Alps

Alps


Yorgos Lanthimos

Surrealista | Grecia
(2011)

Il gruppo “Alps” offre come servizio la sostituzione, per qualche ora alla settimana, del caro defunto, per aiutare con l’elaborazione del lutto. La somiglianza fisica non è richiesta, ma gli oggetti dell’estinto (cappello, occhiali, un polsino da tennis) sono essenziali. Le prime quattro sedute sono gratuite.

La sceneggiatura di “Alps” ha vinto l’Osella a Venezia e con una simile premessa portata in fondo senza sbavature non è difficile capire perché. In particolar modo l’ossessione di tutto il gruppo diventa la sostituzione di una ragazza adolescente che ha appena subito un incidente automobilistico grave… ma non è ancora morta. Ancora non toccata dalla vita adulta, campionessa di tennis, brava negli studi, casa bella e famiglia amorosa, rappresenta una realtà nella quale i protagonisti ambirebbero a calarsi. Ma anche in casi meno immediatamente piacevoli, come ricreare la sposa canadese di un marito sadico alla “Martha” di Fassbender, o ricreare il marito fedifrago di una anziana cieca, tutti loro trovano sollievo dalla propria vita. Che sia anche una riflessione sull’evasione che ci consente il cinema, anche quello drammatico, dagli slings and arrows of the outrageous fortune?

Laterale, ma troppo divertente per non essere citato, l’umorismo nero sulla pervasività della cultura pop americana nelle nostre menti. Quale era il suo attore americano preferito, questa la domanda chiave per accedere alla personalità di un morto. La quotidianità di Wynona Rider, i film sui reduci del Vietnam, Prince. Quanto tempo delle nostre vite è riempito di questo pattume? E se in “Dogtooth” le peggiori videocassette degli anni ’80 (“Rocky IV”, “Flashdance”) servono a far deflagrare la realtà familiare, e se in “The Lobster” l’ultimo desiderio di un condannato a morte è rivedere “Stand by me – ricordo di un’estate” possiamo dire che questa riflessione è parte integrante e non occasionale della poetica di Lanthimos.

Venendo ai confronti col corpus dell’opera del regista, però, non si può non notare che “Alps” è meno graffiante di “Dogtooth” e “The Lobster”, scava meno in profondità. Questo può essere una conseguenza dei temi più ostici in campo (morte, lutto, identità). O forse a Lanthimos riescono meglio gli universi completamente mentali, perché reclusi (“Dogtooth”) o  fantascientifici (“The Lobster”). Mescolate con la realtà del denaro, dell’ospedale, della palestra le sue regole stridono.  Ma il piacere intellettuale dello spiazzamento, dell’angolazione inedita, sono sempre lì.

La fotografia, anche in questo film di Lanthimos, è notevole. La nitidezza della luce, l’eleganza dell’inquadratura, che dato il tipo di film si traduce principalmente in quale volto vedere e in quale misura – c’è un abbraccio senza volti memorabile. La cura della (non) messa a fuoco che lascia emergere spesso i personaggi da un ambiente scomposto – “la vita in me come sordo sogno”. Ma si deve lodare la naturalezza con cui questo viene fatto, non ci si trova di fronte a una scelta inattaccabile e dura per lo spettatore (come la scelta della messa a fuoco ne “Il figlio di Saul“), tutto è flessibile e adattato alla scena, si potrebbe parlare di una fotografia invisibile. Si resta quindi sorpresi quando si scopre che a dirigere la fotografia non c’è il vecchio sodale Thimios Bakatakis, ma il relativamente sconosciuto Christos Voudoris. O c’è una leva di fotografi greci fuori dalla norma, o è Lanthimos che fa la differenza.

Infine le attrici. Ariane Labed è fulminante come sempre (temiamo il suo esordio hollywoodiano in “Assassin’s creed”) ma il peso della vicenda, come in “Dogtooth”, è tutto sul volto irregolare della debole/forte Angeliki Papuolia che da’ un’altra grande prova. In definitiva recuperate “Alps” se vi è piaciuto “The Lobster”, ma provatelo anche se “The Lobster” non l’avete mai sentito nominare!

29/12/2016

Cast e credits

Titolo Originale
Alpeis
Distribuzione
Phoenix International Film
Durata
93'
Produzione
Haos Film
Sceneggiatura
Yorgos Lanthimos, Efthymis Filippou
Fotografia
Christos Voudoris
Montaggio
Yorgos Mavropsaridis

Trama

Quattro bislacchi impersonano gente morta ad uso dei parenti.
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