L’albero

L’albero


Sara Petraglia

Drammatico | Italia
(2024)

Non studio, non lavoro

non guardo la tv

non vado al cinema, non faccio sport

“Io sto bene” – CCCP

Come diceva Sant’Agostino, se vedo un film sincero lo riconosco subito, ma definire cos’è un film sincero non è facile. Un film in cui i personaggi ti sembrano vivi, forse, anche se appartenenti ad altri tempi e luoghi, e non archi narrativi portatori di un messaggio. Certo, per ottenere questo risultato ci vogliono una buona scrittura e un’ottima recitazione. Troviamo entrambe le cose ne “L’albero”, il film di esordio di Sara Petraglia.

Amore tossico. La cocaina è il centro delle giornate delle due protagoniste Bianca (Tecla Insolia) e Angelica (Carlotta Gamba) studentesse universitarie di niente nella Roma recente. Ora, Carlotta Gamba è brava, ha un volto delicato e affronta bene anche le scene un po’ esasperate che sono inevitabili in un film sulle sostanze. Ma Tecla Insolia è semplicemente di una bravura impressionante[1]. La regista e l’attrice hanno raccontato che in fase di pianificazione delle riprese si era parlato di escludere i primi piani del tutto, per non rendere claustrofobico un film che per motivi di storia e budget è girato soprattutto in interni semplici. Ma “I primi piani delle attrici non erano claustrofobici, erano luminosi” e in effetti il film saggiamente si concentra sui volti e sulle espressioni delle attrici, soprattutto di Tecla, che riesce a stabilire una connessione intensa con lo spettatore attraverso tutto lo spettro delle emozioni del suo personaggio. E’ soprattutto grazie a lei se alla fine del film in parte ti sembra di aver conosciuto (una) Bianca nella tua vita e, in parte, pensi che non è vero ma ti sarebbe piaciuto conoscerla.

In un film come questo capita infatti di chiedersi “ci vedo i miei vent’anni?”. Io sono della generazione di “Ovosodo” quindi – perdonatemi la nota autobiografica – non mi sono riconosciuto granchè nelle vicende e nelle attitudini del gruppo dei protagonisti (tranne lo scrivere continuamente su quadernini). Non ultimo, un ventenne che non si relaziona in un conflitto politico con il mondo circostante per me è come un pesce che non nuota (senza arrivare a “L’odio” o a “120 battiti al minuto“, pensate alla naturalezza con cui si inseriscono nella vita dei protagonisti le scene della manifestazione in “Vita di Adele” o le considerazioni sul thatcherismo di “Trainspotting“). Ma la connessione avviene a un livello più profondo, riguarda l’instabilità, che è sia la vertigine delle possibilità che la paura del futuro, e che rende i vent’anni luminosi se vissuti con la giusta sregolatezza. Il picco di intensità del film è, non a caso, la gita a Napoli delle protagoniste in cui, slegate anche dai pochi vincoli presenti a Roma, si abbandonano a una libertà totale che comprende la poesia e la stupidità, il piacere e il dolore, la notte e il giorno. Difficile non vedere in questa epica confusione una verità su quella fase della vita, indipendentemente da quando, dove e come si è vissuta. 

La materia dichiaratamente autobiografica del film è gestita bene dalla regista e sceneggiatrice, che oltre ad avere una scrittura felice riesce visivamente a trovare il giusto equilibrio tra la presa diretta e il controllo della narrazione attraverso elementi simbolici (l’albero del titolo, la bicicletta), tra i momenti di stasi  – bello il circolino Arci trasformato quasi in un club lynchiano –  e le progressioni narrative legate a gioie, tragedie e decisioni. In breve: il film è durato quanto un glitch nelle sale italiane, ma cercate di recuperarlo e poi attenderete con curiosità le prossime prove della regista e delle protagoniste.    

  

[1] Non ho visto “L’arte della gioia” per il quale ha vinto il premio per miglior attrice protagonista. La cosa non mi sorprende – cercherò di vederlo presto.

01/08/2025

Cast e credits

Distribuzione
Fandango
Durata
92'
Produzione
BiBi Film
Sceneggiatura
Sara Petraglia
Fotografia
Sabrina Varani
Montaggio
Desideria Rayner
Musiche
Francesco Rita

Trama

Bianca e Angelica vivono assieme a Roma e hanno un problema con la cocaina
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