CAST & CREDITS

cast:
Greta Scarano, Pierfrancesco Favino

regia:
Michele Alhaique

distribuzione:
Bim

durata:
0'

produzione:
Rai Cinema

sceneggiatura:
Michele Alhaique

fotografia:
Ivan Casalgrandi

montaggio:
Tommaso Gallone

musiche:
Luca Novelli

Senza nessuna pietà | Recensione | Ondacinema

Senza nessuna pietà

di Michele Alhaique

crimine, Italia (2014)

di Alberto Mazzoni

Voto: 4.0

Mimmo, picchiatore dal cuore d'oro, si riscatta per amore di una escort. Una delle trame-base del noir, già omaggiata in "Sin City", torna nella realizzazione peggiore a nostra memoria.
"Minchia, allora siete proprio idioti" dice a un certo punto uno dei personaggi. In effetti i personaggi di "Senza nessuna pietà" si comportano indistintamente tutti come idioti, cacciandosi in guai che un qualsiasi Ragionier Fantozzi d'Italia avrebbe saputo evitare, e risulta un mistero come abbiano potuto sopravvivere nell'ambiente criminale fino al momento di partenza del film. Il successo degli Sherlock Holmes di Ritchie e della saga di "Death Note" hanno dimostrato quanto sia bello per tutti vedere genii criminali/investigativi in azione in un contesto pop, ma non si richiedeva tanto. Sarebbe bastato, una volta definito il personaggio potenzialmente interessante di Mimmo il buon carpentiere /cattivo esattore di debiti semi-ritardato, non far comportare gli altri personaggi in modo ancora più insensato e infantile di lui.

La trama insensata però è un difetto minore rispetto alla fotografia inaccettabile. Di norma si usano i primi piani o anche piani più larghi. Di norma i volti di chi parla/ i corpi di chi agisce sono a fuoco, e non sono illuminati di spalle perchè diventano sagome nere. "Senza nessuna pietà" ignora queste norme con evidente disprezzo. Ma quello che al regista pare essere sfuggito è che lo scopo di queste norme è quello di rendere chiaro cosa accade. Alhaique passa da una inquadratura strettissima sui pori d Favino a una inquadratura in cui, sullo sfondo, compare qualcuno fuori fuoco che forse sta facendo qualcosa d'importante (ma chi può dirlo), a una scena buissima con due o tre sprazzi di luce forte che ne illuminano spazi non occupati. Aggiungiamoci che a tratti non si capisce bene cosa dicono i personaggi e ci si rende conto del disagio. La scena in teoria cruciale della lotta sulle scale è illuminata così male che non si distingue minimamente chi fa cosa a chi. Rimbaud prima di distruggere le regole della poesia moderna, era uno studente modello e pubblicava poesie in latino. Se si violano le regole senza avere il genio e soprattutto la tecnica necessaria, si va incontro al disastro.

Non bastano un singolo personaggio interessante ("il Roscio") e un bel lavoro sul suono e sulla musica per salvare una pellicola inspiegabile. Se lo scopo era era orchestrare il trionfo di Favino facendogli interpretare il killer all'italiana ritardato ma non troppo (come insegna "Tropic Thunder"), non è stato raggiunto. Se vi interessa lo spunto guardatevi prima, dopo o ancora meglio al posto di "Senza Nessuna Pietà", il film coreano "Bittersweet Life", la cui trama è molto simile,  e la differenza a favore dell'oriente vi risulterà lampante.