Ondacinema

recensione di Luca Sottimano
7.0/10

E così i fratelli Safdie si sono separati, per divergenze professionali e chissà se anche private. E così, per coincidenza o meno, hanno realizzato in solitaria due lungometraggi usciti nella stessa stagione cinematografica. Benny ha raccontato la storia vera del wrestler Mark Kerr in "The Smashing Machine" (in concorso all'82esima Mostra internazione d'arte cinematografica di Venezia), Josh quella, vagamente ispirata a uno sportivo realmente esistito, dell'asso del ping-pong Marty Mauser in "Marty Supreme" (e in uscita nelle sale italiane a gennaio dopo essere stato proiettato come secret screening event al Torino Film Festival 2025). Due opere molto diverse per toni e stile, accomunate allo stesso tempo da diversi elementi. Entrambe esprimono il desiderio dei loro autori, che arrivano dal cinema indipendente, di compiere il passo decisivo verso il mainstream, attraverso una storia lineare e l'esposizione tanto ludica quanto esplicita di metafore e temi. Entrambe mettono al centro un protagonista che non accetta la sconfitta, impegnato in una disciplina individuale e intrinsecamente spettacolare.

Tra i due lungometraggi, "Marty Supreme" è quello che si avvicina di più ai precedenti lavori in coppia dei Safdie a livello stilistico e narrativo, seppur asciugandone gli elementi più estremi (potendo contare sul consueto co-sceneggiatore e co-montatore Ronald Bronstein). Un percorso in sintonia con quello dei loro personaggi all'interno di un leitmotiv ricorrente: l'odissea legata ai soldi tra le strade di New York. La giovane protagonista dell'esordio "The Pleasure of Being Robbed" vive ai margini della società e si arrabatta con piccoli furti (nonché, gustoso foreshadowing, gioca a ping-pong e in casa ha l'etichetta del marchio d'abbigliamento Supreme). Marty Mauser mette in ballo somme molto più grosse, è benestante e perfettamente allineato all'american way of life.

Anche a livello stilistico, Josh abbandona le vertigini di "Diamanti grezzi" per limitare l'uso della shaky camera alle travolgenti sequenziedi corsa di Martin, che richiamano quelle di "The Pleasure of Being Robbed" e ancor di più quelle di "Licorice Pizza", con cui condivide l'idea di travolgente love story giovanile (o quasi) all'interno di una precisa e ben connotata epoca della storia statunitense. La fotografia di Darius Khondji, qui più realistica che iperrealistica, si accende solo a tratti, in poche scene in cui dipinge esterni e interni di tonalità ocra, come in "Diamanti Grezzi" (e ancor prima in "Seven").

Negli Stati Uniti degli anni '50, il 23enne Marty Mauser, asso del ping pong, lavora come calzolaio nel negozio di famiglia. Partecipa a Londra al British Open, dove viene sconfitto in finale da un atleta giapponese che lo sorprende con una nuova tecnica di gioco. Un anno dopo, ha la possibilità di rifarsi ma deve recuperare una grossa cifra per pagare una multa, assegnatagli a causa del suo arrogante comportamento con gli ufficiali del torneo. I titoli di testa del film scorrono sulle note di "Forever Young" degli Alphaville, mostrando la corsa degli spermatozoi fino all'ovulo, che prende la forma di una pallina da tennis tavolo, su cui appare il titolo e la didascalia "made in Usa". Una sequenza che richiama esplicitamente quella di "Diamanti grezzi" e allo stesso tempo esplicita i due temi narrativi principali della storia.

"Marty Supreme" è prima di tutto un coming of age tardivo. Il protagonista dice di avere 23 anni ma ne dimostra qualcuno in più: un ironico rimando al suo interprete, Timothée Chalamet, che quest'anno raggiunge i trenta ma sullo schermo sembra ancora ancorato ai ruoli di eterno ragazzino, con i quali era diventato una star quasi dieci anni fa. Marty vive con la sua famiglia e non vuole rinunciare ai propri sogni, quello di diventare campione di ping-pong ma anche di mettere in commercio le palline arancioni col brand "Marty Supreme - Dream Big". Rivendicando di essere l'artefice del proprio successo, scappa dalle proprie responsabilità di adulto per buttarsi in mille avventure, che mettono al centro il motore di tutto: il denaro, che prevalica anche l'amore. Un self made player che vive in un mito che si è creato sulla propria pelle ed è perfettamente a suo agio nella società capitalistica, di cui il film mette in rilievo due tratti cruciali.

