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recensione di Rudi Capra
6.5/10

Più che una descrizione del tema, l’infinitezza è un’indicazione della forma. La poetica che Andersson ha codificato da "Canzoni del secondo piano" (Prix du Jury a Cannes 2000) a "Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza" (Leone d’oro 2014), una serie di tableaux vivants non necessariamente legati fra loro, brevi o brevissimi scorci di vita quotidiana imbevuti di un sarcasmo graffiante e onirico, potrebbe infatti proseguire indefinitamente e costituire, ancor prima di un testo unitario o un percorso lineare, un mosaico atemporale destinato a espandersi per vie concentriche, a ricalcare ogni porzione spaziale e temporale dei rapporti umani con la grazia inesorabile di un frattale.

Al centro dei tableaux non sono infatti i personaggi quanto i rapporti latenti di tensione che sostengono e lacerano una comunità – ruolo familiare, sociale, militare, istituzionale – e i magmi emotivi che ribollono sotto le maschere. Il cronotopo impazzito di "Sull’infinitezza" comprime discrasie temporali e immagini fantastiche negli spazi angusti di esterni grigi e stanze verde pallido oltre la cui finestra si intravedono sfondi bidimensionali. Oppure indugia in desolati non-luoghi: stazioni ferroviarie, un Golgota urbano, Colonia bombardata e deserta. Malgrado la stilizzata astrattezza delle immagini, il quadro non è freddo ma partecipe; all’irriverenza visionaria di Buñuel si accompagna una pietas felliniana, che affiora intensa nei momenti di maggiore drammaticità – su tutte spicca la scena della figlia accoltellata.

Come nell’opera precedente, Andersson popola gli anonimi spazi urbani di Hopper con l’umanità grottesca di Otto Dix, secondo una visualità netta e algida che ricorda la quiete lancinante dei sogni di Magritte. Alla paletta si aggiunge lo stile fluttuante e acrobatico di Chagall, che apporta insieme alla leggerezza anche un senso di distacco. Nello studiato ordine visuale il film dichiara una vocazione intellettualista, che governa ogni slancio emotivo, frena ogni coinvolgimento intimo. Esercizio calibrato, a tratti puramente decorativo, "Sulla infinitezza" trova in Cézanne un’ultima illustre influenza: nella ripetizione senza fine del medesimo soggetto ritrae l’infinita varietà dell’umano, colta nel suo quotidiano e apparentemente statico divenire.


02/11/2020

Cast e credits

cast:
Lesley Leichtweis, Ania Nova, Tatiana Delaunay, Jan-Eje Ferling, Thore Flygel, Karin Engman


regia:
Roy Andersson


titolo originale:
Om det oändliga


distribuzione:
Wanted


durata:
78'


produzione:
Roy Andersson Filmproduktion AB, 4 ½ Fiksjon AS, Essential Filmproduktion


sceneggiatura:
Roy Andersson


fotografia:
Gergely Pálos


scenografie:
Anders Hellström, Frida E. Elmström, Nicklas Nilsson


montaggio:
Roy Andersson, Kalle Boman, Johan Carlsson


Trama
Una serie di tableaux vivants non necessariamente legati fra loro, brevi o brevissimi scorci di vita quotidiana imbevuti di un sarcasmo graffiante e onirico.