Dove cadono le ombre

Dove cadono le ombre


Valentina Pedicini

Drammatico | Italia
(2017)

Nella civile e ordinata Svizzera dal 1926 al 1975 si è attuato il programma di eugenetica “Pro Juventute” nei confronti dell’etnia Jenisch, popolazione nomade di origine celtica e zingari come i Rom e i Sinti, che ha portato a sottrarre con la forza più di duemila bambini alle famiglie per rinchiuderli in centri e sottoporli a “rieducazione” attraverso pratiche mediche e psichiatriche (arrivando a elettroshock, coma insulico e sterilizzazione sia delle femmine sia dei maschi che erano ritenuti “idioti”).

La giovane regista Valentina Pedicini è rimasta affascinata e atterrita dalla testimonianza di una delle vittime, Mariella Mehr, che, diventata scrittrice e poetessa, ha raccontata questo dramma sottaciuto e nascosto, facendo venire a galla una vera e propria pulizia etnica organizzata dal governo elvetico. A distanza di anni, lo stato confederale ha ammesso il proprio errore e chiesto scusa al popolo Jenisch, riconoscendogli cultura e tradizioni, ma nessun funzionario pubblico né medico, che ha partecipato attivamente a questo scempio umanitario, è stato mai condannato o ha pagato in qualche modo le conseguenze dei propri delitti. La Pedicini per raccontare questo dramma con la sua opera prima compie la scelta di mettere in scena gli eventi all’interno di una casa di riposo dove lavora l’infermiera Anna, proprio nella stessa struttura in cui anni prima era stata rinchiusa. Il tema del passato sepolto è esplicitato fisicamente con la villa che un tempo era un orfanotrofio adibito alla rieducazione dei bambini Jenisch, spazio scenico e fisico trasformato negli anni. Anna è rimasta lì per un senso di colpa nei confronti della sua amica Franziska che crede vittima di Gertrud, la dottoressa e direttrice della clinica-orfanotrofio, e, con l’aiuto di Hans, altro bambino cresciuto e rimasto nella villa, afflitto da ritardo mentale e sterilizzato, cerca i resti dell’amica nel grande parco che circonda l’edificio. L’arrivo poi di Gertrud come ospite della casa di riposo scatena un serrato confronto/scontro con Anna e fa riesplodere i suoi rancori mai sopiti nei confronti della propria aguzzina.

In “Dove cadono le ombre” la memoria sepolta viene plasticamente messa in scena con le continue buche scavate nel terreno del parco da parte di Hans che porta ogni sera ad Anna resti di ossa di piccoli animali, nel vano tentativo di scoprire la sepoltura di Franziska. Ecco che allora nella diegesi principale nel tempo presente s’innestano numerosi flash back in cui la giovane regista (anche co-sceneggiatrice) mette in fila una serie di episodi che si raccordano l’un l’altro come singoli anelli di una catena che collega drammaturgicamente il presente con il passato dei personaggi. Il senso di decadenza e di disfacimento, di isolamento fisico e freddezza emotiva, sono aumentati dagli interni spogli ed essenziali, dai gesti misurati di Anna che implode le proprie emozioni. Ma quello che più tormenta la donna alla fine è comprendere quanto sia diventata uguale a Gertrud: più volte abbiamo delle inquadrature in cui le due protagoniste sono allo stesso livello, come ad esempio nella doccia oppure sedute dietro a un tavolo, mentre mangiano una caramella, dove persino i gesti sono compiuti in parallelo. La scoperta della verità è anche una liberazione per Anna che si è murata volontariamente nella villa per espiare una responsabilità tutta sua: quella di essere stata la preferita di Gertrud durante gli anni dell’orfanotrofio. La morte di una donna anziana, la quotidianità della vita degli ospiti al termine dell’esistenza sono metonimiche del dolore di Anna, così come la villa è il luogo simbolico di un intero dramma che ha colpito un popolo. I colori desaturati, le riprese claustrofobiche dei lunghi corridoi nella penombra, la stessa Anna inquadrata più volte nella semioscurità, contribuiscono a rendere visivamente il grumo nero che riempie il personaggio.

Se da un lato, “Dove cadono le ombre”, forse, pecca di un eccessivo accademismo teatrale nella recitazione delle due protagoniste (a dire il vero di una certa bravura, Elena Cotta – Gertrud e Federica Rosellini – Anna), dall’altro la meritoria opera di disvelamento storico di un dramma umanitario senza mai cadere nel patetismo ne fanno una pellicola degna di essere vista e rigorosa nella sua messa in scena. “Dove cadono le ombre” lo possiamo considerare un’opera interessante alla stregua di “Corpo celeste” di Alice Rohrwacher, “Vergine giurata” di Laura Bispuri, “Liberami” di Federica di Giacomo e “Nico 1988” di Susanna Nicchiarelli. Valentina Pedicini con il suo film si rivela una regista di grandi qualità che la inseriscono di diritto tra le giovani autrici da seguire e affacciatesi nel panorama cinematografico degli ultimi anni.

10/09/2017

Cast e credits

Distribuzione
Fandango
Durata
95'
Produzione
Fandango, Rai Cinema
Sceneggiatura
Valentina Pedicini, Francesca Manieri
Fotografia
Vladan Radovic
Montaggio
Giogiò Franchini

Trama

Anna è infermiera in una casa di riposo, ma quando appare tra gli ospiti Gertrud riaffiorano i ricordi di quello che la giovane ha subito. Anna è di etnia Jenisch e ha subito il programma di eugenetica imposto dalle autorità svizzere fino al 1975. Gertrud era la direttrice dell’istituto dove Anna da bambina ha subito soprusi e abusi.

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