La maledizione dello scorpione di giada

La maledizione dello scorpione di giada


Woody Allen

Commedia | Usa
(2001)
Dopo “Criminali da strapazzo” Allen continua a sviluppare la tematica del furto con una storia decisamente disimpegnata. Anni quaranta e atmosfere da fumetto (dichiarate a partire dal titolo) sono la cornice per il “pasticciaccio” in cui è invischiato C.W. Briggs (Woody Allen), segugio vecchia scuola che lavora come detective in un’agenzia assicurativa. Sua acerrima e dichiarata nemica è l’odiata Miss Fitzgerald (Helen Hunt), da poco diventata direttrice dello studio e simbolo dell’emancipazione femminile che comincia a muoversi. C.W. viene ipnotizzato una sera durante uno spettacolo da un mago/incantatore attraverso il ciondolo dello scorpione di giada, e commette una serie di furti sui quali lui stesso indaga. 
 
Allen sceglie senza mezze misure la strada del giallo comico, senza particolari implicazioni filosofiche o morali. Il film è puramente una commedia fatta per divertire – e molto probabilmente per divertirsi. Il regista newyorkese ripercorre a modo suo e con mano sicura i topoi della detective story: bar malfamati, impermeabili e cappelli, scommesse, soffiate di strada, scatole di fiammiferi, schedari di file, persone nascoste nel buio o dietro paraventi, bicchieri di whisky, riferimenti a città esotiche, e femme fatale (Charlize Theron) – con capelli ossigenati, sigarette e abbondanza di rossetto, pronte a infilarsi nei letti di numerosi amanti. Allen costruisce un intreccio divertente (parte forte del film) attingendo da quel repertorio di romanzi d’appendice divenuto epico grazie ai vari Hammett, Chandler, Spillane, e a nomi meno noti della letteratura hard boyled, e portato sullo schermo, tra gli altri, da Hawks, Huston e Wilder. 
 
Amore, ipnosi, magia e umorismo in pieno stile Allen (battute fulminanti ed elaborate) sono componenti di una storiella godibile, che ha per protagonista un uomo debole incastrato e accusato ingiustamente (quasi il Kleinman di “Ombre e nebbia”). L’ipnosi, come modo per non vedere la realtà, è variazione sul tema del contrasto tra mondo concreto e mondo della fantasia, tanto caro al regista – nel finale il protagonista si gode il bacio “prima che l’orrido sipario della realtà cali su di noi”. Ma allo stesso tempo è anche il grimaldello per scoprire i veri sentimenti. 
 
Ottimi i dialoghi, ma forse un po’ sotto tono rispetto al solito le trovate comiche, figlie di una fase del cinema alleniano non tra le più brillanti, per quanto restino alquanto godibili. Fotografia calda e avvolgente di Zhao Fei, e menzione per il sempre ottimo Santo Loquasto attento a ricostruire i minimi dettagli della New York d’epoca. Cast buono anche se non eccellente: meglio i comprimari rispetto all’imbolsito Aykroyd, che ha visto tempi migliori prima di ridursi a navigato commediante sovrappeso, e Helen Hunt che ancora non ha acquistato una dimensione cinematografica del tutto convincente dopo l’affermazione televisiva.
Dirlo è pleonastico, ma Allen ha saputo fare meglio; qui si gode un diversivo comico che si può permettere e che confeziona in maniera soddisfacente.

05/01/2010

Cast e credits

Titolo Originale
The Curse of the Jade Scorpion
Durata
103'
Produzione
DreamWorks SKG
Sceneggiatura
Woody Allen
Fotografia
Zhao Fei
Scenografie
Santo Loquasto
Montaggio
Alisa Lepselter
Costumi
Suzanne McCabe

Trama

C.W. Briggs, detective per un'agenzia assicurativa, è vittima dell'incantesimo dello scorpione di giada assieme all'odiata direttrice della società dove lavora, Miss Fitzgerald. Si trova quindi a dover far luce sul furto di alcuni gioielli rubati in modo decisamente misterioso
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