Trash

Trash


Stephen Daldry

Avventura, Drammatico | Brasile, Gran Bretagna
(2014)

Il film di Stephen Daldry che ha vinto il premio del pubblico nella sezione “Gala” della IX edizione del festival di Roma, ambientato nelle favelas di Rio de Janeiro – adattamento di un romanzo del 2010, che non abbiamo letto, di Andy Mulligan – ha un ritmo impeccabile e un gran senso della detection. E vanta un azzeccatissimo cast di ragazzini diretti a meraviglia (Daldry ha innegabilmente del talento nella direzione dei più giovani, sin da “Billy Elliott”). Ciononostante, spiace ammetterlo, resta un compromesso modesto fra logica ed estetica da blockbuster Universal (quale “Trash” è di fatto) e alte aspirazioni di denuncia sociale. 

La storia ruota attorno a un portafoglio, ritrovato tra i rifiuti del titolo da tre ragazzini che lavorano nelle discariche. Per qualcuno di loro è solo un miraggio di arricchimento, mentre il più saggio, furbo e coraggioso, Rafael (Rickson Tevez), intuisce che dietro quel portafoglio particolarmente caro alla polizia si nasconde qualcosa di ben più grande.

Si parlava di senso della detection: Daldry infatti è molto bravo nel gestire il racconto calando a poco a poco le carte. Man mano che il film decolla e il mistero s’infittisce, cresce, come in un giallo, la curiosità verso i retroscena della vicenda. Il puzzle si comporrà solo alla fine, per quanto allo spettatore venga suggerito da subito che il focus verso cui la vicenda converge riguarda la corruzione galoppante, che vede le autorità politiche non solo ampiamente colluse con i poteri economici, ma anche responsabili di una meschina sottomissione del popolo di miserabili che abita le favelas, considerato alla stregua di veri e propri paria privi di diritti. Un popolo trattato con il pugno di ferro: la polizia non si fa scrupoli di ricorrere a sanguinosi pestaggi, non esita a dar fuoco a un’intera favela o persino a ordinare l’esecuzione sommaria di un ragazzino.

Accanto ai tre giovani protagonisti (accanto a Rafael ci sono Gardo e Rato, interpretati rispettivamente da Luis Eduardo e Gabriel Weinstein – e occorre riconoscere che le scelte di casting sono azzeccate quanto la direzione attoriale), ad aiutare la loro causa nei momenti topici della rocambolesca avventura (fitta di inseguimenti, incursioni in ville di lusso, emozionanti scene madri in fatiscenti carceri), troviamo la giovane faccia pulita di Rooney Mara (perfetta per il ruolo di volontaria ong) e la corpulenta faccia tosta di Martin Sheen, classica figura già vista altrove di missionario che ne sa una più del diavolo. Il lieto fine, ovviamente, è assicurato (e se non arrivasse, il film non avrebbe senso): accanto a un’anarchica e festosa rivincita economica collettiva, i ragazzini-eroi riusciranno a denunciare la corruzione delle autorità politiche, portando addirittura alle dimissioni del sindaco di Rio.

In “Trash” c’è un po’ di tutto: dalla denuncia di un contesto sociale in confronto al quale quello descritto in “Gomorra” è quasi gentile, a improbabili decrittamenti di codici a tempo di record, che neanche Dan Brown; passando ovviamente per “City of God” di Meirelles. Il tutto condito da decise iniezioni di umorismo, a stemperare nei momenti giusti una messa in scena che risulterebbe altrimenti troppo indigesta per il pubblico di massa. In sintesi il punto è questo: il film di Daldry funziona bene se preso come opera d’intrattenimento, ma molto meno rispetto alle ambizioni sociali che si ripropone. Prendere o lasciare: ma se per caso foste interessati o rimaneste colpiti dal film per il suo “impegno”, chiedetevi perché, in sostanza, della corruzione o delle condizioni di vita nelle favelas ci racconti poco o nulla, concentrandosi invece su un plot avventuroso, piuttosto trito, che potrebbe sostenere meglio un film di James Bond.

A pesare come un macigno, e adombrare veramente il film, è il suo notevole debito con l’academy rewardedThe Millionaire” di Boyle, di cui adesso il connazionale Daldry tenta di emulare modalità e strada per il successo. Se “Trash” a conti fatti non ci è piaciuto, è per la sua ostentata furbizia. “The millionaire” era più onesto. Un omaggio a Bollywood, una colonna sonora di grande impatto, una storia d’amore, un riscatto economico. Finiva lì. Daldry vorrebbe invece fare molto più sul serio. Ma è in fondo meno onesto, nell’immergere il film in un alone di impegno sociale, senza in realtà sostenere la denuncia con argomentazioni plausibili e denunce esplicite. Le tematiche sociali restano, invece, affrontate in modo grossolano: ricorrendo alle tinte forti e sempre in cerca dell’impatto, dello shock visivo, e con una massiccia dose di manicheismo.

Il finale di “Trash” si rivela in tutta la sua furbizia. Ma non è solo nel finale che la pellicola scade. I personaggi rimangono bidimensionali (il capo della polizia interpretato da Selton Mello, in particolare, è davvero troppo cattivo per essere vero). Nessun personaggio risulta approfondito, e la divisione tra buoni e cattivi è tagliata con l’accetta, degna di un racconto per l’infanzia. Inoltre, la serie di implausibilità che “Trash” inanella è sopra la soglia critica: come quando il piccolo Rafael, solo per ciò che ha vagamente intuito, accettra di farsi sparare (viene graziato per compassione), o come quando una bambina aspetta nascosta fra le tombe di un cimitero da non si sa quanti giorni (sembra una presenza fantasmatica, anche per come viene presentata), e poi lancia una colonna di marmo in testa al poliziotto non solo con un sangue freddo incredibile, ma come fosse il pezzo di polistirolo che in effetti dev’essere sul set. Anche l’impatto di “Trash” sul pubblico rischia di essere come quella colonna: ci fa sembrare lì per lì che ci cada addosso un pezzo di marmo. Che poi, purtroppo – visto che la situazione di cui parla il film è tragicamente seria, e meriterebbe ben altra trattazione, si rivela per quel che è. Polistirolo.

26/10/2014

Cast e credits

Distribuzione
Universal Pictures
Durata
112'
Produzione
O2 Filmes, PeaPie Films, Working Title Films
Sceneggiatura
Richard Curtis
Fotografia
Adriano Goldman
Scenografie
Tulé Peak
Montaggio
Elliot Graham
Musiche
Antonio Pinto
Costumi
Bia Salgado

Trama

Quando due ragazzi che smistano rifiuti nelle favelas di Rio trovano un portafoglio in mezzo ai detriti giornalieri della loro discarica locale, fanno presto ad immaginare che le loro vite cambieranno per sempre. Ma quando la polizia locale si fa avanti, offrendo loro una grande ricompensa in cambio del portafoglio, i ragazzi, Rafael (Rickson Tevez) e Gardo (Luis Eduardo), si rendono conto dell’importanza del loro ritrovamento. Con l’aiuto del loro amico Rato (Gabriel Weinstein), il trio inizia una straordinaria avventura cercando di tenersi stretto il portafoglio, eludere la polizia, e scoprire i segreti che nasconde.
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