I segreti di Osage County

I segreti di Osage County


John Wells

Drammatico | Usa
(2013)

Archiviato l’Oscar per “Argo“, George Clooney torna a vestire i panni di (co)produttore portando sullo schermo l’adattamento della pièce Premio Pulitzer 2008 “August: Osage County” di Tracy Letts.

In un paesino sprofondato nell’Oklahoma, la famiglia Weston si riunisce per piangere l’improvvisa scomparsa del capofamiglia Bev. Attorno alla vedova Violet, matriarca dispotica, cinica e gravemente malata, si stringono le tre figlie Barb, Ivy e Karen, diversissime tra loro, e la bonaria zia Mattie Fae, insieme alle relative famiglie. Complice la convivenza forzata e una comune propensione all’abuso di alcool, marijuana o pillole, i vecchi rancori mai sopiti prenderanno il sopravvento in maniera violenta e autenticamente sgradevole, tra accuse, rimorsi, timori e dolorose recriminazioni. Alla fine, nessuno uscirà vincitore da questo gruppo di famiglia “in un inferno”.

Come spesso accade nelle opere di Tracy Letts, il paesaggio assume una valenza simbolica nei confronti del plot e dei personaggi: si pensi, ad esempio, al Texas del memorabile “Killer Joe“, brutalizzato da violenze e degrado. Non fa eccezione “I segreti di Osage County”: questo Midwest ostile e arso dal sole, segnato da un caldo opprimente e da orizzonti di desolante piattezza, è elevato a vero coprotagonista della pellicola e sembra segnare irrimediabilmente i destini di tutti i protagonisti. Le Grandi Pianure diventano infatti un luogo dell’anima, un posto arido e inospitale in cui la generazione dei padri (e delle madri, è il caso di dire) ha dovuto lottare per sopravvivere alla miseria materiale, mentre oggi i figli sono costretti, loro malgrado, a fare i conti con la miseria morale prodotta da quella povertà.

Lo scontro generazionale è però ulteriormente acuito da una dose inattesa e apparentemente immotivata di crudele meschinità e rabbia pronta a deflagrare al primo commento fuori posto, frutto di tensioni mai risolte e di segreti per troppi anni sottaciuti. Il contesto famigliare e la temperatura emotiva del materiale narrativo (tradimenti, umiliazioni, incesto, depressione, dipendenza) rimandano, più o meno esplicitamente, al teatro eccessivo e melodrammatico di Tennessee Williams. Ma la ferocia e la bestialità con cui i personaggi si accaniscono imperterriti l’uno sull’altro, in un tour de force di inarrestabile sadismo, portano inevitabilmente alla memoria “Chi ha paura di Virginia Woolf?”, testo che, non a caso, Tracy Letts (anche attore) interpretò con successo a teatro nel 2006.

Dialoghi affilati e pungenti, spesso brillanti, percorsi da una vena sottile di humor nerissimo, scandiscono l’andamento di questa babele di ansie, isterismi e frustrazioni, in un crescendo drammatico che alterna tragedia e grottesco, farsa e sentimentalismo.

Purtroppo però la sceneggiatura, a firma dello stesso Letts, sacrifica quasi un’ora del materiale originale e riduce l’ultimo atto a un accumulo ridondante di colpi di scena, monologhi ispirati e rivelazioni effettistiche dal sapore di soap opera, ostacolando così la (necessaria) partecipazione empatica dello spettatore. Non aiuta nemmeno la regia piatta e insapore di John Wells, famoso produttore televisivo, che si limita a servire diligentemente una compagnia di interpreti affiatati e convincenti.

Rimangono comunque, tutte da godere, le prove eccellenti del prestigioso cast: dive, attori emergenti e professionisti di buon nome, tutti impegnati all’unisono in un racconto corale in cui ad ognuno (per la verità in modo piuttosto meccanico e ripetitivo) sono concesse le luci della ribalta per il proprio pezzo di bravura. Se Julia Roberts, volto scavato e aria severa, alle prese con un personaggio spigoloso, livoroso e contraddittorio, gioca di sottrazione per spogliarsi della sua imperitura immagine di America’s Sweetheart, commuovono  i duetti di toccante intimità tra i “coniugi” Chris Chooper e Margo Martindale, in cui si percepiscono bene le amarezze, le tenerezze e le consuetudini di una vita passata insieme.

Su tutti, giganteggia una Meryl Streep patetica e straziante, pericolosamente sopra le righe e sull’orlo della maniera: la sua Violet prepotente e sboccata, incarognita nell’animo e nel fisico, tossicodipendente bugiarda, moglie e madre di implacabile efferatezza, eppure capace di sbandamenti e di momenti di estrema fragilità, potrebbe fare invidia alle “Piccole volpi” di Lillian Hellman.

01/02/2014

Cast e credits

Titolo Originale
August: Osage County
Distribuzione
Bim Distribuzione
Durata
121'
Produzione
Jean Doumanian Productions
Sceneggiatura
Tracy Letts
Fotografia
Adriano Goldman
Montaggio
Stephen Mirrione
Musiche
Gustavo Santaolalla

Trama

In un paesino dell'Oklahoma, la famiglia Weston si riunisce per piangere l'improvvisa scomparsa del capofamiglia. Complice la convivenza forzata e una comune propensione all'abuso di alcool, marijuana o pillole, i vecchi rancori mai sopiti prenderanno il sopravvento in maniera violenta e autenticamente sgradevole, tra accuse, rimorsi, timori e dolorose recriminazioni. Alla fine, nessuno uscirà vincitore da questo gruppo di famiglia in un inferno.

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