Oh boy, un caffè a Berlino

Oh boy, un caffè a Berlino


Jan Ole Gerster

Commedia | Germania
(2012)

Questa opera prima di Jan-Ole Gerster è stata il caso dell’anno in Germania; una commedia nera d’ambientazione berlinese che ha vinto 6 Premi Lola (i loro Oscar o, se preferite, i loro David di Donatello) e vari altri riconoscimenti (ma per la corsa all’Oscar di Miglior Film Straniero gli è stato preferito “Zwei Leben” di Georg Mass e Judy Kaufmann, film in effetti più in linea coi gusti dei giurati più tradizionalisti), oltre ad avere avuto una notevole tenitura in sala. Adesso esce nei cinema italiani (pochi in effetti) grazie all’Academy Two di Vania Traxler.

Pensando a Woody Allen, Jim Jarmusch, Noah Baumbach e ad alcuni classici della Nouvelle Vague (e, volendo, anche del Free Cinema inglese), il film ci racconta con simpatia e arguzia i vagabondaggi (ottimamente fotografati in bianco e nero da Philipp Kirasmer) nella capitale tedesca di Niko Fisher (Tom Schilling, quasi una versione contemporanea e germanica di Jean-Pierre Leaud/Antoine Doinel), giovane figlio di papà che non sa ancora bene cosa fare nella vita. La sua vita sentimentale è in crisi (pur non facendogli difetto un certo fascino col gentil sesso), ha abbandonato gli studi e gli stimoli scarseggiano…oltretutto il paparino si è pure accorto che il giovanotto (che viveva rigorosamente sulle spalle del genitore) ha lasciato la scuola che lui stava pagando e decide pertanto di chiudere immediatamente il rubinetto…quindi non proprio un grande momento per il nostro. Nel suo girovagare joyciano si intrattiene prima con un vicino di casa sull’orlo del burnout, poi ritrova una vecchia compagna di classe che ora fa l’attrice e non ha ancora superato alcuni traumi adolescenziali (la bionda Friederike Kempter in una performance spiritosissima), accompagna l’amico aspirante attore Matze (Marc Hosemann) sul set di un film dedicato alla Shoah che parte da uno spunto a dir poco insolito e incontra anche il genitore in una conversazione all’insegna dell’incomunicabilità, giusto un filo stemperata dalle chiave comica e comunque indicativa soprattutto dell’incapacità del giovane protagonista di relazionarsi con una società della quale non capisce le regole (a partire dai prezzi del caffè). Un lassismo che può naturalmente essere indicativo di una generazione ma è probabilmente anche una forma pacifica di rivolta verso qualcosa che non si riesce a capire e cui non si vuole prendere parte, a rischio di non essere capiti (le maldestre azioni di Niko sono spesso fraintese dal personaggi nei quali si imbatte) o, che è peggio, di rimanere soli. L’incontro più importante di questo girotondo è probabilmente l’ultimo, quello con un avventore sessantenne di un bar (interpretato da Michael Gwisdek) che si accascia a terra dopo un monologo sulla solitudine, la sua vita all’estero e le varie disillusioni. Niko finisce con l’accompagnare l’uomo all’ospedale in un gesto d’empatia generoso ma inconcludente che descrive bene questo giovane sensibile, poco arrabbiato, alquanto confuso.

Un eroe-antieroe che è il fulcro e la ragione del successo di un film intelligente, gradevole, sicuramente non trascendentale ma capace di dire cose interessanti con una dolcezza e uno stile che non lasciano indifferenti. Speriamo che Gerster possa nei suoi prossimi lavori confermare queste ottime premesse.

26/10/2013

Cast e credits

Titolo Originale
Oh Boy
Distribuzione
Academy Two
Durata
83'
Produzione
Alexander Wadouh, Marcos Kantis
Sceneggiatura
Jan-Ole Gerster
Fotografia
Philipp Kirsamer
Scenografie
Juliane Friedrich
Montaggio
Anja Siemens
Musiche
Cherilyn MacNeil, The Major Minors
Costumi
Benedikt Lange, Juliane Maier, Ildiko Okolicsanyi

Trama

Tragicomico e autoironico ritratto di un giovane che vagabonda per le strade di Berlino, alla ricerca di se stesso
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