Melinda e Melinda

Melinda e Melinda


Woody Allen

Commedia, Drammatico | Usa
(2004)
Stravinsky e Duke Ellington si danno il cambio nei titoli di testa di “Melinda e Melinda”, e continueranno a farlo come motivo conduttore durante tutto il film, distinguendo la convivenza di commedia e dramma in uno stesso racconto considerato da angolature differenti. In un ristorante quattro amici discutono sull’ambivalenza delle storie e per esteso della vita, e sulle differenze che si riscontrano a seconda del punto di vista da cui si osservano. Un autore di drammi e uno di commedie cominciano a narrare una vicenda simile coi due stili contrapposti, manipolando ciascuno gli elementi più rilevanti al genere, e che mantengono sempre come protagonista Melinda (Radha Mitchell), ora in chiave cupa di donna di Park Avenue, depressa e di ritorno da un passato drammatico, ora in chiave più brillante nell’Upper East Side.
 
Allen sembra voler condensare le due anime del suo stesso cinema, che in passato però si sono fuse con risultati molto più interessanti. Riflette sulla giustapposizione nella vita e nell’arte di momenti tragici e felici, di come si intersecano, e di come dipendono dalle prospettive. L’alternare in questo modo due storie a seconda dell’ottica è inoltre – e non potrebbe essere altrimenti – riflessione sul cinema e sul linguaggio narrativo, ma purtroppo il connubio risulta un esercizio di stile dalle premesse interessanti che perde incisività dalla seconda parte in avanti.
 
Fotografia più fredda per l’intreccio drammatico, più calda per la parte di commedia. Convergono temi ricorrenti dello stile alleniano: personaggi moderni e colti, crisi e scambi di coppia, infedeltà, delitti, conti del passato, velleità artistiche frustrate, desideri di maternità e paternità, nevrosi newyorkesi. Le musiche sono essenziali richiami alla distinzione di genere, con la classica (Bartok e Brahms, oltre a Stravinsky) che Allen riserva per i film drammatici, e l’amato jazz per le commedie. Anche il look di Melinda, la collocazione geografia e scenografica differenziano le due storie; un po’ meno la regia che certamente si adatta ai due generi, ma mantenendosi abbastanza simile, come a voler dire che non esiste un manicheismo assoluto. Nei due racconti si mescolano alcuni elementi, come un pianoforte (l’idea di arte) e una vecchia lampada (simbolo della magia, del desiderio da esprimere, della fantasia che combatte l’aridità del reale) e alcuni luoghi, e i personaggi si dispongono in modo speculare declinati nelle due differenti chiavi di lettura.
 
Radha Mitchell risulta più convincente nel ruolo drammatico, e Allen stesso pare voler investire maggiormente nella storia dai toni seri, che in ultima analisi soddisfa più del bozzetto comico di maniera che si perde presto in sé stesso, mancando di invenzioni divertenti, diventando prevedibile, e dove Will Ferrel fa il verso ad Allen balbettando ed esagerando in smorfie a volte irritanti. Ma si sa che il regista newyorkese lascia sempre grande libertà di interpretazione agli attori. Il problema vero è probabilmente l’impossibilità di coinvolgimento per lo spettatore, e la mancanza di approfondimento dei personaggi che le premesse narrative e la struttura rendono quasi impossibile. Basti confrontare le due “Melinde” per notare come quella del versante commedia sia talmente poco definita da rendere quasi insostenibile un parallelo con il personaggio drammatico. Ne risulta infine un interessante esercizio di stile da analizzare nei corsi di sceneggiatura, nonostante Allen sfrutti le facili scorciatoie delle voci narranti per elissi e accelerazioni. 
 
La chiacchierata degli amici al ristorante chiude il cerchio riassumendo le due diverse filosofie, tutt’altro che incompatibili, ma anzi interscambiabili, coi due autori che sono quasi un doppio alter ego dello stesso Allen-regista. Si trasmette infine il messaggio che spesso ritorna nei suoi film, la risata (ma anche l’arte) che maschera il terrore umano della morte, e il fatto che “comic or tragic, the most important thing to do is to enjoy life while you can, because we only go around once, and when it’s over, it’s over”. Una riflessione formale, come detto, dalle premesse particolarmente interessanti, ma che nello sviluppo non lascia pienamente convinti; esperimento coraggioso e solo apparentemente sterile, buono però per considerazioni linguistiche e narrative da parte di un regista sempre attento a stile e contenuti, e consapevole di tutti i meccanismi (i trucchi e le furberie) del cinema e dei due generi.

11/02/2010

Cast e credits

Titolo Originale
Melinda and Melinda
Durata
99'
Produzione
Fox Searchlight Pictures
Sceneggiatura
Woody Allen
Fotografia
Vilmos Zsigmond
Scenografie
Santo Loquasto
Montaggio
Alisa Lepselter
Costumi
Judy L. Ruskin

Trama

Le vicende sentimentali e umane di Melinda, giovane donna di ritorno a New York dopo un passato complicato, viste attraverso due ottiche differenti di genere: il dramma e la commedia
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