Louisiana – The Other Side

Louisiana – The Other Side


Roberto Minervini

Documentario | Francia, Italia
(2015)

Tutto il cinema di Roberto Minervini nasce all’insegna di un’estraneità cui, in diversa misura, concorrono molti fattori. In primo luogo, la scelta di lasciare l’Italia per cercare di offrirsi possibilità che il nostro Paese gli aveva precluso; successivamente, la decisione di specializzarsi in un genere, il documentario, tanto innovativo quanto difficile dal punto di vista commerciale. Infine, ed è la cosa che ci sta più a cuore e che ci permette di entrare nel vivo della questione, la predilezione di contenuti, che di per sé, costituiscono quanto di più distante possa esistere rispetto al modello di sogno americano che ci è stato tramandato. “Louisiana” infatti racconta gli Stati Uniti attraverso due gruppi umani che seppur apparentemente differenti testimoniano altrettanti esempi di marginalità. Perché sia Mark che entra ed esce dalla galera e con piccoli espedienti si procura la droga necessaria a “farsi” che il gruppo paramilitare pronto ad addestrarsi per difendere la comunità dall’attacco di un fantomatico nemico sono lo specchio di una schizofrenia sociale che rappresenta in eguale misura il buco nero di un sistema di governo e di un presidente – chiamato più volte in causa dai protagonisti – che ha tradito le promesse della campagna elettorale. Pur in un flusso continuo di immagini che rimane una delle caratteristiche principali della sua messinscena, Minervini divide il racconto in tre momenti che si riflettono uno dentro l’altro a delineare una dimensione che è insieme antropologica – con il pedinamento di Mark, drug dealer che soddisfa i bisogni personali e quelli di una famiglia variegata e composita che è allineata sulle sue stesse dipendenze – ed emotiva – quando prende in considerazione le reazioni, ora rabbiose, di chi si rivolta con violenza all’orrore del quotidiano, ora sommesse, di chi non ha più la forza di ribellarsi alle angherie del presente – in un continuum narrativo solo apparentemente incongruo (visto lo sbilanciamento del minutaggio dedicato per la maggior parte alle vicissitudini di Mark), e invece strutturato nelle sua antitesi interna per restituire la dimensione di violenza gratuita in cui sono immersi i personaggi del film.

“Esule tra gli esuli” – e qui entra di nuovo in gioco l’estraneità di cui parlavamo all’inizio – Minervini grazie a uno sguardo che si fa parte integrante della realtà che descrive, si tiene lontano dai rischi del reportage “antropologico” così come dalla tentazione di organizzare un’apologia pauperista. Al contario, operando uno scarto emotivo che tiene in considerazione il degrado delle condizioni ambientali e il peso che esse comportano nelle esistenze dei personaggi, trova un filo di speranza laddove sembrerebbe non essercene più. Partendo, infatti, dalla materia nuda e cruda, che in questo caso “Louisiana” individua in una costante ricerca di intimità fisica – di Mark e Lisa, amanti e compagni di sventura ma anche degli altri famigliari che l’uomo accudisce con una presenza tenera e materna – Minervini arriva nelle profondità dell’animo umano e gli da voce con una poetica vissuta a fior di pelle: tanto negli inserti in cui la disperazione sembra prendere il sopravvento e un ago infilato nella carne diventa l’unica via di fuga, quanto nei rari momenti di tregua, dove la salvezza del mondo dipende dalla dolcezza di un abbraccio inaspettato. In questo senso “Louisiana ” affermando il primato del corpo come collettore delle dipendenze materiali e affettive e restituedolo ai suoi naturali detentori, stabilisce nuove gerarchie (con la decisione di Mark di tornare in prigione per disintossicarsi una volta per tutte) e risarcisce, seppur in parte, quel mondo della dignità che gli era stata precedentemente sottratta.

In scia con la migliore tradizione di quel documentario italiano che a partire dai lungometraggi di Pietro Marcello (“Il passaggio della linea” e soprattutto “La bocca del lupo”) ha ridefinito la forma di un genere che nel caso di “Louisiana” fatica a restare all’interno di categorie prestabilite per una fluidità narrativa che fa invidia al racconto di finzione, Roberto Minervini continua ad esplorare il volto oscuro dell’America secondo le caratteristiche che gli sono note. A fronte di un lirismo che alla pari di “Stop the Pounding Heart” deve molto a un senso panico della vita (ancora una volta la natura è insieme madre e matrigna), di “Lousiana” colpisce soprattutto la qualità di un cinema che nella ricerca di verità e di coinvolgimento riesce a restare saldo nella purezza del suo sguardo. E che fa del suo essere produttivamente minoritario il suo punto di forza, portando sullo schermo il rimosso della nostra presunta civiltà.

29/05/2015

Cast e credits

Distribuzione
Lucky Red
Durata
92'
Produzione
Agat Films & CIE, ARTE France, Okta Film, Rai Cinema
Sceneggiatura
Roberto Minervini, Denise Ping Lee
Fotografia
Diego Romero Suarez-Llanos
Montaggio
Marie-Helen Dozo

Trama

Esistenze quotidiane in un'America alla deriva.
Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

VENEZIA 83 - Premio speciale della Giuria alla kermesse veneziana, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto travolgente nel contenuto

DAU
DAU

VENEZIA 83 - Uno dei film più ambiziosi del secolo, kolossal sulla dittatura divagante e sconclusionato ma anche esperienza unica che rapisce per più di tre ore. Vincitore del Leone d'argento per la miglior regia

Coyote vs. Acme
Coyote vs. Acme

Destinato inizialmente a venire distribuito nel 2023, "Coyote vs. Acme" è invece una delle soprese di questo 2026, capace di suscitare riflessioni che vanno ben oltre la confezione apparentemente superficiale nella quale è stata impacchettata la sua distribuzione

Arrested Memory
Arrested Memory

VENEZIA 83 - Arriva al Lido l'apprezzato regista giapponese SABU con la co-produzione con Taiwan "Arrested Memory", un efficace pastiche fra heroic bloodshed, commedia e poliziesco che ribadisce la continua capacità di reinventarsi di un autore (e di un'industria)

Furies
Furies

VENEZIA 83 - Esordio sulla lunga distanza del libanese Rami Kodeih "Furies" è uno heist movie che si barcamena con efficacia fra aspettative di genere e ambizioni drammatiche e di critica sociale, una frenetica epopea criminale al femminile in una Beirut che implode