Tre uomini e una pecora

Tre uomini e una pecora


Stephan Elliott

Commedia | Australia, Gran Bretagna
(2011)

Tra i sottogeneri della vecchia commedia americana, quello matrimoniale può contare sulla presenza di classici come “L’orribile verità” di Leo McCarey e “La costola di Adamo” di George Cukor. Film sul matrimonio senza feste, non obbligatoriamente demistificanti verso il rapporto coniugale ma, comunque, capaci di andare a fondo sull’argomento con ineguagliata arguzia, con leggera profondità.

Incapace forse di riflettere su tematiche che i film di cui sopra hanno tanto ben affrontato, la commedia matrimoniale dei nostri tempi si accontenta di mettere in scena dei riti (la visita a casa dei suoceri, l’addio al celibato, il ricevimento nunziale, il viaggio di nozze) con innocua e gradevole eleganza o con presunta cattiveria (ovviamente distante anni luce da quella reale di un film come “Un matrimonio” di Robert Altman). Se al primo gruppo è annoverabile il precedente film di Stephan Elliott, il riuscito “Un matrimonio all’inglese”, alla seconda categoria appartiene “Tre uomini e una pecora” che sfrutta l’abusato canovaccio degli infiltrati scomodi a un ricevimento pacato, con ovvie e caotiche conseguenze.

Siamo dunque finiti da un omaggio alla sophisticated comedy a uno alla new comedy palesemente ispirata a “Una notte da leoni”. Da classici appurati a un culto prematuro. Ma se al di là dei risultati l’omaggio al passato va salutato quasi sempre con rispetto, quello al presente è più azzardato. Perché rischia di uscirne un rifacimento affrettato (dunque senza un perché) di un prodotto simpatico, ma già di per sè destinato a spegnersi nell’epoca in cui è nato.

E se lo sceneggiatore Dean Craig (lo stesso di “Funeral Party”, e si vede) giura che il suo script era nel cassetto da anni, le similitudini con la pellicola di Todd Phillips sono quantomeno curiose.

L’inizio del film, che stabilisce le distanze fisiche tra i due giovani innamorati, è un evidente omaggio a “Grease” e a Olivia Newton-John, che qui interpreta la madre della sposa. Gli amici inglesi, però impiegano meno di dieci minuti per raggiungere l’Auastralia: i preparativi nunziali hanno inizio. Prevedibili conflitti con il suocero in parallelo con il rapporto molto più amichevole e sorprendente con la suocera. E una pecora come baricentro cui far passare elementi volgari (accoppiamenti, battute su organi genitali, maschere sadomaso) o surreali (gli effetti della marijuana).

Il leitmotiv comico risiede in una porta che si apre,  svelando di volta in volta una serie di scene equivoche – quasi sempre a sfondo sessuale – che fanno scricchiolare le certezze dei malcapitati di turno. Una girandola mediamente divertente anche se alla lunga ripetitiva. Soprattutto perché la cattiveria si sfalda verso un finale dolciastro e riconciliatorio anche se, forse, inevitabile. L’unica unghiata resta il ribaltamento dei luoghi comuni tra inglesi colti e educati e australiani rozzi e naif: il discorso di uno dei terribili amici riguardante il rapporto Inghilterra – Australia è allo stesso tempo scombiccherato e limpido.

Lo si può prendere come un film simpatico e forse a tratti lo è, ma da un regista che un tempo sembrava dovesse dire qualcosa con sguardo originale, ci si aspettava decisamente di più che una variante di situazioni già viste e riviste.

11/02/2012

Cast e credits

Titolo Originale
A Few Best Men
Distribuzione
Lucky Red
Durata
97'
Produzione
Arclight Films
Sceneggiatura
Dean Craig
Fotografia
Stephen F. Windon
Scenografie
George Liddle
Montaggio
Sue Blainey
Musiche
Guy Gross
Costumi
Lizzy Gardiner

Trama

Quando il giovane inglese David annuncia che sta per sposarsi con un'australiana, i suoi sciagurati compagni lo seguono in Australia. Il giorno delle nozze sarà talmente caotico da mettere in discussione il matrimonio.
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