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The Reunion

di Anna Odell

drammatico, sperimentale, Svezia (2013)

CAST & CREDITS

cast:
Anna Odell, Anders Berg, David Nordstrom, Lena Mossegaard, Henrik Norlén, Rikard Svennson, Niklas Engdahl, Sandra Andreis

regia:
Anna Odell

distribuzione:
Tycoon Distribution

durata:
90'

produzione:
French Quarter Film

sceneggiatura:
Anna Odell

fotografia:
Ragna Jorming

scenografie:
Madeline Norling, Eva Torsvall

montaggio:
Kristin Grundstrom

costumi:
Madeline Norling, Eva Torsvall

musiche:
Stefan Levin

The Reunion | Recensione | Ondacinema

The Reunion

di Anna Odell

drammatico, sperimentale, Svezia (2013)

di Matteo Zucchi

Voto: 7.0

"Give your avatar a kiss/
An abyss spits out another abyss
"
(Liturgy, "Glory Bronze")

Il primo lungometraggio di Anna Odell, arrivato non si sa come in Italia a più di cinque anni dall'anteprima veneziana, gira continuamente attorno a un'assenza, o meglio al concetto dell'assenza e alle molteplici manifestazioni che può avere. In primis la privazione, che pare essere ciò che ha più segnato la giovinezza della omonima protagonista e che la spinge nel primo blocco della pellicola ad accusare i suoi ex-compagni di classe di crudeltà e/o viltà, laddove questi continuano a ricordare che ciò che fecero "erano solo ragazzate" (e così proseguiranno per tutto il film). Ma l'assenza più grande è resa intuibile fin dai primi minuti della furia/follia di Anna e più ampiamente sviscerata nella seconda sezione: l'assenza di senso. Perché dopo essere stato un gioco al massacro che ricorda le esperienze Dogma di certi suoi conterranei (ma soprattutto "Festen" del danese Vinterberg, dato anche il pretesto narrativo) "The Reunion" smette i panni dell'iper-dramma ludico e si fa investigazione.

Anche qui la ricerca prende forme diverse perché i suoi oggetti sono molteplici e neanche così ben definiti, cercando di trovare un senso alle violenze e alle umiliazioni subite in passato con l'interrogazione dei testimoni e carnefici, laddove la letterale messa in scena di quei sentimenti negativi, ora però concretizzati dall'attrice-regista (tale è pure nella narrazione), non ha risposto a nulla, solo prodotto altro disagio e incomunicabilità. Da questo punto di vista la forma peculiare e ibrida di "The Reunion" può forse configurarsi come una divertita demistificazione delle capacità di indagine e ricostruzione del reale del cinema, considerata la sovraesposta artificialità della parte puramente "finzionale" e la manifesta irresolutezza della docufiction successiva. Anna Odell non riesce infatti a incontrare quasi nessuno dei "veri" bulli della sua infanzia (adorabile il fatto che i pochissimi attori i cui nomi non corrispondono a quelli dei propri personaggi interpretino proprio "persone vere") e coloro che fronteggerà, dopo aver somministrato il film, daranno risposte inconcludenti e contraddittorie, facendo sprofondare la quête in un continuo rispecchiamento di menzogne.

La memoria è, in fin dei conti, il nucleo tematico di questo interessante esordio, o meglio, come si accennava all'inizio, lo è la sua assenza: in "Återträffen" quasi nessuno ricorda nel dettaglio, la preadolescenza pare una mitica età dell'oro dai tratti sfumati e la ricostruzione dei ricordi tramite la menzogna la prima regola per riuscire a vivere con sé stessi. Mentre pure gli amici di Anna sembrano essere vittime di questa amnesia (chi si dimentica il cappotto, chi un appuntamento fissato), lei sola rammenta tutto ciò che è accaduto e proprio per questo è l'unica a interessarsi al passato e alla sua ricostruzione, forse per avere delle prove che dimostrino la sua realtà dei fatti e ne giustificano gli atti, forse per avere un confronto e mettere fine alla solitudine sempre percepita. E in effetti l'attrice-regista viene spesso mostrata come una monade, isolata al centro o più frequentemente ai bordi dell'inquadratura dal focus o dalla direzione degli altri personaggi in scena. Per quanto sia facile fare dell'umorismo sul narcisismo da artistoide alla base di questa enfasi, al sottoscritto sembra lecito individuarvi l'innestamento in sé della matrice della narrazione, il punto d'accentramento di un film che pare fin troppo poco a fuoco.

Anna Odell viene dalle arti visive e dalle performance e quindi la centralità attribuita al corpo, al suo corpo, non è velleitaria ma anzi una necessità per una pellicola che fino alla conclusione vaga alla ricerca di un significato e di uno sguardo d'insieme, senza apparentemente mai trovarlo, come comunicano le riprese panoramiche finali, volte a cercare corrispondenze e geometrie nel paesaggio urbano e finenti per confondere ancora di più lo spettatore. "The Reunion" è d'altronde un film fieramente respingente, dal crudo scontro verbale fra Anna e i suoi ex-compagni di classe, caratterizzato da un montaggio via via sempre più tensivo e disarticolato e da una macchina a mano ondeggiante ai limiti del mal di mare, fino all'inconcludente confronto tra la protagonista e il più temuto dei bulli, negante una giustificazione a un rifiuto (collettivo) durato fino alla piena maturità e dimostrante la sterilità della foga dimostrata dall'attrice in quella prima parte, oltre che del suo lavoro di ricerca.

Non risulta certo difficile rifiutare un'opera costruita su tanto fragili basi e con uno stile tanto elementare quanto sgrammaticato, il quale si rivela invece la sua, ennesima, chiave di volta interpretativa. Il bullismo, la violenza insita nei rapporti sociali, ma anche l'importanza della memoria e le possibilità della narrazione, sono forse in definitiva solo altre tematiche usate pretestuosamente per prolungare il gioco al rilancio del film e che permettono di considerarne l'elemento metalinguistico il vero cardine, una ricerca del ricordo e della verità che si fa investigazione delle possibilità comunicative di un medium ancora nuovo per la regista. Il corpo dell'autrice e l'occhio della macchina da presa: questi i pilastri di "Återträffen", i due nuclei attorno a cui tutto il profluvio di tematiche, discorsi, stilemi e provocazioni rotea, portando forse a nulla, se non a una montage sequence dal gusto indie che pare l'ennesimo sberleffo ai danni di chiunque creda di vedere un po' di verità in questo labirinto di specchi.