Atomica bionda

Atomica bionda


David Leitch

Azione, Spionaggio, Thriller | Usa
(2017)

Nel 2006 Steven Soderbergh firma il sottovalutato “Intrigo a Berlino”, omaggio di nostalgica cinefilia al noir hollywoodiano anni 40. Come quella pellicola, anche “Atomica bionda” è un intricato gioco di spie ambientato nella capitale tedesca, ma stile e atmosfere non potrebbero essere più differenti.

Alla vigilia della caduta del Muro, l’agente segreto Lorraine Broughton, al servizio di Sua Maestà, è inviata a Berlino per mettere le mani su un orologio all’interno del quale sono contenute le vere identità di quelle spie che hanno giocato sporco durante la Guerra Fredda. Russi, francesi, inglesi e americani sono tutti sulle tracce del preziosissimo accessorio che potrebbe assestare un colpo decisivo agli equilibri del conflitto. “Atomica bionda” prende così avvio attraverso una ubriacante girandola di intrighi, depistaggi, tradimenti, inseguimenti e scazzottate, con il famigerato orologio a fungere da MacGuffin di hitchockiana memoria.

Tratto dal graphic novel “The Coldest City” e diretto da David Leitch, ex stuntman già responsabile del successo di “John Wick” e prossimamente regista dell’attesissimo sequel di “Deadpool“, il film si inserisce a pieno titolo nel fiorente filone dei grandi blockbuster con protagoniste femminili – si veda alla voce “Ghostbusters“, “Spy“, “Ghost in the Shell“, “Wonder Woman” e “Ocean’s Eight”. Eppure non si limita a replicare frettolosamente la consueta miscela di action e comedy tanto cara al box office estivo, bensì si dimostra capace di aggiornare e rinverdire la lezione di modelli quali “Die Hard” e “Snatch” grazie a una ricercatezza stilistica e visuale fuori dal comune – per il genere, s’intende.

“Atomica bionda”, infatti, colpisce soprattutto per la cura e la precisione con cui definisce un look minuziosamente cesellato in ogni suo dettaglio, intrigantemente in bilico tra la fascinazione da revival anni 80 e gli scenari distopici di “Blade Runner“. Atmosfere cupissime disegnate da luci al neon e inserti acidi dai colori fluo, lotte sanguinolente che assomigliano a elaboratissime coreografie di danza e, soprattutto, un repertorio musicale trascinante che inanella uno dopo l’altro David Bowie, Duran Duran, Depeche More, The Cure, New Order e altri ancora: ogni elemento della messinscena contribuisce a definire lo stile irresistibilmente glam punk del film. Una brillante ed efficacissima operazione di brand identity, si direbbe in pubblicità, cui vanno aggiunte anche una serie di citazioni e ammiccamenti che solleticano i palati dei più fini cinéphile, da “Stalker” a “Casablanca”, e una lunga sequenza di effusioni e strofinamenti saffici che, da sola, vale il prezzo del biglietto.

Purtroppo, però, a una confezione così finemente congeniata non corrisponde una narrazione altrettanto solida e definita. Ad “Atomica bionda” non difettano certo il ritmo e la tensione, ma la (fin troppo) complessa matassa che costituisce il plot principale viene pigramente sbrogliata secondo l’espediente risaputo del lungo flashback, con il commento over della protagonista a traghettare lo spettatore tra passato e presente. Inoltre, mentre si avvicina a suon di pugni e colpi di pistola all’epilogo conclusivo, la sceneggiatura di Kurt Johnstad imprime al film un’accelerazione grossolana e un po’ inconsulta, con numerosi twist e colpi di scena (più o meno) inaspettati che conducono tristemente a un finale posticcio e insoddisfacente, assai meno pirotecnico di quanto sarebbe stato lecito aspettarsi.

Fortuna che a colmare le lacune e gli inciampi di una sceneggiatura tortuosa e a tratti ciancicante c’è Charlize Theron, presenza obnubilante dal carisma glaciale e irresistibile. Dopo la Furiosa di “Mad Max: Fury Road” e la Chiper di “Fast & Furious 8”, la poliedrica attrice sudafricana dà vita a una nuova (anti)eroina ambigua, potente, amorale, violenta, seducente, impenetrabile e genuinamente atomica, capace di farsi carico, anche fisicamente, di ogni inquadratura del film.

La sua Lorraine è un’icona bionda portatrice di un autentico messaggio di female empowerment, assai più efficace e convincente quando scalcia e combatte rispetto a quando sciorina citazioni pretenziosamente intellettualistiche – “ingannare chi inganna è un piacere doppio” è il suo machiavellico motto. Esattamente come il film, che tocca i suoi apici nelle gustosissime sequenze d’azione roboanti e fracassone, mentre solleva qualche perplessità quando deraglia tra le trame incerte di inganni, raggiri e sottili doppigiochi.

25/07/2017

Cast e credits

Titolo Originale
Atomic Blonde
Distribuzione
Universal Pictures
Durata
115'
Produzione
87Eleven, Affinity, Denver and Delilah Productions, Focus Features, Sierra, T.G.I.M. Films
Sceneggiatura
Kurt Johnstad
Fotografia
Jonathan Sela
Montaggio
Elísabet Ronaldsdóttir
Musiche
Tyler Bates

Trama

Alla vigilia della caduta del Muro, l’agente segreto Lorraine Broughton, al servizio di Sua Maestà, è inviata a Berlino per mettere le mani su un orologio all’interno del quale sono contenute le vere identità di quelle spie che hanno giocato sporco durante la Guerra Fredda.
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