The Gentlemen

The Gentlemen


Guy Ritchie

Commedia, Thriller | Regno Unito, Usa
(2019)

the gentlemen la recensione

Il folclore di Guy Ritchie servito al bancone del pub, disco messo su e flash forward d’ordinanza. Racconto di una lore of the Land, appunto, che trasporta immediatamente nei territori amati dal britannico: commedia criminale imbottita di stereotipi, indossa la t-shirt con scritto “scorsesiano” e scarica una gragnola di dialoghi convoluti, immersi nella britishness.

Un magnate americano, operante nell’illegale GDO della marijuana in terra inglese, vuole ritirarsi e vendere il proprio impero al miglior offerente. Un americano ebreo miliardario sembrerebbe interessato all’acquisto ma, mentre la trattativa è in corso , la mafia cinese, una gang di lottatori MMA rapper e un tabloid nazionale si intromettono nell’affare.

“And the plot thickens” racconta uno dei gentiluomini, voce narrante e ideatore di uno script da cui trarne forse un film, poiché appunto Ritchie si diverte a complicare una trama semplice, ingarbugliata tra montaggio spasmodico e personaggi bercianti. Chi conosce il cinema del regista, può aspettarsi la classica variazione sul tema dai tempi di “Lock & Stock”: piccola, media e grande criminalità che si rincorre tra siparietti comici, agnizioni parossistiche e parodiche steretipizzazioni.

“The Gentlemen” potrebbe apparire sempre lo stesso cinema, uguale a sé stesso che torna quasi nostalgico a riproporre un regista senza freni, in accumulo tra sequenze videoclip, montaggio alternato, freeze frame e plurime voci narranti. Eppure, messa in pausa la produzione blockbuster branded delle major (“Sherlock Holmes“; “Aladdin“), il regista di Hatfield incasella quegli stessi eccessi in una disposizione strutturata, ne attenua la frequenza senza svilirne la portata pop. Gli stratagemmi rocamboleschi in regia divengono giustificati diegeticamente: il videoclip rap montato e prodotto dalla gang del Coach; il voice-over parte integrante della sceneggiatura menzionata. Senza per questo lesinare sull’utilizzo di semantica preconfezionata e spaccona come ad esempio gli inserti out-of-script (la sceneggiatura del piano narrativo filmico) che sono didascalie per presentare nuovi personaggi ma subito smentite, e che difatti rincorrono la gag finalizzata a sovvertire la macchietta del gangster, riconfermandola.

Maggiore fluidità, dunque, tra ipertrofismo narrativo ed eccesso ludico dell’immagine.

“The Gentlemen” parrebbe il film di un Ritchie con gli occhiali da professore, con quella scena di un proiettore che sancisce l’inizio di una storia su pellicola a 35mm – amara ironia della sorte, il film finisce direttamente in streaming – e urla linguaggio meta.

Sensazione spazzata via da mitra che escono da tasche dei pantaloni, episodi di zoofilia e tanta scorrettezza becera. Ritchie in effetti calca sé stesso, commedia nera e noir, e palesa la sua aggiornata politically uncorrectness, a volte al limite dell’offesa[1], aggirata con l’astuta quanto superficiale mossa del messaggio in chiusura affidato ai The Jam: that’s entertainment.

Non stupisce di trovarsi ancora in un film a prevalenza maschile, sottintendendo che la malavita è un affare per uomini (l’officina di donne sortisce, volutamente, l’effetto contrario), di vedere gli stessi eventi (i maiali come in “Snatch“, le corse di “Rocknrolla“), di ascoltare frasi spaccone sputate dalla bocca di qualunque comprimario o protagonista. In sintesi, Ritchie si conferma nuovamente il “Deadpool” del gangster movie declinato in una postmodernità spicciola e tardiva.

“The Gentlemen” ridicolizza i suoi feticci fin dal titolo in una programmatica scalata di soggetto, dalla malavita locale di “Lock & Stock” ai salotti dei grandi imprenditori del malaffare, ribadendo limiti e pregi di un cinema sciolto da gradi di lettura, glamour e arrogante. La coda altro non è che una riflessione sul ritchieverse alla disperata ricerca di un sequel (negli studi della Miramax che chiedono un finale e aborrono il taglio netto!), puntualmente negato e declinato qui come un meme.

[1] Il film condivide parzialmente con “Monster Hunter” (2020) una linea di dialogo che evoca questo modo di dire considerato razzista e che al film qui citato è costato il ritiro dalle sale cinesi

09/12/2020

Cast e credits

Titolo Originale
The Gentlemen
Distribuzione
Leone Film Group, Prime Video
Durata
113'
Produzione
Miramax
Sceneggiatura
Guy Ritchie
Fotografia
Alan Stewart
Scenografie
Gemma Jackson
Montaggio
James Herbert
Musiche
Christopher Benstead
Costumi
Michael Wilkinson

Trama

Un magnate americano, operante nell'illegale GDO della marijuana in terra inglese, vuole ritirarsi e vendere il proprio impero al miglior offerente. Un americano ebreo miliardario sembrerebbe interessato all'acquisto ma, mentre la trattativa è in corso, la mafia cinese, una gang di lottatori MMA rapper e un tabloid nazionale si intromettono nell'affare.
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