Durante il British Open Marty si imbatte in Carol, un'attrice ormai matura che da vent'anni non recita e decide poi di dedicarsi al teatro (Gwyneth Paltrow, in un altro sottile rimando metafilmico l'interprete era assente dalle scene da sei anni, quando aveva preso parte a un piccolo cameo in "Avengers: Endgame", e da più di dieci non ha ruolo da protagonista). La donna è sposata con un magnate, Milton Rockwell (Kevin O'Leary) che ha fatto fortuna vendendo penne. Stupito dall'arroganza di Marty, dopo l'evento gli propone di partecipare ad alcuni incontri di ping-pong organizzati a tavolino con l'avversario che lo ha battuto, in cui lo sport diventa uno show (in un diretto rimando con gli squallidi spettacoli teatrali in cui Carol è impegnata), un business. Allo stesso tempo, Marty è costretto a rubare per poter partecipare ai British Open, poi continua con altre truffe per trovare il malloppo necessario per pagare la multa mentre accusa gli altri di truffare lui. Si trasforma dunque in uno showman sul campo da gioco e fuori in un con artist, gli artisti della truffa a cui nel nuovo millennio è dedicato un preciso sottogenere (vedi ad esempio "Prova a prendermi" o "American Hustle").

Emergono inoltre altri tratti cruciali del protagonista. Al torneo di tennistavolo, partecipano atleti giapponesi a cui è stata concessa una deroga al blocco dei viaggi internazionali. L'avversione del protagonista per il suo avversario diventa simbolo di quella di una nazione intera, a pochi anni dalla fine del secondo conflitto mondiale. Cosi come è vivido il ricordo per un amico di Marty, ebreo come lo è quest'ultimo (e gli stessi Safdie e molti loro personaggi), dei campi di concentramento. Esperienza sul quale il protagonista scherza con la sua parlantina, perché il suo interesse è solo sé stesso e l'unica tragedia è perdere una partita. Tratti in comune col protagonista di "Diamanti grezzi", tutto preso dal commercio e dalle scommesse e indifferente di fronte al disfacimento della propria famiglia.

In questa cornice, l'opera attraversa e rielabora diversi generi cinematografici. Il film sportivo, in versione anti-epica; un anti-eroe, arrogante, presuntuoso e senza valori, viene reso l'eroe della storia, personaggio simpatico e con cui empatizzare (salvo poi correggere la rotta nel finale). La love story: quella tra Marty e Carol, che si svolge nelle coordinate di un teen movie, tra richiami alla finestra e piccoli scherzi, arma infantile di seduzione, similmente a quella tra Marty e Rachel, giovane impiegata che il protagonista trascina con sé nelle proprie avventure. Durante la loro odissea, i due si imbattono in spietati redneck che gli puntano addosso il fucile, simbolo di un'America profonda, spesso al centro di horror, arrivata fino alle porte della metropoli. E soprattutto in piccoli criminali, tra cui il principale è interpretato da Abel Ferrara, a rendere ancora più esplicito (non l'avevate ancora sentita questa parola!) il richiamo alle sue opere da regista, qui rivisitate in commedia. Una commedia dalle dinamiche e equivoci più semplici e immediati rispetto ai toni surreali dei precedenti film dei Safdie, che finisce per tessere un dialogo involontario con il coevo "Caught Stealing".

Pieno di elementi e spunti, nessuno così originale, molto diretto nel suo discorso, eppure sempre divertente e travolgente, "Marty Supreme" non è sicuramente all'altezza dei lungometraggi dei Safdie in coppia, che con "Diamanti grezzi" parevano aver raggiunto l'apice. Allo stesso tempo, sulla falsariga di "The Smashing Machine", costituisce un buon inizio per una seconda fase individuale, sempre che un domani non decidano di riunire le forze.


29/11/2025

Cast e credits

cast:
Abel Ferrara, Kevin O’Leary, Odessa A’zion, Gwyneth Paltrow, Timothée Chalamet


regia:
Josh Safdie


titolo originale:
Marty Supreme


distribuzione:
I Wonder Pictures


durata:
149'


produzione:
Central Pictures


sceneggiatura:
Ronald Bronstein, Josh Safdie


fotografia:
Darius Khondji


scenografie:
Jack Fisk


montaggio:
Ronald Bronstein Josh Safdie


costumi:
Miyako Bellizzi


musiche:
Daniel Lopatin


Trama
Marty Mauser (Timothée Chalamet) è un venditore di scarpe con un’irrefrenabile ossessione per il ping pong che si muove nella New York degli anni ’50 fra truffe, scommesse, passioni proibite e sogni di gloria. Un’esistenza rocambolesca per un personaggio larger than life, eccentrico e ambiziosissimo, smodato e leggendario.
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