Nuit Americhèn

Nuit Americhèn


Federico Greco

Horror-comedy | Italia
(2013)

Ci sono gli horror involontariamente comici e quelli paurosamente divertenti. “Nuit Americhèn” appartiene alla seconda categoria. Ironico fin dal titolo, rielaborazione maccheronica della “Nuit américaine” di Truffaut (in Italia: “Effetto notte”), il corto di Federico Greco condensa in 24 minuti battute, citazioni cinefile e suspense, lasciando l’unica delusione di una fine precoce, che speriamo possa venire un giorno rimandata in un adattamento sulla lunga distanza. Ipotesi ottimistica, forse, ma non troppo, se si pensa che il film, oltre a incassare una raffica di elogi nei passaggi al Courmayeur Noir In Festival e al RIFF di Roma, è riuscito nell’impresa di far scucire al MiBACT quei finanziamenti solitamente preclusi all’horror e riservati alle solite consorterie del cinema italiano più o meno d’autore.

Ma nel mirino della macchina da presa di Greco finiscono soprattutto i figli nostrani della pulp generation, i registi della paura all’amatriciana, abituati ad allestire set cialtroneschi e a riciclare dozzinalmente le trovate di Tarantino, senza conoscere neanche gli originali italiani ai quali il maestro di Knoxville ha attinto a mani basse. Uno di questi è proprio Paolo (un efficacissimo, carognesco Gianmarco Tognazzi), cinematografaro furbetto che prova a girare di straforo un horror “no budget” in una villa in rovina, ingannando il proprietario con la scusa di uno spot promozionale e facendo passare per fonico e operatore i suoi due attori (Fausto Sciarappa e Regina Orioli). Ma il ghigno sinistro del proprietario (Alberto Di Stasio, l’indimenticabile Sergio di “Boris”) lascia già presagire che niente andrà come previsto. E così sarà, in un delirio di verità e messinscena, dialoghi surreali e sadica violenza, la cui vittima principale sarà proprio Regina Orioli (alias Diana), abile nel passare da un registro comico volutamente sciatto a un piglio guerriero che cita apertamente la Thurman/ Black Mamba di “Kill Bill” (ma i rimandi cinefili del film si estendono anche a Kubrick, Craven e a quel “The Blair Witch Project” che è un po’ il capostipite dei “mockumentary-horror”).

Insomma, “un effetto notte in salsa di pomodoro romana”, per dirla con le parole del 44enne regista, già autore di documentari (“Stanley and Us”, su Kubrick), lungometraggi (“Il mistero di Lovecraft – Road to L.”), corti (“Liver”) e programmi tv (“Masters of Magic”).

Metacinema, cinefilia, colpi di scena: tutto è giocato da Greco sul filo dell’ironia – anche verso se stesso, nella citazione del suo debutto, “quell’horror intellettualoide che hanno visto in cinque” – ma con una padronanza dei movimenti di macchina e nella gestione del cast che non ha niente da invidiare ai maestri italiani del genere (quelli riciclati da Tarantino, per l’appunto). A conferma che si può essere leggeri e rigorosi al tempo stesso, sfuggendo a quella seriosità autoreferenziale che troppo spesso ammorba il cinema italiano, anche nelle sue propaggini “indie”.

01/04/2014

Cast e credits

Titolo Originale
Nuit Americhèn
Durata
24'
Produzione
Digital Room, MiBACT
Sceneggiatura
Federico Greco, Igor Maltagliati
Fotografia
Michele De Angelis
Scenografie
Roberto Papi (Logical Art)
Montaggio
Alessandro Giordani
Musiche
Angelo Talocci
Costumi
Costanza Bastanti

Trama

Un regista e due attori che si spacciano per fonico e operatore accettano di realizzare un mediocre spot promozionale in una villa di periferia. Ne approfittano per girarvi - alle spalle del proprietario che li ha ingaggiati - la scena madre del loro film horror no budget in lingua inglese. Nella villa, però, c'è davvero qualcosa di sinistro
The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

VENEZIA 83 - Premio speciale della Giuria alla kermesse veneziana, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto travolgente nel contenuto

DAU
DAU

VENEZIA 83 - Uno dei film più ambiziosi del secolo, kolossal sulla dittatura divagante e sconclusionato ma anche esperienza unica che rapisce per più di tre ore. Vincitore del Leone d'argento per la miglior regia

Coyote vs. Acme
Coyote vs. Acme

Destinato inizialmente a venire distribuito nel 2023, "Coyote vs. Acme" è invece una delle soprese di questo 2026, capace di suscitare riflessioni che vanno ben oltre la confezione apparentemente superficiale nella quale è stata impacchettata la sua distribuzione

Arrested Memory
Arrested Memory

VENEZIA 83 - Arriva al Lido l'apprezzato regista giapponese SABU con la co-produzione con Taiwan "Arrested Memory", un efficace pastiche fra heroic bloodshed, commedia e poliziesco che ribadisce la continua capacità di reinventarsi di un autore (e di un'industria)