Amelia

Amelia


Mira Nair

Biografico | Usa
(2009)

“…che per queste… ragioni potrai conoscere l’uomo colle sua congegnate e grandi ale, facendo forza contro alla resistente aria e vincendo, poterla soggiogare e levarsi sopra di lei” – Leonardo da Vinci-

Il desiderio di volare, di esser come uccelli è congenito nell’uomo. Svincolarsi dalla pesante realtà, dalla forza di gravità, librarsi leggeri nell’aria è sogno ricorrente dell’umanità, appartiene ad ogni popolo e cultura. Essere sospesi tra cielo e terra, più vicini al sole, alle stelle, a Dio. Pensiamo alla figura mitologica di Icaro, che, per scappare dal labirinto del re Minosse a Creta, utilizzò con astuzia le ali costruite apposta dal padre con cera e piume. Pensiamo alle intuizioni sorprendenti di Leonardo da Vinci, agli studi appassionati che questo genio fece sulle ali degli uccelli e alle prime macchine per il volo disegnate su pergamene. Pensiamo ai primi tentativi da parte di temerari pionieri dell’aeronautica su veivoli rudimentali, per poter stare a pochi metri da terra, soltanto per qualche minuto.

Se pensiamo a tutto questo, possiamo avvicinarci alla leggendaria figura di Amelia Earhart, la prima donna nella storia a compiere imprese memorabili in volo, paladina coraggiosa che intraprese voli impossibili, dove quasi nessuno aveva osato cimentarsi.

Fino al 1932, nessun pilota, a parte Lindbergh, aveva volato sull’oceano Atlantico in solitaria.

Lei ci riuscirà. Abbatterà questo ed altri record, fino alla sfida finale: voler essere la prima donna della storia a fare il giro del mondo in aereo. Non ci riuscirà, le tracce di lei si perderanno nei pressi dell’ isola di Howland, nel luglio del 1937, dove Amelia era in contatto radio con la guardia costiera. Da qui in poi partirà la sua leggenda. Come ogni eroe che si rispetti, con la sua misteriosa e prematura scomparsa, si avanzeranno innumerevoli ipotesi e versioni degli eventi. Amelia poteva essere una spia, Amelia era stufa del personaggio che le avevano cucito addosso i mass media, Amelia voleva solo volare, era stanca del business sulle sue imprese, Amelia era stata fatta prigioniera dai giapponesi e poi giustiziata. Nessuna di queste ipotesi ovviamente sarà mai confermata.

Resta il fatto che, se ancora oggi se ne parla, un motivo ci sarà, tanto da aver spinto la regista Mira Nair a confrontarsi con tale affascinante eroina.

Mira Nair è una regista indiana, forse l’unica ad essere conosciuta fuori dal suo paese. Ha iniziato la sua altalenante carriera nel 1998 con un lungometraggio di stampo neorealista, “Salaam Bombay”, vincitore della Camera d’Oro a Cannes e una nomination agli oscar come migliore film straniero, continuando con altre pellicole, tra cui “Monsoon Wedding”, che vinse il Leone d’Oro a Venezia nel 2001.

Mira Nair ci consegna sugli schermi una timida, romantica e troppo sorridente Hilary Swank, già due volte premio Oscar, che interpreta Amelia in maniera distaccata, imprecisa e poco coinvolgente. La bravissima Hilary Swank sente evidentemente un po’ strette le tutine colorate dell’aviatrice, non è un personaggio a lei congeniale e lo si avverte più volte durante il film. Rileviamo altresì inutile la presenza di Ewan McGregor, che in questo film interpreta l’amante di Amelia, Gene Vidal, padre dello scrittore Gore. La regista calca troppo la mano sul romanticismo esasperato, su tutte la scena stonata del bacio di Gene ed Amelia in ascensore. Richard Gere è l’unico interprete che si riscatta nella parte del pigmalione innamorato, mansueto e sornione, perché è Richard Gere. Non oserete mica pensare che in realtà George P. Putman sia stato uno spietato uomo d’affari senza scrupoli, impreditore della premiata ditta Amelia Earhart, negli Stati Uniti della Grande Depressione?

La sceneggiatura subisce molto i vuoti d’aria, i dialoghi sono stentati e altalenanti, presenti nel film come trasmissioni radio con qualche d’interferenza.

Tuttavia, salviamo la fotografia aerea di Stuart Dryburgh, impalbabile e commovente in alcuni punti, soprattutto nei voli notturni. Dryburgh ha già collaborato con Jane Campion in “Lezioni di piano” e si vede.

In un’epoca in cui le donne timidamente si avvicinavano al lavoro, allo studio, alla politica, le gonne si accorciavano al ginocchio, il gentil sesso poteva fumare, ballare nei locali e portare i capelli à la garçonne, in un’epoca dove i mariti non facevano girare l’angolo alle proprie mogli senza il loro consenso – ce lo ricorda una palpitante Eleanor Roosevelt nel film – Amelia era lì, in alto, a volare e a consegnare un sogno di emancipazione e riscatto a tutte le donne. Una delle scene più incisive del film rimane il volo di notte con Eleanor Roosevelt, mentre Amelia lascia i comandi del piccolo biplano alla first lady. Un gesto simbolico, potente e struggente.

Peccato per l’occasione, ma Mira Nair l’ha ampiamente sprecata. La regista poteva confrontarsi con Amelia in maniera più penetrante e coraggiosa, dunque, per noi spettatori, più emozionante ed empatica, invece ci consegna un film per tenere sartine e romantiche coiffeuses anteguerra. La prima menzione d’obbligo corre verso Dreyer e la sua silenziosa Giovanna D’Arco e al dolore che trafigge attraverso i folgoranti primi piani. Infatti la scena finale del film è proprio la più riuscita: il dolore, la malinconia, le lacrime mute sul volto di Amelia, sugli zigomi scarni come vette di montagne; la coraggiosa Amelia, dopo innumerevoli imprese, smarrita di fronte al mistero della vita e della morte. Mistero che forse diventa meno nebuloso se visto dall’alto, in volo.

09/01/2010

Cast e credits

Distribuzione
20th Century Fox
Durata
111'
Sceneggiatura
Ronald Bass, Anna Hamilton Phelan, Susan Butler, Mary S. Lovell
Fotografia
Stuart Dryburgh
Scenografie
Stephanie Carroll
Montaggio
Allyson C. Johnson, Lee Percy
Musiche
Gabriel Yared
Costumi
Kasia Walicka-Maimone

Trama

L'affascinante e rocamoblesca vita di Amelia Earhart, la più famosa donna aviatrice di tutti i tempi, nell'interpretazione della regista indiana Mira Nair
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