Il capofamiglia

Il capofamiglia


Omar El Zohairy

Grottesco | Egitto, Francia, Grecia, Paesi Bassi
(2021)

Non so voi, ma io un film in cui un padre di famiglia si ritrova tramutato in un pollo durante un mal riuscito numero di magia lo prenderei a scatola chiusa. Guai, tuttavia, ad aspettarsi dall’esordiente Omar El Zohairy un tuffo a peso morto nel grottesco: la virata surreale, nelle già scaltre mani del regista, è l’espediente per una lucida analisi della società egiziana. Cosa succede, in un contesto dominato dalle consuetudini islamiche, quando in una famiglia viene a mancare la figura maschile? Da questo problematico interrogativo si spalanca un calvario che diventa impietoso atto di accusa, senza però tradire del tutto le premesse esilaranti del plot.

Il film si apre con un suicidio e la disperazione trasuda densa da ogni inquadratura. Lo squallido tugurio che ospita gran parte dell’azione, sovrastato dalla spaventosa fabbrica-città, pare l’anticamera dell’inferno con le sue pareti livide e i suoi pavimenti lerci: a fine visione si avverte l’impellente bisogno di una doccia. La destrutturazione patriarcale investe non solo il nucleo familiare, ma anche il contesto sociale: inizialmente coesa, la comunità di contorno si sfalda al sorgere dei primi problemi, abbandonando la coriacea Madre Coraggio alle vessazioni vuoi di una burocrazia kafkiana, vuoi di una polizia indifferente, vuoi di un amante improbabile. È lei, con il suo volto segnato e il suo stoico mutismo, l’eroina/martire di questa mai retorica denuncia della condizione femminile in Egitto.

In un mondo popolato di derelitti e sfruttatori per le donne pare non esserci posto (in compenso, nella stessa fabbrica dove la protagonista non è ammessa può lavorare il figlioletto) e ogni nuovo ostacolo assume la fatale gravità del flagello biblico: la malattia del marito-pollo, il pignoramento in forma di retata, la convivenza con l’escoriato homeless. Ben venga, allora, l’indubbia prolissità del metraggio, eloquente nel restituire la quotidianità di chi è oppresso da un debito insolvibile. Il ribaltamento dei ruoli all’interno della coppia, con quello che era il procacciatore di reddito declassato a inutile bocca da sfamare e l’ex-schiava domestica che assurge a nuovo baricentro di sopravvivenza, ha il sapore della beffarda rivincita, definitivamente compiuta nel liberatorio finale.

Tra granitico realismo e caricatura esasperata, El Zohairy si giostra con egual destrezza su più tavoli cinematografici: Buñuel (il paradosso come strumento per indagare l’irrazionalità del mondo), Loach (la lotta impotente dell’individuo in una società disumana), Kaurismaki (la raffigurazione teneramente attonita delle miserie umane), Pasolini (di cui riscrive, a modo suo, il romanzo familiare per eccellenza: “Teorema”). Scevro da citazionismi, il suo stile è già maturo nel prediligere inchiodati campi lunghi e un parco ricorso alla musica (quasi sempre diegetica), per trionfare nella strepitosa amministrazione dei tempi comici: a costo di riscoprirsi ignobili, in alcune sequenze (la festa di compleanno, il corteggiamento) si fatica a trattenere le risate. Perché “Feathers”, a partire dal geniale titolo (che gioca sull’assonanza tra “piume” e “padre”), è anche e soprattutto un film divertente, per quanto amaro come una medicina indigesta. È proprio la raffica di trovate imbastite sin dai primi minuti a neutralizzare il cinismo che avrebbe tentato altri, tagliando l’arduo traguardo di mantenersi impegnato risultando spassoso.

Presentato quest’anno a Cannes alla Semaine de la Critique e poi in concorso al 39° Torino Film Festival, si è aggiudicato rispettivamente il gran premio per il miglior film e il premio speciale della giuria (ex aequo con “El Planeta” di Amalia Ulman): riconoscimenti che, ci auguriamo, possano fungere da leva per un autore a dir poco promettente, in un paese che ha urgente bisogno di essere contro-narrato.

09/12/2021

Cast e credits

Titolo Originale
Feathers
Distribuzione
Wanted Cinema
Durata
112'
Produzione
Still Moving
Sceneggiatura
Omar El Zohairy, Ahmed Amer
Fotografia
Kamal Samy
Scenografie
Assem Ali
Montaggio
Hisham Saqr
Musiche
Ahmed Adnan
Costumi
Heba Hosny

Trama

Durante la festa di compleanno del figlio, un uomo viene trasformato da un mago in un pollo: questo evento stravolgerà gli equilibri interni alla famiglia e i loro rapporti con la società.
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