La guerra di Mario

La guerra di Mario


Antonio Capuano

Drammatico | Italia
(2005)

La guerra di Mario è la guerra del cinema, perché il cinema è una guerra. Una lotta indefinibile e infinita tra la troupe e le immagini. E’ un continuo scontro di relazioni che si trovano e si lasciano, come tra tanti elementi nelle più elaborate profondità di campo. Una storia d’amore. Rimanere nell’ambito della sceneggiatura toglie sicuramente qualcosa a questo lavoro che, proiettando luce su uno schermo bianco, la restituisce in un nuovo elemento. Il realismo della storia di Mario si contrappone al miracolo del cinema che in quanto luce diviene onirica pragmaticità.

Moretti nel suo ultimo “Caimano” afferma: “Ma da quant’è che in un film italiano non c’è un elicottero?” e siamo d’accordo, ma solo fin quando l’elicottero non si offre mezzo sul quale girare il nostro film, dall’alto e dal basso, dalla stabilità del volo a quella instabile dell’atterraggio, al tempestuoso uragano di rumori e arie generato dalle sue eliche.

Probabilmente Mario è proprio un elicottero e l’aria generata dalle sue eliche è quell’elemento a cui alludevamo prima.

Dal punto di vista sociologico, Antonio Capuano ci immerge nella situazione contraddittoria della verità del giudizio, nella quale valori fondamentali quali libertà e amore vengono continuamente messi alle corde. Siamo nella Napoli “bene”, ma anche in quella “male”, trovandoci a riflettere sull’apparente e arbitrario significato a cui troppo spesso si associano le parole “bene” e “male”.

Qual è il quartiere degradato, quello in cui si dice che la scuola è un brutto carcere e il carcere è una bella scuola o quello in cui è la stessa scuola a non riconoscere l’uguaglianza di tutti i (suoi stessi) figli, ma tende a preservare solo l’armonia di alcuni?

In un incontro con Philippe Garrell, qualche tempo fa, si discuteva sul fatto che ogni cinematografia nazionale, nel bene e nel male, presenta caratteristiche e istinti peculiari. Le scuole nazionali sono onnipresenti nei film perché non c’è immagine più bella e più sincera di quella che guarda con lo stesso occhio di colui che guarda e che deve guardare: il regista, l’artista, il genio, l’operaio.

I punti di intersezione nella griglia di caratteristiche orizzontali (tempo) e verticali (spazio/cinematografia nazionale) creano una sorta di mappa geografica all’apparenza arbitraria, ma incredibilmente precisa. Questa precisione resiste, fiera, anche nel cinema di oggi, quando la stessa griglia è tagliata trasversalmente dai Dardenne, dai Kechiche, dai Malick, dai Capuano, in un movimento fluttuante che parte dal muto fino a raggiungere il futuro.

06/05/2008

Cast e credits

Distribuzione
Medusa
Durata
100'
Produzione
Domenico Procacci, Francesca Cima, Nicola Giuliano
Sceneggiatura
Antonio Capuano
Fotografia
Luca Bigazzi

Trama

Mario, scugnizzo sottratto alla famiglia violenta, viene affidato a una altolocata coppia della Napoli bene. Il difficile e intenso rapporto con la madre adottiva,
professoressa di storia dell’arte,
non avrà esito negativo.
L’Hangar Rosso
L’Hangar Rosso

Ambientato a Santiago del Cile durante il golpe dell'11 settembre 1973, il film segue il capitano dell'aeronautica Jorge Silva, costretto dai superiori a trasformare la sua accademia militare in un brutale centro di detenzione e tortura per prigionieri politici. Diviso tra l'obbedienza cieca al nuovo regime di Pinochet e i dettami della propria coscienza, Silva si troverà davanti a un drammatico bivio morale quando gli verrà ordinato di giustiziare due giovanissimi detenuti

Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi

Il bacio della donna ragno
Il bacio della donna ragno

Bill Condon traspone su schermo il noto musical di Broadway e racconta l'accettazione della diversità attraverso la potente arma dell'immaginazione, intrecciando dramma a canti e danze. Ma la regia è disordinata e il risultato è fiacco e confuso

Le bambine
Le bambine

"Le bambine" osserva l'infanzia senza nostalgia, affidandosi allo sguardo spontaneo delle sue giovani protagoniste e a una messa in scena delicata ma mai edulcorata. Pur con qualche dispersione narrativa, le sorelle Bertani firmano un esordio autentico e sensibile, capace di raccontare la crescita come scoperta delle fragilità del mondo adulto

Disclosure Day
Disclosure Day

Inno umanista e antispecista, Spielberg mette in scena l’ultimo esempio della sua capacità di creare grande cinema, pur con difetti nella sceneggiatura e i limiti insiti in un’operazione di memorabilia cinematografica personale

La cronologia dell’acqua
La cronologia dell’acqua

Dopo oltre un anno dal sua passaggio a Cannes, arriva anche nelle sale italiane l'esordio alla regia di Kristen Stewart. L'omonimo addattamento del memoir di Lidia Yuknavitch, nonostante una messa in scena talvolta caotica, vive di un forza intestinale, viscerale, magnetica