì, perché le vicissitudini dell’ebreo Leonard, interpretato da un fantastico Joaquin Phoenix, sono davvero tragiche, degne della penna di quel Dostoevskij, cui Gray dice di essersi ispirato. Il protagonista ha davvero passato dei brutti momenti; era sul punto di sposarsi, ma i genitori della futura sposa si opposero al matrimonio perché la coppia non avrebbe potuto avere figli per via di una malattia genetica che affliggeva entrambi. Così, il povero Leonard tenta di farsi del male, vuole suicidarsi e finisce in una clinica, da cui uscirà segnato nel fisico e distrutto nell’animo. Torna a stare dai genitori, lavora nella lavanderia di famiglia, prova di nuovo il suicidio. Il suo disturbo bipolare lo rende una specie di grosso bambino, che dipende dalle medicine e che i genitori tengono sempre d’occhio, persino origliando le sue telefonate quando è chiuso in camera (uno spazio che sembra quello di un ragazzo di quindici anni).

In mezzo a questa situazione, già di per sé complicatissima, entrano in scena due donne. Una è Sandra (Vinessa Shaw), che è la figlia dei soci in affari del padre di Leonard. Mora, docile, romantica, razionale, è attratta da Leonard ed è intenzionata a prendersi cura di lui. L’altra è Michelle (Gwyneth Paltrow). Bionda, irrequieta, aggressiva, irrazionale, vive una storia clandestina con un uomo sposato e diventa l’oggetto del desiderio del protagonista. Immaginate un uomo che è l’emblema del disastro umano del nuovo millennio, debole sotto ogni punto di vista, che ha bisogno della supervisione del padre e della madre per qualsiasi cosa debba fare, alle prese con un dilemma amoroso di tale portata. Meglio la brava ragazza, caldeggiata anche dai parenti, o la femme fatale bionda e sfuggente, che improvvisa spogliarelli dalla finestra di casa sua e che non concede al suo spasimante neanche una parola tenera?

Fin dal tuffo in acqua di Leonard in apertura di film, si capisce che, ancora una volta, Gray punterà sui sentimenti più strazianti e sulle situazioni più drammatiche. E di nuovo, in questo nuovo lavoro, l’uso della fotografia, che fa sparire i volti delle persone avvolti da inquietanti ombre, è magistrale. La storia è di una tristezza unica: è davvero una toccante rappresentazione della debolezza umana. Solo chi ha il cuore di pietra non si intenerirà nel seguire la sua camminata infantile per le strade di Brooklyn o nell’ascoltare i suoi progetti futuri assolutamente irrealizzabili, fatti di castelli costruiti per aria.

Gray è fatto così. Prende un genere cinematografico e lo trasforma in un film infarcendolo di tutti gli stereotipi storici. Lo aveva già fatto, appunto, con “Little Odessa” e con “The Yards”. Ma soprattutto nello stupendo “I padroni della notte” aveva reso omaggio ai filoni noir e poliziesco, aggiungendo però un tocco del tutto personale. Che Dostoevskij sia un autore da lui molto amato già allora pareva evidente: il senso di tragedia assoluta che incombe sul destino dei suoi personaggi, tutti tesi verso la ricerca di una felicità che non arriverà mai, è messo in scena con una raffinatezza che ha pochi eguali al momento. E anche in “Two Lovers” si respira la stessa atmosfera, nuovamente immersa in visioni cittadine notturne abbaglianti, come se l’habitat naturale dell’uomo “grayano” fosse l’oscurità. Ma quello che colpisce nell’ultima fatica del regista è il diverso registro usato, la differente scelta di stile: la tragedia c’è ma è sussurrata, non assisteremo a nessun atto eclatante, nessuna scena madre, tutto è affidato alle parole. Come nel saluto fra Leonard e sua madre (Isabella Rossellini con più rughe che mai), l’apice del pathos emotivo: lui si commuove, chiede scusa per tutto, palesa la sua fragilità. E lei lo abbraccia, lo tranquillizza, gli ricorda che casa è sempre casa.

E siccome questa storia potrebbe davvero essere vera e non solo cinematografica, Gray toglie al suo indifeso eroe la possibilità del lieto fine, del coronamento del sogno amoroso. Non ci sarà nessuna fuga insieme alla donna ideale, ma solo un mesto ritorno a casa, seduto su una sedia, con lo sguardo perso nel vuoto, mentre ci si chiede da dove ricominciare.

28/03/2009

Cast e credits

Distribuzione
Bim
Durata
100'
Produzione
2929 Productions
Sceneggiatura
James Gray, Ric Menello
Fotografia
Joaquin Baca-Asay
Montaggio
John Axelrad

Trama

New York. Leonard non sa se seguire il proprio destino e sposare Sandra, la donna che i suoi genitori hanno scelto per lui, o ribellarsi e ascoltare i sentimenti che prova per la sua nuova vicina di casa, la bella e volubile Michelle, di cui si è perdutamente innamorato. Combattuto fra ragione e istinto, dovrà compiere la scelta più difficile...
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