Ondacinema

recensione di Rudi Capra
7.0/10

no a sen i quel
chi s'è d'atorna
(noi siamo le cose/che ci stanno intorno, 
Giovanni Nadiani)

In occasione della pubblicazione delle sue memorie, Fabienne, storica diva del cinema francese, riceve a Parigi la figlia Lumir, con al seguito il compagno Hank e la figlia Charlotte. Allo scenario domestico fa da contraltare il set sul quale Fabienne gira un melò fantascientifico dove interpreta una figlia invecchiata a cui la madre più giovane (la stella in ascesa Manon Lenoir), congelata nello spazio, torna a far visita ogni sette anni.

Kore-eda prosegue l’analisi della disgregazione dei ruoli familiari, articolandola tramite una frammentaria mise en abyme in cui i due livelli della diegesi si riflettono in una sorta di specularità inversa. Lumir, figlia a cui manca la madre, si riconosce in Manon, che sul set è una madre a cui manca la figlia; Fabienne cerca invano l’identificazione con lo stesso personaggio, eternamente giovane. Il rapporto tra una figlia trascurata e una madre infantile non può che generare risentimento da parte di Lumir, acuito dal fatto che Fabienne preferisce il set alla genitorialità ("Meglio essere una cattiva madre, una cattiva amica, ma una grande attrice"). La macchina da presa segue da vicino il conflitto, espresso in serrati dialoghi di campo/controcampo, mentre la considerevole lunghezza focale circoscrive l’azione intorno ai personaggi concedendo raramente nitore alla profondità.

Si rimane dunque a corto raggio da Fabienne, intorno alla quale la specularità si materializza sotto forma di vetri, finestre, fotografie, schermi, specchi, simboli convenzionali della vanità. Alla vecchiaia si accompagna infatti il rimpianto della bellezza e la contemplazione della sua scomparsa, e in questo senso Kore-eda è astuto nell'avvalersi di Deneuve come icona prima ancora che attrice, corpo attoriale che incarna una genealogia storica del concetto di bellezza. Fabienne, che abita una villa circondata da un alto giardino ed è vista dalla nipote come una "strega che trasforma gli animali", assomiglia a Circe, ma nemmeno una maga può arrestare lo scorrere del tempo, palesato nelle foglie che cadono, nei treni che passano. Le tensioni latenti, alimentate dalla memoria di un lutto, evocano le atmosfere di "Father and Son" e "Still Walking", stemperate però dalla verve di Catherine Deneuve che ammicca furbescamente alla Swanson di "Sunset Boulevard". Anche la contrapposizione tra climax emotivo e ostinata dissimulazione, tratto tipico della scrittura di Kore-eda, risulta più tenue rispetto ai titoli precedenti, quasi che "La vérité" (inspiegabilmente reso al plurale in italiano) voglia omaggiare i canoni della commedia francese.

Il dialogo qui non è dramma ma rito, funzione che mediatizza il graduale emergere della memoria – non un barattolo inerte dal quale pescare i ricordi, bensì un organismo fluido, né attivo né passivo, né cosciente né inanimato, capace di plasmare la realtà tanto quanto ne è plasmato. Non sono infatti necessariamente i ricordi a imprimersi nella memoria, può parimenti essere la memoria a generare i ricordi, sovrascrivendo il risentimento all’affezione materna ("Adoravi rifare le scene di tua madre". "Davvero?"). Come suggerisce una celebre espressione giapponese, mono no aware ("il pathos delle cose"), lo scorrere del tempo carica gli oggetti di una peculiare intensità emotiva. Così la memoria, perduta e distorta nel flusso ordinario del quotidiano, viene custodita nel rapporto con gli oggetti, che diventano reliquie del tempo – un vecchio divano, il vestito di un’amica, un teatro di cartapesta. Una madeleine, anche.

E forse possiamo comprendere Fabienne, per la quale falsità (il cinema, il ruolo di attrice) e verità (la vita reale, il ruolo di madre) vivono una intima, inscindibile compenetrazione, come testimonia il montaggio che giustappone dimora familiare e set cinematografico in alcuni raccordi connotativi. La verità, ogni verità, risulta da specifiche condizioni, punti di vista, circostanze, omissioni. La vita passa, la finzione resta e "La vérité" fa ormai parte di questa finzione.


09/10/2019

Cast e credits

cast:
Catherine Deneuve, Juliette Binoche, Ethan Hawke, Roger Van Hool, Ludivine Sagnier


regia:
Hirokazu Kore-eda


titolo originale:
La vérité


distribuzione:
BiM Distribuzione


durata:
106'


produzione:
3B Productions, Bun-Buku, MI Movies, France 3 Cinéma


sceneggiatura:
Hirokazu Kore'eda


fotografia:
Éric Gautier


scenografie:
Riton Dupire-Clément


montaggio:
Hirokazu Kore'eda


costumi:
Pascaline Chavanne


musiche:
Aleksej Ajgi


Trama
Lumir, sceneggiatrice in carriera, visita con la famiglia al seguito la madre Fabienne, anziana diva del cinema francese. La pubblicazione dell'autobiografia di Fabienne non è tuttavia solo un motivo di festa, ma anche l'occasione per disseppellire vecchi rancori