Carnage

Carnage


Roman Polanski

Commedia | Francia, Germania, Polonia
(2011)

Lo avevamo lasciato in balia dei fantasmi, il nostro caro Polanski, nel suo ultimo “The Ghost Writer”. Morti misteriose, complotti politici e un’atmosfera in continua putrefazione. “Carnage”, presentato in concorso alla 68° Mostra del Cinema di Venezia, sembra essere un’opera diametralmente opposta, con connotati decisamente diversi dal thriller che vedeva come protagonista Ewan McGregor. Oltre al genere, Polanski abbandona anche la forma: il romanzo lascia spazio alla pièce teatrale, quella della drammaturga francese Yasmina Reza (che collabora anche alla sceneggiatura) dal titolo “Il dio della carneficina”.

Il film aderisce da subito ai canoni della commedia e incentra l’attenzione sulle problematiche che scaturiscono dalle relazioni interpersonali. Il cerchio si restringe e la mdp si ritrova tra le quattro mura di un appartamento di New York (il film è però stato girato a Parigi, per via delle note vicende giudiziarie che gravano sul regista). Protagoniste sono due coppie, meglio due famiglie, che decidono di incontrarsi al fine di allacciare una conversazione cordiale, dopo che i loro figli sono stati coinvolti in una rissa e uno dei due è finito all’ospedale con diversi denti rotti.

Polanski sceglie come registro l’ironia, la presa in giro, l’ilarità, aiutato da un’interpretazione superba del cast e da dialoghi accattivanti (il raffronto giocoso tra Ivanhoe e il più moderno Spiderman), al limite dell’indecenza e del sacrilego (“Chi ha voglia di recitare un’Ave Maria mentre scopa?”). Ma la “carneficina” del titolo è in agguato e ben presto il divertissement offerto dalla pellicola si tramuta progressivamente in una sensazione carica di un pessimismo e di un’insensibilità spiazzante. La comunicazione implode, perdendo del tutto il suo valore e innescando guerre continue, dapprima tra una coppia e l’altra e in seguito tra i due sessi.

Come anticipato dall’eloquente e bellissima locandina, le emozioni di Alan, Nancy, Penelope e Michael sono un cratere in continua eruzione, ognuno è soggiogato da immoralità e cattiverie ben assortite, da maniacali atti di gelosia su beni di consumo (la rivista, il cellulare, la borsa). Il vomito, già al centro di una scena cult, rappresenta un punto di non ritorno tanto rivoltante quanto imprescindibile, la presa di posizione di un regista che in questo modo esprime tutto il suo profondo disgusto di fronte a cotanta aggressività e incomunicabilità. Perché “Carnage” è essenzialmente un film sulla non comunicabilità dell’essere umano, un viaggio che ripercorre l’involuzione antropologica di una società ridotta a brandelli e guidata da animali (lo smascheramento del medio borghese) che hanno come continuo impulso quello di attaccarsi a vicenda, uno stimolo innato che risponde alle primordiali teorie darwiniane sulla sopravvivenza.

La teatralità della messa in scena gioca molto su riprese strette e ravvicinate, sulla scia del claustrofobico “Angelo sterminatore” buñueliano, con i quattro protagonisti che non riescono per qualche oscuro motivo a uscire dalla casa (stessa cosa accade nel recente e per molti versi simile “Sunset Limited” di Tommy Lee Jones). E se a Venezia il film è stato accolto con uno scroscio di applausi, una parte della critica ha mantenuto invece un comportamento freddo e scostante. Il motivo di base è legato allo scontro inevitabile che si viene a creare fra teatro e cinema. La colpa imputata a Polanski è soprattutto quella di aver creato una “macchietta” che non prende le giuste distanze dall’arte minimalista teatrale, contribuendo così ad elevare l’artificio dell’opera.

In realtà, come sottolinea l’esperto regista e produttore teatrale Kenneth Branagh, “Che sia il cinema o il teatro, l’obiettivo è sempre la verità”. E di (brucianti) verità “Carnage” ne emana a profusione, assimilando le più celebri lezioni pirandelliane (l’incomunicabilità, la concezione vitalistica) e pinteriane (la violenza, il lato oscuro dentro ognuno di noi), racchiudendo la sua inquietante “verità” in una performance attoriale strabiliante, capace di contagiare lo spettatore nelle molteplici emozioni vissute e sprigionate di volta in volta dai quattro personaggi.

Polanski incarna senza eccessi e con intelligente leggerezza uno spaccato di vita contemporanea, creando inevitabilmente un film di rottura, come testimonia l’abbandono del thriller e del noir in favore dell’ironia pungente di un tempo, quella, per intenderci, di “Per favore non mordermi sul collo”. Un’ironia cinica e spietata che neanche la più frizzante delle commedie riesce a contenere.

14/09/2011

Cast e credits

Titolo Originale
Carnage
Distribuzione
Medusa Film
Durata
79'
Produzione
Constantin Film, SBS Productions
Sceneggiatura
Roman Polanski, Yasmina Reza
Fotografia
Pawel Edelman
Montaggio
Hervé de Luze
Musiche
Alexandre Desplat, Alberto Iglesias
Costumi
Milena Canonero

Trama

Due coppie di genitori decidono di avere un incontro cordiale, dopo che i loro figli sono stati coinvolti in una rissa
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